Posted by Grazia Galli Lensi/Massimo Lensi on (10 October 2000 17:6) su www.radicali.it/forum
Lettera aperta alla Direzione dei Radicali
Per Marco Pannella, Emma Bonino, Sergio Stanzani, Maurizio Turco,
Rita Bernardini, Sergio D'Elia, Benedetto della Vedova, Marco Cappato, Danilo Quinto,
Daniele Capezzone.
da Massimo Lensi
I Radicali e Lotta Continua ovvero piccoli equivoci senza
importanza
"I barocchi amavano gli equivoci. Calderon e altri con lui
elevarono l'equivoco a metafora del mondo. Suppongo li animasse la fiducia che il giorno
in cui ci desteremo dal sogno di essere vivi, il nostro equivoco terreno sara' finalmente
chiarito. Auguro loro di non aver trovato un Equivoco senza appello. Questo, comunque, si
vedra'." (Antonio Tabucchi, Piccoli equivoci senza importanza).
Rimini, novembre 1976: alla conclusione di un lungo, esasperato,
congresso Adriano Sofri, leader carismatico di Lotta Continua, prese la parola e di fronte
alla platea dei delegati del partito annuncio', forse senza ancora intravederlo
concretamente, quel processo politico interno che successivamente prese il nome di
'dissoluzione organizzativa'. Lotta Continua aveva subito il 20 giugno dello stesso anno
una decisiva sconfitta elettorale, percepita immediatamente dai militanti di LC come la
fine di un intera epoca. Sofri, tra l'altro, disse: "Una volta, quando facevo il
ganzetto, mi piaceva moltissimo l'espressione di uno che faceva il filosofo di mestiere,
che diceva: ne' ridere, ne' piangere, ma capire. Piu' tardi ho avuto la sensazione netta
che si trattasse della piu' grande stronzata che avessi mai sentito nella mia vita e che
il problema era esattamente di ridere, piangere e capire. In questo congresso mi pare che
tutti siano tornati a ridere a piangere e capire".
Il quotidiano Lotta Continua il giorno seguente titolava 'Apriamo
ovunque le contraddizioni. Portiamo ovunque la ricchezza del nostro congresso'. Il partito
si spense in quelle giornate riminesi passate a piangere, ridere e capire... Rimase solo
il quotidiano per alcuni anni ancora.
La convocazione, in quel novembre 1976, del II. ed ultimo
congresso di Lotta Continua, dette la possibilita' al gruppo dirigente di uscire dal
decennale percorso rivoluzionario e dalla sua inadeguatezza. Luigi Bobbio nella sua
'Storia di Lotta Continua' (Feltrinelli, 1988) scrive: "La crisi della militanza e'
l'espressione di un malessere antico, iniziato molto tempo prima, quando l'adesione alla
politica come 'scelta di vita' aveva cominciato a separarsi dalle ragioni e dagli impulsi
originari che l'avevano determinata (la ribellione, il movimento) per diventare attivismo
e mestiere (pag.172)" ed ancora: "Lo scopo di Sofri e' quello di salvare la
continuita' dell'organizzazione (pur nel terremoto), sbarrando la strada a una riflessione
sugli errori politici di Lotta Continua e aprendo (con giudizio) la discussione sul
'vissuto' dei compagni e delle compagne (del resto la segreteria nazionale ha gia'
ufficialmente proposto - con un gesto che risultera' assai impopolare - i nomi dei
compagni che dovranno sostituirla) (pag.175)".
Certe volte la regola dei corsi e ricorsi della storia prende i
colori del fantastico e del surreale. Anche equivocando. Ma certe volte accade.
Modificando le condizioni politiche, i tempi storici e la situazione contingente, mi
sembra di poter affermare che il Movimento radicale negli ultimi mesi ha ripercorso,
volontariamente o meno, la stessa strada di Lotta Continua. Due sconfitte elettorali, la
successiva analisi di 'non sconfitta' ma solo 'battuta d'arresto', l'incapacita' della
militanza (e di parte del gruppo dirigente) di aprire una vera riflessione interna e la
ripresa della lotta del movimento sotto la forma di 'avanguardia rivoluzionaria'.
Alcune domande sorgono spontanee. E' veramente questo il processo
in corso? E' possibile un franco dialogo con la dirigenza radicale (la leadership) sui
futuri assetti ed obiettivi dell'organizzazione? E' prevedibile lo scioglimento
(dissoluzione) del movimento come ipotesi di lotta? E' plausibile pensare ad un
boicottaggio alle prossime elezioni politiche?
Ieri come oggi la situazione politica non e' mutata: due 'poli'
oggi, due partiti (PCI e DC) egemoni allora, compromesso storico allora, par condicio
oggi. E conseguente blocco dell'accesso all'informazione. Emma Bonino all'ultima riunione
del Comitato ha detto - cito a memoria -: "piu' o meno mi sembra che da trent'anni a
questa parte la situazione non sia cambiata e che noi ci troviamo sempre a dire le stesse
cose di allora". Vero, ma con una differenza sostanziale: il partito, la 'Cosa',
(radicale) da pragmatico (ed annuale) si e' nel frattempo trasformato in ideologico e
rivoluzionario (liberista) e quindi e' costretto ad affrontare internamente un nuovo tipo
di analisi e una differente forma di confronto con l'esterno. Le masse non esistono piu'.
Oggi altre forme di aggregazione sociale prendono vita, ma pur sempre si parla di 'blocchi
sociali', di Terzo Stato come elemento fondante e 'praticante' di una Rivoluzione Liberale
('Rivoluzione' che brutta parola! Evoca i gulag sovietici, i laogai 'culturali', le
ghigliottine francesi e i tanti Minculpop. Ma poi cos'e' la Rivoluzione? Un piu' preciso
patto, una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo roseo messo tra i tanti 'ismi'
di questi ultimi secoli, tutti defunti, tranne uno: il liberismo. E per dirla sempre con
Rostand: 'Ancora un poco, un poco solo ancora, vedrete: non c'e' dal pianto alla
'rivoluzione' che un brivido'.)
L'ultima riunione del Comitato ha approvato quattro mozioni
(quattro possibili commissioni alla prossima 'Assemblea' e quattro liste?) tematiche
(informazione, transnazionale, riforma elettorale, organizzazione) dando l'impressione che
piu' di un movimento rivoluzionario si tratti ormai di un processo senza forma dove la
'mediazione politica' diviene centralita' metodologica. Se e' vero che molte similitudini
di natura antropologica esistono con il periodo precongressuale di LC, e' altrettanto vero
che la differenza sta proprio nel metodo. Sempre di 'mediazione politica' pero' si tratta,
ma con differenti sfumature. I rivoluzionari radicali puntano il dito contro la
fascistizzazione delle istituzioni e la degenerazione del sistema dei partiti, ma ad essi
chiedono sostegno contro la richiesta di espulsione dall'ONU da parte della Federazione
Russa e per l'introduzione nella finanziaria di una voce di 15 miliardi (al posto dei 10
attuali) per il rinnovo della convenzione di Radio Radicale (nonostante i progetti di
privatizzazione in corso della RAI). L'interlocutore per Sofri era il PCI, per Pannella il
blocco dei partiti nel suo insieme.
Pannella non vuole rivoluzione, come non la voleva Sofri. Pannella
mira ad ottenere per se' il massimo di successi che la muffa politica dei partiti, dei
blocchi sociali, delle istituzioni gli puo' concedere. Bonino alto commissario UNHCR,
pattuglia di deputati 'rivoluzionari', l'ultima convenzione per RR e forse anche qualcosa
di piu'... Il fronte della mediazione lo apre e lo chiude riproponendo la centralita'
della battaglia sull'informazione ed invitando alla lotta come 'vissuto e conoscenza':
scioperi della sete, della fame. Evocando la lotta nonviolenta senza pero' praticarla? Fa
dell'avanguardia della dirigenza la sua consolle di comando. La politica radicale si
trasforma in comunicazione mediatica (questo porto' al risultato dell'8 per cento alle
europee, ma costo' anche molto. La raccolta di firme sui 20 referendum non fu momento di
lotta, ma costo' molti miliardi tra interinali e comunicazione pubblicitaria).
Ed il movimento? Un passo della mozione Stanzani approvata
all'ultima riunione del Comitato e' assai illuminante: " Qualora si rendesse
necessario modificare in parte, o tutto, il calendario degli appuntamenti fissati con il
voto odierno del Comitato, e' delegata alla Direzione tale decisione."
Il Comitato delega alla Direzione l'unica materia organizzativa
che gli e' propria. E la stessa Direzione si allarga, su invito (sic) del Comitato, con
altri quattro dirigenti necessari a darne pienezza operativa sia in sede politica che in
quella organizzativa. Non a caso sono stati invitati a farne parte i due dirigenti che
piu' di altri hanno tessuto il movimento, organizzandolo per le raccolte firme e per le
campagne elettorali: Maurizio Turco e Rita Bernardini. Con gli altri due 'nuovi' membri,
Marco Pannella ed Emma Bonino, la Direzione e' teoricamente completa. E chi ne e' fuori?
Assiste. Un movimento, pur piccolo, pero' serve eccome, non tanto per porre in essere
iniziative ed ipotesi di lotta politica, quanto per consentire alla Direzione-Avanguardia
la presentazione di liste alle prossime elezioni: serve, in breve, a raccogliere le firme.
Ma anche il Comitato passa in secondo piano, essendosi ormai concluso il suo ruolo:
legittimare la nuova Direzione-Avanguardia.
Pannella con l'analisi post-elettorale, la cosiddetta
non-sconfitta (la colpa e' di Berlusconi del 94, i sondaggi ecc.), ha impedito qualsiasi
riflessione 'aperta' sulle vicende (interne) a seguito delle burrascose prove del 16
aprile e del 21 maggio, ha legittimato, con la prassi delle auto-convocazioni
parlamentari, il Comitato (e solo la Grundnorm Pannella ha questo potere come 'suprema
fonte interna di diritto'), che a sua volta ha 'invitato' la formazione di una
Direzione-Avanguardia dalle caratteristiche essenziali per continuare la strada
intrapresa, senza battute d'arresto di natura critica. A questo punto la trasformazione
del Comitato in persona giuridica ai sensi del codice civile (o con uno statuto vero e
proprio) assume i toni della 'farsa utile'. La convocazione di una riunione allargata (a
tutti...) del Comitato senza pero' possibilita' di voto 'reale' e di presentazione di
documenti vincolanti e', per altro verso, la cartina al tornasole che rivela la muffa
radicale con fini di 'mediazione politica'. La metafora del rinnovo
(rivoluzionario-servizio pubblico) della Convenzione per RR fa il resto. La democrazia
interna non solo non ha senso, ma si andrebbe a scontrare con una logica molto precisa: la
rappresentanza rivoluzionaria. Un gruppo di partigiani non ha bisogno di votare per
decidere se agire o meno. Il dubbio e' che pero' non di partigiani si tratti, ma di un
gruppo del Palazzo, dove la mediazione politica sublima la mediazione di potere. Un po'
come se gli stessi partigiani chiedessero viveri, armi e munizioni allo stesso regime
fascista che intendono, a parole, combattere. Altre volte ho affermato che, nonostante gli
effetti collaterali, questa via e' legittima. E lo ripeto. Forse e' anche l'unica forma di
sopravvivenza istituzionale per i Radicali della Direzione, per rimanere a galla nella
palude italiana. Cio' che si chiede e' solo una cosa: aprire una vera riflessione interna,
senza rete, dove si possa mettere sul tavolo del gioco anche lo stesso futuro del
movimento. In altre parole: un congresso od una assemblea con poteri decisionali
vincolanti. Ora pero'! Non dopo le elezioni politiche. E nemmeno attraverso
l'allargamento-aggiustamento del Comitato (con liste pilotate dalla Direzione e forse gia'
belle e fatte...).
La storia si ripete? In un articolo, apparso il 9 giugno 1898
sulla prima pagina de "La Stampa", Ernesto Ragazzotti, giornalista e poeta, nota
come l'anima moderna sia un'anima febbricitante: "E' la veemenza, l'impeto
vertiginoso delle nostre mille dinamo, delle nostre mille turbine che si sono trasfuse in
noi? (...) Checché si faccia, a furia di trovarsi viso a viso colla corruzione, o si
finisce per esserne nauseati, e allora ci si isola e si è al di fuori di ogni movimento
della vita attuale, o si finisce per abituarvisi, e per inerzia, a poco a poco per
concessioni, si conchiude con l'essere presi nell'ingranaggio e col cadervici dentro.
Costretto a parlare continuamente, anche pel continuo bisogno di stordirsi, l'uomo oggi si
è ridotto a sostituire la parola all'idea e la frase al sentimento. L'anima diventa una
laringe. E ciò è tanto nello spirito moderno che le nazioni stesse hanno sentito il
bisogno di crearsi degli apparati vocali: i Parlamenti.". Sono passati piu' di cento
anni dalla pubblicazione di questo articolo che pero' rimane per molti versi, come tutta
l'opera di questo scrittore del Lago d'Orta, visionario e preveggente.
Lotta Continua lascio' l'eredita' della dissoluzione organizzativa
alle pagine del suo quotidiano. Anche il Partito Radicale avrebbe questa possibilita' con
Radio Radicale. La 'Rivoluzione Liberale', come parola d'ordine, ha il compito pero' di
scavare un tracciato affascinante di richiami ed evocazioni di giustizia, utili e
funzionali a captare il quattro per cento. La Rivoluzione Liberale e' amante vogliosa e un
po' puttana. Ma buca la rappresentanza sociale, allontana i ceti sociali di riferimento
per difetto di comunicazione. Si adatta mollemente alle leggi elettorali, tutte,
scorporando i vizi privati e le pubbliche virtu' di antiche lotte radicali. Si colloca
neutrale per raggiungere l'obiettivo: la pattuglia di deputati eletti. Vive di espedienti
camuffati come lotta politica. E' un giocattolo, costoso, per pochi intimi. Per dirla con
Jonathan Swift: "La Menzogna Politica e' l'arte di convincere il popolo, l'arte di
dare a intendere delle falsita' salutari, e tutto cio' per qualche buon fine" (L'Arte
della Menzogna Politica, 1733).
Tutto cio' ha un solo preciso scopo, anzi due. Se da un parte e'
importante chiarire, secondo analisi ovviamente opinabili e confutabili, che anche i
radicali sono parte integrante del Palazzo e soggetti di mediazione politica come arte di
benefica menzogna, dall'altra e' utile a riaffermare, ancora una volta, che di elezioni on
line non si sta discutendo, ma bensi' di assestamenti organizzativi come quelli che
portarono Sofri, nel 1976, a intraprendere, forse senza saperlo, la strada della
dissoluzione del partito. Ma almeno LC convoco' un congresso e non una Direzione allargata
senza possibilita' di voto... Anche se verra' declamata ai quattro venti come Assemblea
Nazionale. E potrebbe anche darsi che l'arte della menzogna aiuti la Direzione fino al
punto di concedere all'Assemblea il lusso di votare una 'mozione orientativa non
vincolante'.
Cara Direzione,
perche', ti domanderai, ritengo utile rompere un po' i coglioni?
Pur sapendo che i miei pensierini sono semplici riflessioni di un uomo qualunque, di mezza
eta', con poca esperienza della politica e delle sue meraviglie. E che sono solo 'flatus
voci' di fronte alle Grandi Strategie e alle Grandi Fasi Costituenti.
La ragione e' semplice. Non e' per divertimento o protagonismo,
ne' per critica fine a se' stessa che mi immolo al delirio interno, e nemmeno perche' la
morbosa tentazione di spiare dal buco della serratura sia piu' forte di qualsiasi positiva
propensione al suggerimento. Niente di tutto cio'. Rivendico solo la mia natura antipatica
e il mio diritto a scavare buchi nella sabbia. Non e' vero che siamo nati per soffrire e
contro i "canti nauseabondi del Dio progresso", contro l'etica del lavoro
(politico e 'rivoluzionario') rivendico l'ozio: come medicina per combattere la noia di
questa politica, e di questi noiosi radicali che quotidianamente offrono al mondo il loro
lessico di mediazioni. E con Lessing mi trovo concorde nell'affermare: "Diamoci
all'ozio in ogni cosa, fuorché nell'amare e nel bere, fuorché nell'oziare". Ognuno
lavora come crede, anche d'immaginazione, e non e' lavoro da tutti...
Piu' che un rammarico per quanto ho scritto e' un rimpianto per
cio' che non potro' mai leggere. Ma sono e rimarranno solo piccoli equivoci senza
importanza...
Buon ozio anche a voi, cari compagni e care compagne della
Direzione, e scusate l'umile ingenuita'.
Massimo

Posted by Phyllis Margaret DYASON on (10 October 2000 21:43)
Le giuste parole per dirlo! Complimenti e un grazie di cuore.

Posted by Iuri Maria Prado on (10 October 2000 18:22) su www.radicali.it/forum
Preg.mo Signore
Marco Pannella
R O M A
Milano, 10 Ottobre 2000
Caro Marco,
non so se verrò come teoricamente mi piacerebbe a
Chianciano. Questa mia, infat-ti, di seguirvi direttamente e personalmente nelle vostre
iniziative congressuali, consi-liari, coordinamentali e conventicolari, è
unabitudine che, se pure ultimamente atte-nuata, mi ha provocato esborsi per circa
30 milioni di lire. Spesi benissimo, per quanto mi riguarda. Ma pessimamente per
lutilità vostra, nel senso che se avessi puramente e semplicemente finanziato i
vostri movimenti con quella cifra ci avreste guadagnato. Meglio i miei 30 milioni, che me.
Sono serissimo.
Chianciano, dunque, non so. Qui due sole cose vorrei dirti (e non
so se le direi laggiù, perché ne verrebbero applausi che non voglio).
La prima: che un produttore, quale io sono, può
guardarvi in due modi. Come con-sumatore di politica: e allora, se sa ed è onesto, vi
vota perché siete il meglio. Non sto a spiegare, ché ci capiamo. Ma se va oltre, se
entra un po dentro di voi, se vuole en-trarci, allora non può impedirsi di capire
che qualcosa non fila per il verso giusto.
Ai vostri nemici e avversari la baracca radicale non piace perché
è radicale. A me non piace perché è una baracca. Diversa, tanto diversa, e produttrice,
e non dissipatrice: ma baracca. Il fatto che non piaccia, ancora, non basta a non votarla.
Ma la si vota e basta. Il punto è che a voi il voto basta. E non posso escludere che il
fatto che il voto vi basti sia una speciale ragione dei voti che non sono abbastanza. Pure
qua, credo, ci capiamo.
Tu, Marco, non accetti che la tua baracca vada presa così
comè, o rifiutata. Si capisce. Ma chi ti vota lo accetta (a me, per esempio, va
benissimo). Mentre i baraccati nem-meno lo accettano, ma fruiscono di quella combinazione.
A me non frega nulla (ripeto: mi va bene così, perché io vi voto
punto e basta, anche se in maniera un poco più responsabile e implicante rispetto a
molti): ma di fatto nel tuo movimento ci sono due modi: o si è scelti da te, con scelte
non necessariamente difendibili, o ti si spara in faccia una tal mole di capacità, di
talento, di ambizione, di energia derivante da non-produttività, che tu poi
tarrendi a quella forza e concedi lo spazio così conquistato. Nei due casi però,
nei due modi, è esclusa ogni forma di legit-timazione personale, ogni forma di
accreditamento che prescinda da un tuo benestare, sia concesso spontaneamente o invece
obtorto collo.
Dirai (e si dirà): Ma guardati intorno! Guarda agli altri,
alle altre baracche, e vedi un po che roba. Replico: e che cazzo mi frega? Io
mica le voto le altre baracche, né ci parlo. Siccome la vostra è radicale, vi voto
(utilmente) e inutilmente vi parlo. Per inutil-mente intendo: indebitamente.
Nel senso che come elettore, rispetto a voi, ho sem-plicemente il diritto di non votarvi.
La seconda cosa: che la baracca davvero non cambia giusto perché
ci si inventa que-sta maggiorazione online del Comitato. Per meglio dire: a me questa
iniziativa di per sé piace. Non mi piace che sia presentata (come dal vostro coordinatore
nazionale, Dott. On. Marco Cappato, è stata presentata) quale iniziativa almeno anche
tesa alla ricosti-tuzione democratica del vostro movimento (non infognatevi in distinguo
sullarea, sui movimenti, sui soggetti: che è meglio).
AllAssemblea dei Mille il non ancora Onorevole Marco Cappato (ne parlo con affetto
anche se lui non lo sa) ammise indebitamente, incalzato da non so più quale
scassa-coglioni, che mancanza di democrazia interna, mancanza di soggetti responsabili e
re-sponsabilmente deliberanti, revocabili, eccetera, costituivano un problema.
Poi, con ulteriore indebito, in sede di filo diretto in www.radicali.it, lormai
Onorevole Cappato espone che liniziativa di elezione online appunto costituirebbe
strumento per riparare a quella situazione di presunto difetto.
Devo continuare, Marco? Non continuo.
Piuttosto dico che aggrovigliarsi in giustificazioni e buone
presentazioni di una situa-zione, quella della vostra baracca, che probabilmente funziona
(come funziona) perché è fatta così, ineluttabilmente così, mi pare uno sforzo inutile
e perlopiù (per i più) irri-tante.
Vi scrivevo, anni fa, che ammiro la forza e la civiltà della
vostra azione politica. E pure della vostra realtà personale. Ma è unammirazione
che non diminuisce solo perché si scopre che dopotutto anche la vostra è una baracca.
Queste scoperte le lasciamo ai cretini, eh Marco?
Siccome maccorgo che finora è tutta premessa, chiudo,
praticamente senza dire nulla. E chiudo con la faccenda delle elezioni online. E
segnatamente rispetto ai modi di ele-zione, con lavvertimento che la faccenda è del
tutto marginale, di per sé, ma rilevante perché nel dettaglio si trova roba buona (o
cattiva) che dice bene (o male) anche del resto.
Oh, Marco! Ma che cazzo centra, come criterio per escludere
(o non scegliere) luninominale, la non configurabilità territoriale del collegio? E
che centra il requisito della personalità del riferimento (la storia personale,
eccetera) come ulteriore discrimi-ne? E ovvio che in rete la cosa funziona
altrimenti, salvo considerare che anche qui si tratti di una iniziativa tradizionale, con
partecipazione e candidatura tradizionale, ma che incidentalmente trova sfogo online.
Ma non è così, o per meglio dire non può essere così. In rete
io sono tutto quel che sono extra-rete più, o meno, quel che sono in rete.
Oh, Marco, bada che faccio questo discorso ancora una volta come consumatore della vostra
iniziativa, disinteressatamente per così dire: perché come forse remotamente immagini io
a candidarmi manco ci penso.
Sono un povero esperto di libertà (rectius: di non-libertà) in
Internet, e ti dico dal bas-so di questa esperienza che è proprio quellassenza di
riferimento territoriale, è pro-prio lassenza di intermediazione ottenuta tramite
la mediazione di Internet, è proprio il quanto di fiducia offerta-ottenuta in
rete che consente, e impone (perché lo determina) laccreditamento personale. Nella
misura (questo è chiaro) in cui lo determina.
Tu parli di presupposto della conoscenza personale. Se
è questo il criterio, è accettabile. Ma a un patto: che questa vostra iniziativa sia da
comprendere adunque in ma-niera diversa. E cioè appunto come un modo di eleggere gente
per il tramite della rete. Ma è questo? Vuole essere questo? Ovviamente no. Ed è per
questo che sino a che non mi si dirà che invece è in questi termini minorati e
ridimensionati che dovrà intendersi liniziativa io non darò il mio voto.
Mentre continuerò a darlo a voi, quando vi presenterete contro i comunisti del Polo e i
fascisti dellUlivo. E le due cose il mio non-voto online, e il mio voto a voi
sono la poca cosa che come cittadino posso offrire.
Poi cè e continua a esserci il resto, di cui si sa o no e
di cui si ha memoria o no, senza che serva scriverne (qui).
Ciao, caro Marco. Evviva la libertà. Evviva Marco Pannella, uomo.
Un forte abbraccio.
Tuo,
Iuri

Alla cortese attenzione di Iuri Maria Prado da Marco P
Posted by Marco Pannella on (12 October 2000 14:9)
Roma, 12 Ottobre 2000
Alla cortese attenzione di
Iuri Maria Prado
Caro Iuri,
poche righe che detterò per telefono a qualche compagno che possa inviartele, lontano
come sono stanotte da altre possibilità di invio.
Radicate in anni e anni, ormai, di mutua costanza dell'attenzione, le pagine che mi hai
inviato mi consentono e costringono a riflessioni nuove. Urgenti, affrettabili, certo, ma
non frettolose come necessariamente queste. Verrò quindi rispondendoti mano a mano.
Fotografando insuperati maledetti ruoli, tu puoi per ora votarci o non votarci, io per ora
esser votato o no.
Applicato da sempre a sbaraccare e sbaraccarmi, intanto ho da sempre da essere anche un
baraccato, sto con anche baraccati e fin troppi intirizziti altrimenti all'addiaccio
allargano, sbaraccano o squatterizzano la maledetta baracca.
Ma baracca è forse anche lì dove siamo, spostandoci continuamente, da partigiani di una
terra occupata ormai da più generazioni? Ormai dobbiamo fare i conti con una potentissima
generazione meticciata ma ideologicamente razzista. Anche noi -d'altra parte- siamo, ben
più volontariamente ed estesamente di loro, meticciati, per i tanti che ci hanno
raggiunti e raggiungono nei decenni fuggendo o cacciati per essere e lottare liberi.
Trasportando magari, in non pochi casi, la "non libertà" o la
"libertà" che è in ciascuno di loro, di noi.
Così accade proprio a noi di dover costantemente fare i conti con il rischio di divenire
etnia, di far vivere leggi e organizzazioni laiche e
liberali-libertarie in pressoché stato di guerra permanente
Ma ho dimenticato i limiti del... mezzo. Taglio sottolineando che le osservazioni
riconducibili penso a Daniele e Marco e me possono esser preziose per tutti, davvero tutti
compresi.
Grazie e ciao, Marco
P.S.
Perché capisca perfino Pietro, a proposito dello sbaraccare sistematico: " un
ragionevole sregolamento di tutti i sensi". Ragionevole.
M.

Posted by Donatella Furlan on (10 October 2000 22:14)
Io a Chianciano ci sarò. Spero di incontrare l'avvocato Juri
Maria Prado e mi auguro di poter ascoltare un suo intervento.
Juri questa volta la spesa è decisamente modesta, e la tua presenza (soprattutto se
"attiva") è molto importante.

Posted by Mauro Suttora on (10 October 2000 19:8)
cianciàno: assemblea aperta a tutti, quindi a nessuno. Buon
fegato

Mi ero ripromesso un lungo e (dis)articolato intervento come
contributo a questo dibattito, ma l'ultimo intervento in forma di lettera aperta, di
Massimo Lensi oltre e più degli altri mi esonera, con il suo nitore spietato, dal cercare
un'altra "piattaforma per il dibattito", come si dice. Per lo stesso motivo
ringrazio anche Donato De Renzis, che ha accreditato questa gigantesca sciocchezza (dirà
qualcuno) del partito leninista-weberiano, e il Signor Prado, la cui lettera a Marco
ugualmente dà un contributo di chiarezza estremo a tutti noi in vista dell'appuntamento
di Chianciano.
Giacchè li cito, chiedo a loro per primi, e poi a tutti, naturalmente, di perdonare la
spudoratezza di quanto sto per dire e la leggerezza con cui mi accingo a farlo, ma sono
membro del Comitato e non posso - non voglio esimermi... l'ho già detto e lo ripeto,
intanto è questo Comitato che va sciolto, non se ne può più, vi prego liberatevi di me
e di noi, liberateci, facciamo altro ... Una cosa però non posso promettervi: che io non
ci sarò.
Di Massimo non condivido il punto di vista, l'analisi di Donato non mi sembra bastare, del
Signor Prado (con il quale, se lo permetterà, ci potremo dare del tu ... quando poi,
eventualmente, potremo fare le presentazioni), mi sembra chiarissimamente di cogliere una
contraddizione così macroscopica che il dubbio m'assale di non aver semplicemente capito
nulla di quel che dice: che pure mi sembra invece semplice e chiaro, ed estremamente
condivisibile .
Prado: "Ai vostri nemici e avversari la baracca radicale non piace perché è
radicale. A me non piace perché è una baracca. (...) Tu, Marco, non accetti che la tua
baracca vada presa così com'è, o rifiutata. Si capisce. Ma chi ti vota lo accetta (a me,
per esempio, va benissimo). Mentre i baraccati nem-meno lo accettano, ma fruiscono di
quella combinazione.".
Allora non capisco proprio, Signor Prado. A Lei la baracca non piace, oppure Le va
benissimo? A me sembra che Marco chieda proprio di accettare la baracca come lui la pensa
e la vuole, e Lei dice che lo accetta. Le due cose non possano stare contemporaneamente. O
vuole affermare che a Lei vanno benissimo le cose che non Le piacciono? Non credo. E
allora, da radicale, da militante, da Suo lettore e ascoltatore, ma anche da
"baraccato", io sono dispiaciuto. Anch'io vorrei piuttosto non una baracca, ma
La chiami come vuole ("casa", "salotto", "paracadute"), che
Le consentisse di stare da candidato al Parlamento, a fianco di e con Marco Pannella, per
un contributo all'altezza delle necessità del paese, che credo sia alla sua portata.
Appunto di un impegno di persone come Lei ha bisogno il paese, o il meno che si possa dire
è che, comunque, peggio di quelli che ci sono ora non potrebbe fare, Signor Prado! sarei
il primo a sostenerla, una sua candidatura, se ....
Massimo ha scritto invece:
"La democrazia interna non solo non ha senso, ma si andrebbe a scontrare con una
logica molto precisa: la rappresentanza rivoluzionaria. Un gruppo di partigiani non ha
bisogno di votare per decidere se agire o meno. Il dubbio e' che pero' non di partigiani
si tratti, ma di un gruppo del Palazzo, dove la mediazione politica sublima la mediazione
di potere. Un po' come se gli stessi partigiani chiedessero viveri, armi e munizioni allo
stesso regime fascista che intendono, a parole, combattere. Altre volte ho affermato che,
nonostante gli effetti collaterali, questa via e' legittima. E lo ripeto. Forse e' anche
l'unica forma di sopravvivenza istituzionale per i Radicali della Direzione, per rimanere
a galla nella palude italiana. Cio' che si chiede e' solo una cosa: aprire una vera
riflessione interna, senza rete, dove si possa mettere sul tavolo del gioco anche lo
stesso futuro del movimento. In altre parole: un congresso od una assemblea con poteri
decisionali vincolanti. Ora pero'! Non dopo le elezioni politiche. E nemmeno attraverso
l'allargamento-aggiustamento del Comitato (con liste pilotate dalla Direzione e forse gia'
belle e fatte...)."
Personalmente sono convinto che, all'alba di questo prossimo 2001, il massimo di bene che
il movimento radicale possa sperare nel breve termine, non sia molto di più, anzi sarebbe
decisamente tantissimo, una cosa mai vista, che realizzare il progetto che Marco dice di
voler perseguire, dice di ritenere possibile: scusate ma ho sentito male, Pannella ha
parlato del 10-15-20 per cento? Più comunque dello straordinario risultato delle europee!
Non posso affermare con assoluta certezza che questo sarebbe inevitabilmente un fatto
rivoluzionario, ma sicuramente potrebbe essere un successo rivoluzionante, date le
premesse... attualmente siamo dati già per morti, siamo annientati, non abbiamo una lira,
eccetera. Marco Pannella, lo sanno tutti, lo dice lui stesso, è matto: è possibile che
questa volta lo sia davvero "più del solito"? E per fare un "plotone"
da 15-20 per cento, le Vecchie Muffe (e non mi riferisco a Sergio Stanzani) e i Giovani
Leoni (e non mi riferisco a Daniele Capezzone) della sola Direzione non mi pare che
bastino.
Ci sarà bisogno di tutti i Vecchi Leoni e di tutte le Giovani Muffe che riusciremo a
trovare. Ci sarà bisogno di un casino di soldi, di un casino di interinali, dovremo
raccogliere un casino di firme: ci vorrà un casino di movimento, e di sperare che non sia
il movimento piuttosto a trasformarsi in un casino.
Delle dinamiche e dei meccanismi interni ad una Direzione Radicale (D.R.) Massimo è
peraltro un conoscitore per essere stato, ai primordi del Partito transnazionale, e dopo,
anche un membro delle Direzioni, o mi sbaglio?, o delle Segreterie, magari allargate,
comunque parte di quello che allora Marco chiamava "il G.D.", il Gruppo
Dirigente con le maiuscole puntate, come il "S.I.M." delle Brigate Rosse (Stato
Imperialista delle Multinazionali), e che, mi pare, alcuni tra voi abbiano definito
altrimenti, "gentlemen's agreement".
E' vero, quanti anni sono passati adesso, Io invece non ho dimenticato lo stupore e il
furore persino con il quale un compagno, che oggi è il segretario del partito
trasnazionale, Olivier Dupuis, reagì, una volta, a quel che gli dissi durante una
conversazione, dalla quale sono passati 15 (quindici) anni 15, e che vi voglio (mi
permetto di) raccontare, perché, con quello che dice Massimo, siamo ancora in fondo allo
stesso punto della discussione.
Era dunque il 1985, nel giugno, e la data è rimasta poi nella "Storia" (diciamo
in senso morantiano) perché quella sera si giocò a a Bruxelles la finale di Coppa dei
Campioni tra Juventus e Liverpool, allo stadio dell'Heysel. Con tutti i suoi avvenimenti,
quel giorno e quella discussione mi sono rimasti vividamente impressi nella memoria.
Quella mattina il vostro Gaetano Dentamaro aveva appena rinunciato alla brillante
opportunità di continuare a farsi arrestare per "renitenza alla leva" (ma io mi
ostinavo a dire che era "affermazione di coscienza", contro tutto e contro
tutti), e accettato il compromesso di un rinvio offerto dall'autorità giudiziaria
militare di La Spezia. A sera, Olivier mi rimproverava, al solito, per la mia
inaffidabilità, per il fatto di essere io una testa matta, indisciplinato, inadeguato per
un ruolo di partito e di movimento, di organizzazione della campagna e dell'iniziativa. Io
tentavo, al solito, di spiegare il mio punto di vista: quel giorno, forse fui
particolarmente chiaro, o forse è solo che ricordo quel giorno a causa di quegli
avvenimenti e così via, ad ogni modo quello di cui ero e sono tuttora convinto e che
credo di ricordare di avergli detto quella sera era questo: che non aveva alcuna
importanza, che non ne aveva avuta fin dall'inizio, quel che io avrei deciso al riguardo
della "mia" "affermazione di coscienza", rispetto al
"partito", perché era evidente che non era la "mia"
"affermazione di coscienza" che Pannella aveva scelto o sulla quale avrebbe mai
puntato, per farne un caso, per occuparsene.
Invece, la sua sì: ne sarebbe stata l'occasione, e che per quello gli prevedevo una
condanna e una detenzione lunga, ben più lunga di quegli undici mesi di "prison
ferme" che ha poi scontato, perché lui, che Pannella aveva già eletto
("cooptato"), sarebbe stato dentro a quello che io pensavo essere il suo
"disegno": "le cose non cambieranno" dicevo a Olivier "perché i
ministri saranno diventati 'radicali', ma potranno forse cominciare a cambiare quando 'dei
radicali' saranno diventati ministri; il disegno di Marco è questo, ed è una lotta,
anche, per il "potere", e in questa lotta -- dicevo ad Olivier -- io so già che
non sarò mai "eletto",perché non mi ha eletto Pannella, non mi ha cooptato: le
mie scelte sono già state altre e le sue lo stesso" e avrebbe continuato ad essere
così in futuro.
Per questo ritenevo che tu, Olivier, avresti avuto un futuro da "politico" e da
"parlamentare europeo" e io no, ammessa e non concessa una parità di capacità
specifiche; per questo, rispetto al "partito", e cioè al disegno, presunto, di
Marco, io potevo essere tutt'al più un elemento di contorno , se non quando di disturbo,
eccetera. Olivier, credo, si arrabbiò moltissimo per queste mie parole, ma mi chiese
semplicemente se davvero credevo a quel che stavo dicendo, e io risposi semplicemente di
sì e che non credevo affatto che questo fosse un male, che io lo accettavo perfettamente,
che la mia era una previsione basata su una constatazione e non un'accusa a lui e meno che
mai a Marco di "volere il potere potere", e che, tra l'altro, non sapevo se
augurargli, dal punto di vista della sua "felicità", d'avere io piuttosto torto
che ragione -- credo comunque di poter dire che è da quella volta in poi che il nostro
rapporto è cambiato e la distanza tra noi è andata poi aumentando.
Non so se Olivier vorrà o potrà confermare o smentire e non mi interessa e vi avevo
avvertito - sarei stato spudorato, incosciente, leggero.
Sta di fatto che dopo 15 anni Olivier è qui e io sono ancora qui, Massimo anche lui è
qui e alla soglia della mezza età si diverte ancora "a scavare buchi nella
sabbia". Io pure: non ho fatto altro per tutta l'estate, quando arrivavamo al mare
mio figlio Lorenzo mi ordinava: "Scava!" e io scavavo.
Olivier è Olivier e io sono io, e io posso essere verde di rabbia e di bile perché non
sono come lui e perché non sono nè parlamentare nè segretario del partito, anzi sono
proprio una specie di spiantato senza arte nè parte come usava dire una volta. Ma poi mi
capita di osservare Olivier e non posso che constatare che la segreteria del partito il
Parlamento europeo nè nessun'altra cadrega gli hanno dato e gli potranno mai dare la
felicità, e devo chiedermi, per me sarebbe stato diverso? Credo di no, per chicchessia
sano di mente, anzi al contrario, e non ti viene in effetti da tirare un sospiro di
sollievo? Però io so ancora oggi, guardando Olivier - con il quale poi io posso essere
più o meno "amico" o no, posso "trovarmici" o no - che il motivo per
cui siamo radicali, in questo partito e in questo "partito radicale" è perché
ci domandiamo ancora come sia possibile dirsi felici, se intanto a Gerusalemme piuttosto
che a Belfast, in Sierra Leone o a Timor Est, donne e uomini e vecchi e bambini vengono
massacrati in nome di questo piuttosto che di quello, se intanto sai che ci sono dei
luoghi e dei momenti nei quali una vita vale un centesimo di euro, se intanto, se, se, se,
eccetera eccetera. Partito annuale invece che ideologico? Sì, certo: gli anni passano,
gli ideologi pure, solo le nostre battaglie sono ancora le stesse, è "un combat des
toutes les libertés", dalla A dell'Aborto e dell'Antiproibizionismo, alla Z di
Zoofilia, in un tempo che è diventato reale mentre lo spazio si è fatto virtuale,
cibernetico: scusi, a che bit comincia il prossimo sciopero della sete? Per che cos'è
stavolta, vorrei iscrivermi.
Pannella è riuscito in un'operazione politica davvero straordinaria, incredibile. In
"La fantasia come necessità" scriveva, già nel '73: "... e dopo
cinquant'anni, quasi, di lotta politica - e di felicità: qua vi fotto tutti!". Credo
che in questo inciso ci sia appunto la sintesi di questa operazione. Pannella non ha
creato il partito a sua immagine e somiglianza, ma un partito che misura il proprio
successo con il metro della felicità del suo leader! Un partito che dopo quarantacinque
anni (ma per Pannella erano 50, già nel '73) di fatto nemmeno esiste, se non perché
Pannella riesce a convincere un insieme di persone, di volta in volta variamente
identificatibili, e che di per sè, per loro natura o dichiarate inclinazioni, potrebbero
"essere felici" solo se si occupassero di altro, di essere gruppo, "classe
dirigente".
Un partito, un gruppo, una classe dirigente che non esistono, possono mai essere la
"sola alternativa possibile" di governo di un paese, di una società, del nostro
tempo? Dovrebbe essere altamente improbabile... ed ecco che Pannella ci spiega che,
weberianamente e anche oltre, la politica è creare il possibile invece di consumare il
probabile, " O NON E'." Ma per tutti noi, che da dieci, venti o cinquant'anni,
ce lo sorbiamo, è davvero impossibile che la felicità si realizzi per mezzo di un
partito che serve in realtà solo per realizzare quella di Marco Pannella.
E per molti di noi, probabilmente, non è per mezzo di un qualsiasi partito che si risolve
il problema della felicità. Questo è in fondo il problema, e mi dico e vi dico, caro
Massimo, caro Donato, Caro Signor Prado, care compagne e cari compagni, e in particolare
noi che siamo qui da venticinque anni a occuparci del partito radicale (e quindi magari
della felicità di Pannella, piuttosto che per esempio della nostra, per non parlare di
quella dei timoresi): ma non è ora che "questo" Pannella diventi ministro, non
è ora che "questi" radicali, "questa" classe dirigente - quella che
Marco Pannella riconosce come tale, nè più ne meno: al governo ci deve andare lui, e la
squadra se la sceglierà il Mister, o no? - diventi finalmente classe di governo? Non
siamo convinti che questo potrebbe contribuire a cambiare un po' le cose, e anche a fare,
diciamo almeno per un minimo, per un istante, la nostra felicità? Non siamo disposti,
ancora per un anno, anzi per un pugno di mesi, a tentare di fare finanche l'impossibile,
per realizzarlo?
E' facile forse che questo venga scambiato o fatto passare per qualcosa di diverso da
quello che è, per una faida di palazzo e brama di potere per il potere e quant'altro. E'
diventato sempre più facile l'appello ai facili sentimenti, vedi Veltroni che va in
Africa e scrive che "Dio forse è malato", frase dichiaratamente non sua
peraltro, buona sicuramente però per specularci diritti d'autore, per Dio, questo sta al
governo da cinque anni, simulacro di una classe dirigente travolta dalla catastrofe, non
è nemmeno mai stato comunista! e strologa di fame nel mondo? Mi fa venire da vomitare, e
a voi? E allora viva invece l'ideologia rivoluzionaria della Rivoluzione liberista, viva
la manfrina del Terzo Stato, viva ancora una volta invece questo Marco Pannella, questo
Signor Hood che "sulla strada di Pescara/venne assalito dai parenti ingordi/e
scaricò le sue pistole in aria/e regalò le sue parole ai sordi".
Viva noi, che siamo vivi e ancora abbiamo nemmeno più la voglia, ma che sentiamo la
necessità ancora e abbiamo ancora la capacità di lottare, viva ancora Marco Pannella,
che lo "puoi trovare anche quande piove/con un canestro di parole nuove/calpestare
nuove aiuole".
A Chianciano spero ci si arrivi con la consapevolezza che non si tratta di fondare o
rifondare il partito o il movimento. La funzione determina la struttura. Per me, si tratta
di capire come mettere insieme una testuggine romana, al solito mettendo insieme molti
tipi di teste... e capita spesso, in questi frangenti, che le migliori teste di cuoio si
rivelino nello stesso tempo essere delle terribili teste di c.... guardate me!
Ricordo infatti a me stesso, prima ancora che a voi, che io sono l'unico membro del
Comitato che dal Congresso del Partito radicale di Budapest, fino all'ultimo Congresso dei
Club Pannella, è sempre stato eletto nei Consigli federali e generali come capolista di
una lista autonoma, non compilata da Pannella o dalla Direzione o dalla Segreteria: e
vorrei sottolineare questo fatto, nei Consigli federali e generali ai quali quindi VOI mi
avete eletto, come l'unico che è stato eletto (oltre a J.P.Roche) in funzione della
rappresentanza di una qualche autonomia. A ciascuno le sue conclusioni.
La mia autonomia è stata questa, lo spiegherò con un esempio: il consiglio generale dei
Club Pannella di Abano Terme, in vista delle elezioni regionali del 1995 (se non ricordo
male...) nel quale, tra chi diceva bisognasse andare col Polo, chi diceva di no, chi
diceva da soli, la mia opinione era semplicemente che il compito del consiglio allora non
dovesse essere che quello di dare carta bianca a Marco Pannella, con il conforto del
proprio voto ragionato in questo senso. Questa era allora, e questa è ancora oggi. Alle
elezioni online mi auspico di trovare, perché la voterei, una lista (e quindi mi sta bene
una lista) autonoma il cui programma fosse semplicemente "La Legge del Capo: 1. Il
Capo capisce tutto. 2. Nel caso in cui il Capo non dovesse avere capito qualcosa,
rileggere attentamente il punto 1."
Voglio in effetti una testuggine pardon, un partito, di persone che almeno su una cosa si
trovano d'accordo, cioè sulla leadership di Marco Pannella; è uno spartito per violini e
violoncello obbligato. Partito telematico, partito in rete? Sì, certo, ma non è che per
fare questo non servano le persone, i militanti. Le parole, se mai, non bastano più.
Servono i corpi - forse ancora di più adesso che, dopo essere stati le "voci nella
notte" della Radio radicale, sembriamo essere destinati alla smaterializzazione, alla
digitalizzazione e alla trasmissione, alla telematica. Ricordate lo scorso anno, quando
Marco Pannella parlava del "dolce morire per la patria"? Affermazioni
sconvolgenti per molti di noi. Comunque tutti moriamo. Io mi auguro - per me innanzi tutto
- che Marco Pannella viva il più a lungo possibile, perché questo strumento che lui ha
inventato, così egoisticamente, per la sua felicità, questo "partito", ha
contribuito non poco anche alla mia. Cosa succederà, del partito, cosa ne sarà della mia
felicità dopo Marco Pannella io non lo so. Intanto è grazie (o per colpa, in questo
caso) del partito e di Marco Pannella che ho incontrato mia moglie e quindi con mio figlio
per il momento siamo già in tre. Da qualche parte, sono convinto, li incontreremo, altri
quattro gatti radicali, e mi sento allora già più sereno, quindi lunga vita a Marco e
tanta felicità, appuntamento a Chianciano, "arrivederci a presto, e non
mollare".
Grazie a Massimo Lensi, a Donato De Renzis e al Signor Iuri Maria Prado, grazie
naturalmente a Marco Pannella, grazie a tutti per l'attenzione.
--
Gaetano Dentamaro aka Mr.Bittertooth
bittertooth@bittertooth.com
il progetto radicale:
http://www.bittertooth.com/3000/
Perdo e Stravinco, la candidatura di Marco Pannella a Commissario Cee (1988) - testo
integrale:
http://www.bittertooth.com/p-s/index.html
Home Page:
http://www.bittertooth.com

(11 October 2000 18:32)
Caro Dentamaro,
non c'è contraddizione. E' radicale: per cui la voto. E' baracca: per cui non ci vivo
(non so se ci vivrei se non fosse baracca, né so se potrebbe non esserlo: ma questo è un
altro discorso). Apprendo che lei è 25 anni o non so quanto si occupa del partito. Io non
me ne occupo. Non sono iscritto al partito radicale, né sono mai stato iscritto a questa
o quell'escrescenza d'area. A me Pannella al 2% va benissimo, molto meglio che altro all'8
e mezzo ma pervertito e innegrito, femministato, infermierato, donnato, frociato,
dialogato, linguaggiato eccetera. Ma di questo si riparlerà. Scusi la brevità e il dar
troppo per scontato ma ho frettissima. Al piacere di conoscerla. Un cordiale saluto.
I.M. Prado

Antonio Grippo (12 October 2000 13:19):
Temo di non aver perfettamente compreso il "innegrito, infrocito ecc." :-);
tuttavia sono d'accordo con Prado: meglio Pannella leader al 2% che certi 8.5 o 12.
Per la baracca. Se il movimento radicale non e' stato baracca al livello delle altre
baracche, e' merito (o colpa, dipende dai gusti) di Pannella, che lo ha tenuto lontano da
radicamenti vari, strutture partito e democrazie interne assortite.
E adesso che succede?

Massimo Lensi (12 October 2000 13:57):
Il papa ed il re fan la cacca come me
Caro Gaetano,
la tua lettera mi ha fatto rivivere tanti ricordi. E' bella, senza dubbio, ma anche
ingenua, se mi permetti. Bene o male - nella sporadicita' delle nostre frequentazioni -
siamo amici e agli amici si negano magari gli elogi, ma non le critiche.
La mia lettera alla Direzione conteneva una precisa analisi: i Radicali di oggi sono parte
del Palazzo, con fini di mediazione politica. L'appartenenza al Palazzo questo comporta.
La 'censura' che essi ricevono e' una forma di prevaricazione interna alle logiche
numeriche del Palazzo. Se fosse 'esterna', logica vuole che dovrebbero essere intraprese
precise forme di resistenza, anche passiva. Ma per fare cio' occorre un movimento, una
ampia rappresentanza. Che non c'e' e non ci sara'. Devo dire, onestamente, che la loro
parte nel palazzo e' insignificante. Sono i 'meno peggio', ma sono. La loro mediazione, in
un completo vuoto di idee e di iniziative, si snoda certe volte con l'arroganza del
mendicare e non dell'imporre sulla forza di un preciso potere contrattuale (che non hanno)
e che gli dovrebbe provenire dal rappresentare qualcuno o qualcosa.
L'ultima iniziativa che si puo' definir tale e' quella della campagna 'Emma for
President'. Da li' in poi il deserto. O meglio: la politica del 'a seguito di qualcosa':
del Gay Pride, delle beatificazioni, del Rutelli Premier, del Polo birichino e
voltagabbana, dell'Ulivo che dice 'dio e' malato', dell'Italia che nonostante
trentanni di presenza radicale e' sempre la stessa, delle carceri in sommossa,
dell'immigrazione, della RU 486, dei blocchi sociali, della par condicio ecc. ecc. La
citta' delle macerie: citta' di macerie che formano altre citta' di macerie, che a loro
volta rivendono macerie ad altre citta' di macerie. E le costruzioni che non sono macerie
non mostrano alcun lavoro di muratura, e crollano a pezzi. A questo porta la scelta
metodologica dell'ideologia rivoluzionaria contrapposta al regime. Ed e per questo
motivo che anche i 20 referendum sono stati concepiti pur senza un movimento alle spalle,
ma come spot costoso e mediatico. Al seguito delle sinergie del regime, senno non
sentiremmo continuamente dire la colpa e di Berlusconi ecc. ecc.. Ma chi
se ne frega del Berlusconi? Sono stati spesi una fraccata di miliardi per covincerlo a
fare che? Ad allearsi con la Lega?
A quelle mie analisi sui fatti sarebbero gradite risposte adeguate di contro analisi
magari, ma sui fatti non sui sentimenti. Non le aspetto pero' dalla Direzione, i cui
membri sono presi dalla consueta febbre nascondina, un po' vigliaccotta e presuntuosa, che
li porta, ai piani alti di questo stesso sito, a snobbare la suburra che scrive nei Forum,
per poi invitare i 'registrati' a segnalare quale lista gradirebbero tra quelle partorite
dalla loro 'fantasia come forzatura'. Il Re e' Nudo, Gaetano! Ma tu invece mi rispondi con
la poetica degli 'ismi': paternalismi, sentimentalismi e, scusami, infantilismi. Per dirla
con Veltroni (o Don Milani...) pero' 'I care' del partito radicale.
Si'! E' vero, sono stato per anni ed anni membro della dirigenza radicale. E proprio
perche' lo sono stato che mi permetto di criticare a ragion veduta. Ho dedicato
lucidamente vent'anni della mia vita (la meta' di un uomo di mezza eta') non all''amore'
per il leader, ma all'amore per la politica, che mi ha portato, e' ovvio, anche ad
affezionarmi a Marco Pannella. Ma qualsiasi amore non puo' prevaricare la sincerita' di
analisi, che poi cosi' spietate non sono. Spietato, e (auto)-distruttivo e' semmai questo
continuo insistere sugli 'ismi', sull'affetto per l'uomo dai capelli bianchi.
L'avviluppamento sugli 'ismi', che peraltro fa gioco al suo metodo cooptativo,
concentrando l'attenzione sulle relazioni e non sui contenuti, contempla come uniche
possibilita' la mummificazione di un leader ancora in vita o la sua uccisione, non lascia
spazio alcuno alla crescita ne' sua ne' di altri.
E con questa consapevolezza che nei miei lunghi anni di 'dirigenza' ho sempre privilegiato
la mia felicita', se tale puo' esser definita, a quella altrui, di chiunque. Ho cercato
sempre di prendere le distanze dal Torre Argentina 'style of life' e la mia
'dirigenza-militanza' si e' snodata, faticosamente, per dodici anni, in decine di citta':
da Istanbul a Budapest, passando da Madrid, Tel Aviv, Zagabria, Tirana, Bruxelles .... Ma
a Roma ... proprio mi rodeva. Una volta, mi ricordo, non fui invitato dall'allora
segretaria Bonino ad un seminario a Grottaferrata perche' mi ero comportato da discolo ad
un precedente seminario a Sabaudia. Allucinante. Un bel settembre, Residence sulla
spiaggia, cinque giorni chiusi dentro un bunker-discoteca con luci artificiali, a fumare
tre pacchetti di sigarette al giorno e consumare Saridon come mentine. Argomento: non me
lo ricordo piu'! Mi sembra 'i rivoluzionari: professionali o professionisti? Drammatico.
Mi buttai sulle goliardate per sconfiggere lo stress. Lo avrebbe fatto anche Madre Teresa
credo... Ero allora decisamente un ragazzetto, immaturo forse, o direi piuttosto con un
sano istinto per il limite, ed ora da uomo maturo riaffermo che 'non siamo nati per
soffrire'. I famosi ... romantici 'ismi' per l'appunto.
Ma non voglio dilungarmi su questi che sono solo episodi, per di piu' personali. Chi se ne
frega! Ho scritto molto in questi mesi, ma l'ho fatto con un preciso scopo: dare ai
lettori, registrati e non, la possibilita' di capire. Senza piangere o ridere (Sofri). Io
non mi registro e sono sereno in questa scelta, cosi' come lo sono nella decisione di non
venire a Chianciano e di non dare nemmeno cento lire alla 'baracca'. Boicotto, nel mio
piccolo, invitando a boicottare l'inutile. E continuero' a farlo almeno fino al momento in
cui non capiro' che un reale processo interno si sia messo in moto e che il partito si sia
ri-trasformato veramente in un soggetto di intensa lotta politica. Senza barocchismi o
salamelecchi a fini 4 (od anche 10-15-20) per cento. Non e' rivoluzionante il 20 per
cento, se non hai creato nella societa' (quella vera, non quella virtuale) i presupposti
per la lotta contro un regime. E finche' non solo accetti le regole del regime, ma
rivendichi il tuo diritto a usufruirne, crei solo i presupposti per il parassitismo. Che
e' appannaggio, gradito, per mosche cocchiere che puntellano, e basta, il regime, senza
combatterlo. E che la lotta sia sull'antiproibizionismo o sulle liberta' individuali,
nulla cambia. Ti trasformi, come fanno i radicali di oggi, in utili Grilli Parlanti,
sinergici a dare la patente di democrazia al regime. In cambio ovviamente di qualcosa.
Boicottaggi: questa e' e dovrebbe essere la parola d'ordine. Non 'Rivoluzione' per di piu'
Liberale... Si dovrebbe lavorare per portare il 20 per cento per le strade, non alle urne.
NO alle elezioni, NO agli spazi 'concessi' sulla truffaldina RAI, niente sconti. NO a
Pannella Ministro. NO a Bonino Alto Commissario. Lottare. Mettendo in gioco tutto e per
l'ultima volta: o si perde o si vince. Tertium non Datur. Per fare questo pero' occorre
portare metaforicamente 'a Congresso' il 20 per cento (o il 4?) e porre regole precise al
processo di formazione della lotta politica. Ma il dossier 'Caso Italia', per esempio,
dove e' finito? Dormicchia sonnolente tra una riunione Onu e l'altra? E si chiede al
Governo, del 'Caso Italia', di farsi portavoce all'Ecosoc della difesa della ONG Partito
Radicale!!! Suvvia...
Oggi, invece, il partito e' una piccola macchina di mediazione politica ed il Re e' Nudo.
Piu' 'ismi' si producono, pur veri nelle proprie individualita', e piu' cortina fumogena
si butta tra la realta' e la fantasia. E tutto, ma proprio tutto e' reale, vero e come
tale va analizzato: attraverso i fatti, senza sentimentalismi. Sai come si dice a San
Frediano, borgata salace di Firenze?: 'il papa ed il re fan la cacca come me'...
Se Pannella sia felice o meno non lo so. Sarei contento se lo fosse. Nessuno gli nega di
essere un 'grande', nel bene e nel male del suo essere 'uomo', fallace come tutti. I guru
infallibili li lascio volentieri a fare danni in India e nelle chiese... Ma sinceramente
quello che mi interessa non e' la sua felicita' (ancor meno quella del G.D.), ma la mia,
in relazione al 'fare'. Ma proprio ora il postino mi sta portando l'ultimo modello di
paletta al titanio. Oh! Era ora! Posso tornare a fare i miei buchi nella sabbia!
E che queste umili riflessioni di un uomo qualunque di mezza eta, che affronta ogni
giorno i semplici problemi del suo quotidiano, siano presi per quel che sono. Mi
raccomando! Sono solo, lo ripeto, piccoli equivoci senza importanza!
Con affetto, un forte abbraccio a quelli come te, Gaetano.
tuo Massimo, bucaiolo di professione

Sabrina Gasparrini (12 October 2000 23:10)
Io vorrei rivolgere una domanda al signor Iuri Maria Prado, se possibile.
Cosa significa "altro all'otto e mezzo per cento che però è donnato, femministato,
frociato, e quant'altro"?
Siccome credo che sia importante, se le parole hanno un senso, vorrei conoscere quale può
essere il significato di queste affermazioni per Lei.
Grazie.
Un saluto

Gaetano Dentamaro (12 October 2000
15:18)
Caro Massimo,
sul piano dell'analisi, o controanalisi, dei fatti, mi scuso, ma non scendo. E mi scuso
ancora, ma è supponenza la tua, o forse ignoranza delle posizioni che io ho affermato in
questi anni di consigli generali e comitati. Di sentimenti si tratta nella tua lettera,
anzi di risentimenti, e a quelli credo valga la pena di rispondere, perché sei un
compagno.
Come sai, la mia militanza (di un compagno parecchio discolo) si è svolta e si svolge in
quel di Torre Argentina, come in molte altre città d'Italia e altrove, e ha continuato in
questi anni ed è durata nonostante fossi escluso da qualsiasi responsabilità, tanto per
la mia risaputa indegnità morale quanto per il mio rifiuto alla sottoscrizione di certe
regole e procedure proprie della D.R. (Dirigenza Radicale) quanto a suo tempo del G.A.
(Gentlemens' Agreement).
"La politica" ha detto un commercialista barese "è sangue e merda" e
ti assicuro, da Torre Argentina si è in grado di apprezzarlo a pieno. Non mi pare che tu
te ne sia accorto, ma abbiamo cominciato anche a sperimentare, in queste stanze, lo
sciopero della sete collettivo. Naturalmente non eravamo che pedine, e io in special modo,
nella bega di Palazzo tra Pannella e gli altri. Va benissimo, Massimo! Intanto il paese
come tu dici che cos'è?
"... dell'Italia che nonostante trentanni di presenza radicale e' sempre la
stessa, delle carceri in sommossa, dell'immigrazione, della RU 486, dei blocchi sociali,
della par condicio ecc. ecc. La citta' delle macerie: citta' di macerie che formano altre
citta' di macerie, che a loro volta rivendono macerie ad altre citta' di macerie. E le
costruzioni che non sono macerie non mostrano alcun lavoro di muratura, e crollano a
pezzi. A questo porta la scelta metodologica dell'ideologia rivoluzionaria contrapposta al
regime. Ed e per questo motivo che anche i 20 referendum sono stati concepiti pur
senza un movimento alle spalle, ma come spot costoso e mediatico. Al seguito delle
sinergie del regime, senno non sentiremmo continuamente dire la colpa e
di Berlusconi ecc. ecc.. Ma chi se ne frega del Berlusconi? Sono stati spesi una
fraccata di miliardi per covincerlo a fare che? Ad allearsi con la Lega?"
Una presenza radicale al 2%, con il beneplacito di quanti preferiscono questo allo
sporcarsi le mani con la suburra delle Direzioni riunite intorno a Pannella, con il sangue
e la merda dei Capezzone, dei Della Vedova e delle Bernardini. E i 20 referendum, che li
abbiamo persi perché annullati, ma vinti nella maggioranza dei voti espressi, è
naturalmente un risultato di nessuna importanza.
Ecco perché re-intervengo su ciò che mi pare opportuno. La mia analisi è radicalmente
diversa dalla tua, e stop. Ma accetto anche tutto il tuo paternalismo, solo dico che mi
sembra un po' ipocrita cercare tutte queste giustificazioni. Sei un bucaiolo e lo sei
sempre stato? Contento e felice te, contenti tutti. Io bucaiolo non mi ci sento (e dalli!
con questi sentimenti, ritornano sempre fuori) e persino, come ti ho detto, quando scavo
nella sabbia cerco di farne una bella esperienza. Non ti ci ritrovi più nel partito di
Marco Pannella? Succede, Massimo, "lasciamoci così, non è necessario farne un
dramma"... mi ricordo il primo Congresso radicale a cui ho partecipato, a Bologna nel
1977. Parlava Pannella dal podio e dietro di lui due sgallettate che gli fanno da ragazze
pon-pon con urletti di "superstar superstar". Chiedo, ma chi sono quelle? (Sì,
sempre stato un po' ingenuo). "Sono del Coordinamento delle lesbiche".
Contestavano il padre-padrone. Ecco, Massimo, adesso al posto di quelle sgallettate ci sei
tu, e parecchi altri. Pannella va per la sua strada. Io vado con lui. E' consolante, lo
ripeto, sapere che sì, ad una certa distanza, ma tutto sommato, venite anche voi.
Ti abbraccio vecchio bucaiolo, forte anch'io.
--
Gaetano

Mauro Suttora (12 October 2000 17:19)
caro Gaetano,
innanzitutto buona 'baraca' (che come sai in arabo significa 'fortuna'). Il tuo è il più
bel messaggio che abbia letto finora su questo forum (migliore anche di quello del tuo
amato Satrapo, che ha appena risposto a Iuri Prado e che quindi causera' gelosie ai troppi
che dicono di 'amarlo').
Fai bene a criticare: «Cercare sempre di fare il massimo di pulizia proprio dove
abitiamo, e non soltanto nelle sudice case dei Bernabei e dei Monti, o in quelle ipocrite
e ottuse dei "puliti" Biagi e Ronchey, è il nostro modo di essere amici», ha
scritto Pannella nel '73 su Prova radicale, criticando a fondo i suoi amici dell'Espresso.
Non di piaggerie ha bisogno Pannella, ma di gente che abbia l'onestà e il coraggio di
dirgli in faccia quello che pensa. E finora, fra i cosiddetti "dirigenti" (ma è
ridicolo chiamarli così, perché non hanno nulla da dirigere, e non sono stati eletti),
mi pare che soltanto Rita Bernardini lo abbia fatto. Tutti gli altri sono solo capaci di
copiare pedissequamente le sue e-mail trasformandole in 'mozioni'. Un comportamento
imbarazzante, da asilo infantile.
Don Zeno ha fondato a Nomadelfia la "repubblica dei ragazzi". Questo è un
partito (pardon: un'area) in mano ai bambini. Ormai non c'e' piu' alcun adulto fra i
radicali. L'ultimo (Vigevano) se n'e' andato da gran signore, avvertendo che se Marco
continua a decidere le cose all'ultimo momento gli rimarra' appiccicata addosso la nomea
di "inaffidabile". Troppi sono stipendiati, quindi ricattabili dalla perdita del
'posto' (non li biasimo: anch'io sto molto attento alla mia lingua quando parlo col mio
direttore, che puo' licenziarmi).
E qui si arriva a uno dei nodi per un gruppo libertario: i funzionari, chi lavora a tempo
pieno per il partito (o l'area), non può anche esserne un dirigente, perchè non è
psicologicamente libero. Il nucleo originario radicale (Pannella, Stanzani, Teodori,
Spadaccia, Rendi, Mellini, Bandinelli) era formato non da persone che riducono la politica
a mestiere, ma da professionisti che fanno politica per passione. Per divertimento.
Per questo mi sembrava importante l'argomento introdotto in questo forum da Iuri Prado,
sulla politica come mestiere. Ormai c'è in Italia una nomenklatura di decine di migliaia
di persone che hanno degradato la politica a professione (come i preti con la religione, o
le prostitute con il sesso), e il 2% di questi sono radicali. Chiedo scusa alle
prostitute: i politici sono peggio, perchè le tasse per mantenerli sono obbligatorie, e
perché loro pretendono anche di comandarci.
Tu ti sei salvato da questo triste destino, Gaetano, e se scrivi che sei senz'arte né
parte allora vuol dire che non lo sei. Ma oggi Emma & Marco sono diventati una ditta
che dà da mangiare a più di 200 persone. Ed è fatale che il primo obiettivo di queste
persone sia quello di continuare a prendere lo stipendio alla fine del mese, e il secondo
quello di fare carriera.
Ma mi accorgo che sto parlando di politica, mentre come ha giustamente osservato Lensi tu
parli di sentimenti. Ti ricordo un'estate (79? '80?) quando ci siamo conosciuti a una
marcia antimilitarista in Olanda. Eri già pannellato allora, e non ti è passata. Ho
ammirato le tue interviste per strada per la radio, e ricordo quando Sergio Saviane
scrisse un memorabile articolo sull'Espresso sostenendo che tu eri l'unico vero
giornalista d'Italia.
Saviane è uno di quei tanti (troppi) radicali che si sono innamorati di Pannella e che
poi sono passati dall'amore all'odio. Sono meccanismi psicologicamente normali, ma che non
hanno nulla a che fare con la politica. Che è "arte di amministrare la citta'",
e non di far felice Pannella.
Hanno torto Prado e Grippo a proclamare il loro amore per lo stupendo Satrapo mesopotamico
assicurando: "Mi va bene anche se resta al 2%". Non hanno capito che a Pannella
del 2% da mezzo secolo non importa nulla? Fino al 12 giugno '99 si poteva anche sospettare
che fosse un genio matto (come tu dici, Gaetano). Ma da quando la Bonino è diventata il
terzo partito del Nord (che se permettete, cari romani, è più importante dell'8%) è
arrivato il tempo dei ragionieri. Della costruzione, della calma, dei tempi medio-lunghi.
Del 'territorio', probabilmente (anch'io lo odio). Di qualcuno che abbia il coraggio di
dire in faccia a Pannella: basta con le cose improvvisate sempre all'ultimo minuto (come
Chianciano, e lui che deve ridursi a imbonitore dalla radio per attrarre la gente, che
tristezza).
E' troppo facile prendersela con i caporali, caro Iuri, salvando il capo. E' una
scorciatoia scontata, una furbatina, una dinamica tipica dei gruppi carismatici (e delle
dittature: la fronda che fa appello direttamente al capo, contro le miserie della
baracca). La colpa del cane che morde è sempre del padrone, Iuri. E Pannella non si
merita né lusinghe né adulazioni.
Caro Gaetano, hai provato a fare castelli di sabbia, oltre che buchi? E' divertentissimo.
Anche quelli, come i buchi, scompaiono la mattina dopo.
ciao a tutti
Mauro Suttora
Milano (città di merda, beati romani)

Gaetano Dentamaro (13 October 2000 10:38)
Ma oggi il problema è proprio quello del: GOVERNO!
Lo dico a Mauro.... e agli altri. Tu dici: non ci sono più adulti, Vigevano se n'è
andato da gran signore ecc.Peri molti tra di noi, che riflettiamo, e che costituiamo anche
una generazione (Mauro, giornalista di successo; Massimo, alla sua mezza età; l'avvocato
Prado; ecc.) questo è il momento di diventare adulti. Persone che fanno politica per
passione. Il prof. Donato De Renzis potrebbe utilmente ricordarci qui qual'è l'evoluzione
weberiana del partito carismatico (verso la burocratizzazione) ed è forse anche legittimo
che la generazione post-pannellata si ritiri in buon ordine per non correre il rischio: ma
ne deve avere la consapevolezza.
Quanto all'analisi, Vigevano - che per quanto ne so se n'è andato perché Pannella, nel
tirare la corda sulla vendita della Radio rischiava di essere considerato inaffidabile -
aveva torto: Pannella è stato bravo a spuntare ancora qualche miliardo in più.
Rita certo ha avuto un bel coraggio (in tutti i sensi) a chiedere l'autocritica di Marco
dopo le regionali e a contestarlo duramente rinfacciandogli le sue colpe: peccato che
stesse dicendo cazzate!
Io sono convinto - mi esprimerò in queste ore in questo senso qui a Chianciano - che il
problema del progetto politico elettorale del 2001, un progetto che a me interessa perché
sono convinto che sia necessario governare il nostro tempo .... ma ragazzi veramente di
questa retorica non ho tempo non possiamo metterci qui a spiegare che è attraverso le
leggi le istituzioni - in questo momento eccetera! - che che che ......
... nel 2001 e sentite questo che dice Pannella or ora (ore 10.14 sta intervenendo qui a
Chianciano):
" il problema per noi ... come conquistare le condizioni minime necessarie per
affrontare lo scontro elettorale in un regime che è contro il diritto, contro i diritti
(...) per conquistare una posizione di lotta (...) Se avete nel corso dei decenni preso
come slogan, come divisa per il diritto alla vita e la vita del diritto ... "
di questo si tratta (per chi vuole art.4 dell'Atto costitutivo che il Coordinamento ha
approvato ieri: "rilanciare l'iniziativa liberale liberista e libertaria e assicurare
una consistente rappresentanza nel Prossimo Parlamento di eletti radicali capaci di
battersi per l'affermazione del diritto e della legalità del nostro paese e di iscrivere
nella vita istituzionale e politica gli obiettivi e le esigenze del terzo stato dei
produttori e delle partite Iva e degli esclusi e dei non garantiti". Chi non vuole
questo, chi vuole stare, da radicale, "fuori dal Palazzo", chi vuole Pannella al
2% faccia altro, santa Pupa!): e per poterlo fare, probabilmente, non si potrà che
decidere che all'ultimo momento che cosa fare e con chi stare e se stare con qualcuno
sarà possibile, ed inevitabilmente lo si dovrà decidere momento per momento nelle
prossime settimane. Noi diciamo (ma come sempre, Mauro!" COme abbiamo detto e fatto
sempre, signor Prado! Massimo io credo che tu possa dare ampia testimonianza di questo, ma
Mauro può consultare gli archivi del giornale su questo, dal 1983...) questo è il nostro
programma, cvhi vuole venire con noi? La Bonino direbbe, ci sembra sempre d'essere la
pulce che si fa la permanente...
vogliamo allora andare al governo e provarci seriamente? Diventare adulti? E c...., Mauro,
ma io non capisco, al partito ci sono 200 funzionari che vogliono prendere lo stipendio a
fine del mese e fare carriera, e sono solo il 2% (tu dici: ma non è vero, è una cazzata
sociologistica, e la sociologia si fa con cifre e dati e non con le cazzate) del totale
dei funzionari che ci sono. E il 98% quindi serve gli interessi di chi si fotte l'acqua in
Sicilia, i binari delle metro a Milano eccetera eccetera e a voi vi sta bene così?
... Cari compagni -- pensate pure quel che volete, "dietro i cappelli, Gaetano è
impazzito oppure ha fumato", "ma io no non ci sto più e i pazzi siete voi"
....
... Mauro castelli di sabbia? E a Chianciano pensando di andare al governo ... vita
diritto libertà ... sono sogni ad occhi aperti e stanotte ho sognato invece la
guerra di gerusalemme e tre soldati sbranati, e stamattina il corriere della sera aveva
quelle mani insanguinate stampate a colori in prima pagina .. che cosa stiamo facendo?
Domani quel castello di sabbia non ci sarà più ... e allora dovremo ancora innalzarne un
altro ... e poi un altro ancora dopodomani e dopodomani e domani ancora...
...
--
Gaetano

LETTERA APERTA A GAETANO DENTAMARO E A QUANTI CI
SONO
From: Donato De Renzis <d.derenzis@tiscalinet.it>
To: bittertooth@bittertooth.com <bittertooth@bittertooth.com>
Subject:
Date: Monday, October 16, 2000 12:35 PM
Caro Gaetano, innanzitutto lascia che ti ringrazi di cuore, per
l'attenzione che hai voluto prestare ai testi che ho messo sul Forum. La tua
lettera aperta, a prescindere dalla possibile totale o parziale condivisione
di essa mi piace, c'è l'anima e il sentimento e, in qualche modo, potrò
sbagliare, mi pare di cogliere anche una traccia di malinconica
rassegnazione. Le tue riflessioni mi stimolano alle considerazioni che
seguono e che scrivo in forma secca e lapidaria per evitare ogni possibile
oscurità. 1)L'impressione che ricavo dal modo in cui si dibatte sul forum,
che è poi in definitiva lo stesso modo che caratterizza il cosiddetto
dibattito interno all'area radicale, è un modo per il quale ognuno dice la
sua senza che in realtà si tenti realmente un ascolto delle argomentazioni e
delle ragioni degli altri. Non è un buon segno. Ancora aggiungo che lo
spessore delle argomentazioni, mi pare non arricchire di molto, ciò che
magari già crediamo di conoscere. E' un dire molto "interno" che esprime
spesso luoghi Pannelliani con un linguaggio che imita quello di Pannella
senza averne l'energia dei momenti migliori. A tale riguardo lasciami fare
un omaggio a Pannella. Dei discorsi di Pannella una parte si capisce con
relativa chiarezza la restante parte, quella paradossalmente di maggiore
forza evocativa e suggestiva, viene consegnata all'interpretazione se non
dei presenti di certo dei posteri. In fondo a Marco il suo posto nella
storia di questo Paese gli spetta di diritto e come diceva Heirich Heine a
proposito di Hegel, lui, Marco, in qualche modo, condanna gli altri a
interpretarlo. Per cui io credo che ognuno farebbe bene, e meglio, a dire
con il linguaggio che gli è proprio se ne avvantaggerebbe l'utile chiarezza
di tutti e per tutti. Magari così facendo mettiamo a rischio la nostra
nudità e quindi anche le nostre ingenuità e sciocchezze. Ho dedicato grande
parte della mia vita alla passione e all'impegno politico proprio perchè la
"politica" non mi ha mai interessato. La politica non l'ho mai disgiunta
dalla Polis. Ma pensa! viviamo in un mondo in cui a Gerusalemme si scannano
e si può, pacificamente, nei resoconti giornalistici dire: "per duemila anni
si è versato sangue nella città più santa del mondo". E nessuno, Pannella
compreso assume nel suo programma politico il compito della costruzione
della consapevolezza di quanto oscena sia una santità, che continua a
grondare sangue come diecimila, mille, cento, cinquanta, uno, anni, mesi
settimane, giorni, ore, secondi fa! E per tentare di far questo non è
necessario trovarsi a Gerusalemme ma lo si può fare ovunque, perché ovunque
ve n'è bisogno. E' troppo per il nostro realismo politico? E' troppo per gli
uomini d'azione radicali? O forse siamo diventati troppo d'azione e forse
dovremmo fermarci almeno per un momento, riprendere fiato, pensare un po' di
più e poi riprendere l'azione? Io penso che l'azione politica è davvero
azione, se, per esempio, accanto alla riforma in senso maggioritario del
sistema elettorale etc.., riesce a far intravvedere l'oscenità della
violenta e sanguinaria santità, di chi ha trasformato il sentimento
religioso nell'amministrazione e nel governo di esso da parte dei preti di
ogni grande chiesa, edificando così quella "santa asinità", di cui già
diceva G. Bruno, e capace di tanto silenzioso e inavvertito sterminio.
Questo mi era parso il metodo l'ispirazione e l'aspirazione, ma
evidentemente non avevo capito, o avevo capito male.
2) La parola magica è divenuta INTERNET. Perché non chiediamo a Marco a
Emma: ma voi quanto del vostro tempo dedicate alla connessione in rete?
Quanto tempo pensate dedicano i cristi, più o meni ricchi o poveri, come me
per esempio, che nella loro quotidianità lavorano, hanno o non hanno figli
da tirar su, farli studiare e così via, alla connessione in rete. Immaginate
che la vita delle persone consiste nello stare inchiodate alla rete, e lì
dentro, scambiando un'occhiata di qua e di là, costruire le loro scelte
politiche. Insomma, ma è proprio vero che l'offerta politica può essere
trattata come un prodotto, magari ottimo e utile, che si offre al prezzo
migliore e alla qualità migliore? E che sia, se lo sia, Pannella o Bonino a
sostenere tale posizione non sposta di una virgola la questione, al
contrario l'aggrava maledettamente! Consentimi Gaetano: l'enfasi posta su
internet dal gruppo dirigente radicale è una pura e semplice aberrazione,
che in realtà non assicura nessuna partecipazione della base, nessun
confronto e verifica democratica, ma consentirà, e assicurerà, di fatto solo
una gestione minoritaria e centralizzata. Il fatto politico forse è un po'
più semplice e forse, proprio per questo più complesso, come complicate,
complesse e difficili sono le vite che fanno, e di cui si occupa, la
politica. Forse ha ragione Mauro Suttora: è arrivato il tempo dei
ragionieri! Mah! Chi lo sa!
3)Per quanto mi riguarda le cose che avevo da dire le ho detto e forse anche
stradette. Quindi la smetto non senza aggiungere qualche altra parola. Sono
diventato radicale perché ho visto che da quella parte abitava non solo la
ragione politica, ma anche uno straordinaria forza dei sentimenti e della
lealtà. Mi pare invece di vedere molta stimata cortigianeria, tanta
"intelligente" insincerità, un probabile "necessario"
ministerialismo, tanta
diligenza nella proposizione dei dogmi ossessivi della leaderschip. Io non
credo che Pannella non si avveda di tutto questo. Lo sa benissimo, credo che
ne abbia piena consapevolezza. Ma lui è un uomo d'azione e sa che questo può
pagare più di quanto lo possa l'anarchico e incerto peregrinare di tanti di
noi, perché vede solo questa come non dico unica via, ma come una via per la
"Fine". Una volta ad A. Einstein gli venne chiesto di definire la
professione del fisico. Rispose: il fisico è un grande opportunista!
Ovviamente nel senso che sa cogliere le opportunità di conoscenza che la
natura offre. Pannella, rispetto alla politica, credo sia stato anche questo
solo che a volte, forse, si è fatto, e si fa, prendere troppo la mano.
Quello che più mi atterrisce è una politica senz'anima. In questo siamo
davvero entro il quadro che Machiavelli, circa cinquecento anni fa,
spietatamente ha ritratto di noi, per noi.
Carissimo Gaetano io credo che dobbiamo fare uno sforzo per imparare a
pensare che la cosa radicale non è solo di, e opera di, Marco Pannella e
Emma Bonino, è anche nostra. In essa c'è il nostro tempo di vita abbiamo e
quindi vale per noi un diritto legittimo di "proprietà" su di essa e entro
di essa. Il fatto è che non esiste la possibilità di far valere questo
diritto. Non sto rivendicando l'etnia, non ne è mai avute e mai ad alcuna
sono appartenuto compresa quella radicale. Marco vuole che noi ci "diamo",
io penso che le nostre vite vanno invece "prestate". Le vite e il tempo di
vita può essere solo di noi stessi, e se decidiamo di darle e di darlo via
in parte o in tutto, è solo perché senza questo atto, scompare il diritto
alla vita e la vita del diritto: degli altri e di tutti noi.
Un caro saluto,
Donato De Renzis
Un caro saluto
Donato de Renzis

(16 October 2000 13:43)
Caro Donato,
grazie a te che raccogli e semini. Io sono d'accordo con te (da Gerusalemme per
cominciare, a Internet), praticamente solo su una cosa non sottoscrivo: io non sento
affatto il partito radicale come la proprietà di Marco Pannella. Ho detto e stradetto che
trovo straordinarie molte cose (intimamente straordinarie) del Partito radicale e di Marco
Pannella, e che sarà altro di sicuro un partito senza Pannella.
Il nostro tempo di vita è però così breve e le cose da fare
sono tante, anche per chi non ha figli da portare a scuola e cucine da rigovernare, che mi
sembra assolutamente necessario farne un buon uso. Pensa che per unire all'utile il
dilettevole, mi sto organizzando per lavorare da casa col pc - connessione galaflat 24
ore...
Sono stato a Chianciano e ho seguito. Pannella e io :-) abbiamo
ripetuto fino alla nausea che INTERNET (queste elezioni on line ecc.) non sono una
simulazione; stiamo sperimentando e dobbiamo sperimentare. Abbiamo votato contro
l'abbassamento del quorum dei registrati dal 3% (la proposta del moderato Della Vedova
all'1% è stata ribaltata dalla controprova, poi siamo stati sconfitti sulla proposta di
un 2%).
Nei momenti liberi dal dibattito, Marco Pannella, Marco Cappato e
la Emma Bonino li potevi anche trovare, rassegnati ma non vinti, chini sulla stampata dei
messaggi di quei "cinque imbecilli" dei forum, per registrati e no.
Io vorrei che tu Lapo e io...
A Chianciano ho fatto circolare la mia ipotesi, la "Lista che
farei". Io la chiamo (provocatoriamente, goliardicamente) lista "La Legge del
Capo". Ho raccolto consensi e diffidenze.
Il decalogo lo si può leggere a questo indirizzo:
http://www.radicali3000.virtualave.net
Si tratta di rispondere però da subito ad una domanda cruciale: siamo d'accordo sull'atto
costitutivo?
E' un progetto politico elettorale per il 2001.
Vale per quelli che sono convinti che sia necessaria una consistente presenza parlamentare
radicale nel prossimo parlamento (e accetta il rischio che ci possano andare le Bernardini
e i Capezzone, i De Renzis piuttosto che i Mauro Suttora o i Lensi o i Prado; il
sottoscritto Dentamaro no, cari compagni: non aspiro ad andare in Parlamento, non prima
almeno dei quaranta anni).
Con chi?
Con chi ci vuole, il nostro programma è
A, (...)
b, (...)
c, (...)
lo discutiamo e lo sottoscriviamo con chiunque si impegna per realizzarlo
e insomma eccetera eccetera.
http://www.radicali3000.virtualave.net
--
Gaetano