I compagni e le lire del Marco
Rendiconto agli azionisti radicali 1992 - 1996


Copertina Il Polo sempre più paralizzato, contraddittorio, "inciucista" prepara la sconfitta elettorale. Rifiutato - e poi tradito - l'accordo con il Movimento dei Club per la riforma uninominale e presidenzialista. In centinaia di migliaia per le dimissioni del Presidente Scalfaro.


Iniziative e lotte tese ad evitare la ormai annunciata liquidazione delle speranze del marzo 1994. Non è la Seconda Repubblica che cresce e si consolida ma il secondo tempo della prima, che impone le sue leggi, i suoi rituali, i suoi uomini più screditati. Il Polo, disgregato, senza efficace leadership, diffidente nei confronti dei suoi elettori, della gente e delle spinte liberali e liberatrici che lo hanno sostenuto, prepara la propria sconfitta definitiva.

I Riformatori vedono sfumare, per altrui responsabilità, quel ricambio politico, quella alternativa che hanno inseguito per trenta anni, prima come radicali con la battaglia per il divorzio, con l'opposizione parlamentare intransigente del 1976, con le decine di referendum. con i reiterati, continui richiami (anche al Pds!) per l'unità delle forze di rinnovamento, e quindi con le Liste Pannella. - Occorre ormai prepararsi ad una nuova dura stagione di resistenza, ancora una volta fuori dal Palazzo.

Nessuno tra loro si illude che le elezioni dell'aprile 1996 possano invertire il corso degli eventi. Per questo, Pannella è intransigente: se accordo ha da farsi con Berlusconi, dovrà essere stretto a condizioni chiare, dettate dai Riformatori. Ma ancora una volta Berlusconi traccheggia, cedendo ai ricatti elettoralistici del CCD-CDU o anche ai calcoli aziendalistici che lo frenano e lo condizionano. Infine, quando i sondaggi lo daranno ormai perdente, cercherà di acchiappare un po' di voti dei Riformatori: poiché il disegno appare chiaro, Pannella insiste anche per stipulare - nero su bianco - un pubblico accordo che fissi i termini finanziari del "risarcimento" ai Riformatori anche (o soprattutto) in caso di sconfitta.

L'accordo è siglato, ma le due parti sono politicamente lontane, e tale lontananza si farà ancora più grande con le elezioni siciliane del giugno, quando Berlusconi condurrà una campagna suicida all'insegna di una prospettiva di accordi con l'Ulivo che scompagina i suoi elettori, del resto ormai irretiti dalle vecchie clientele democristiane risorte all'ombra del Polo.

Pannella, sfidando l'impopolarità, insiste nel tentativo di salvare quanto meno le ragioni della vittoria liberale del 1994, per poterle rivendicare nella linearità di una intera vita di lotte intransigenti, quelle che hanno dato al Paese le uniche grandi occasioni di confronto democratico e liberale, di successo contro una partitocrazia che tiene il Pase lontano dal rinnovamento e dall'Europa.

Dopo le deludenti elezioni si apre una nuova stagione. I Riformatori avviano una campagna di lotte e di finanziamento, per potersi mettere in condizione di difendere i 20 referendum dai tentativi di affossamento, ed anche di promuovere una nuova campagna, anche a livello internazionale, per la regolamentazione delle droghe leggere. "SERVONO SUBITO SETTE MILIARDI. ALTRIMENTI, SARA' NECESSARIO PREVEDERE LA CHIUSURA DEL MOVIMENTO NELLA SUA ATTUALLE FORMA ORGANIZZATIVA".


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