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Lettere aperte: un'antologia radicale

Lettera aperta alla Direzione dei Radicali

Posted by Grazia Galli Lensi/Massimo Lensi on (10 October 2000 17:6) su www.radicali.it/forum


Lettera aperta alla Direzione dei Radicali

Per Marco Pannella, Emma Bonino, Sergio Stanzani, Maurizio Turco, Rita Bernardini, Sergio D'Elia, Benedetto della Vedova, Marco Cappato, Danilo Quinto, Daniele Capezzone.

da Massimo Lensi

I Radicali e Lotta Continua ovvero piccoli equivoci senza importanza

"I barocchi amavano gli equivoci. Calderon e altri con lui elevarono l'equivoco a metafora del mondo. Suppongo li animasse la fiducia che il giorno in cui ci desteremo dal sogno di essere vivi, il nostro equivoco terreno sara' finalmente chiarito. Auguro loro di non aver trovato un Equivoco senza appello. Questo, comunque, si vedra'." (Antonio Tabucchi, Piccoli equivoci senza importanza).

Rimini, novembre 1976: alla conclusione di un lungo, esasperato, congresso Adriano Sofri, leader carismatico di Lotta Continua, prese la parola e di fronte alla platea dei delegati del partito annuncio', forse senza ancora intravederlo concretamente, quel processo politico interno che successivamente prese il nome di 'dissoluzione organizzativa'. Lotta Continua aveva subito il 20 giugno dello stesso anno una decisiva sconfitta elettorale, percepita immediatamente dai militanti di LC come la fine di un intera epoca. Sofri, tra l'altro, disse: "Una volta, quando facevo il ganzetto, mi piaceva moltissimo l'espressione di uno che faceva il filosofo di mestiere, che diceva: ne' ridere, ne' piangere, ma capire. Piu' tardi ho avuto la sensazione netta che si trattasse della piu' grande stronzata che avessi mai sentito nella mia vita e che il problema era esattamente di ridere, piangere e capire. In questo congresso mi pare che tutti siano tornati a ridere a piangere e capire".

Il quotidiano Lotta Continua il giorno seguente titolava 'Apriamo ovunque le contraddizioni. Portiamo ovunque la ricchezza del nostro congresso'. Il partito si spense in quelle giornate riminesi passate a piangere, ridere e capire... Rimase solo il quotidiano per alcuni anni ancora.

La convocazione, in quel novembre 1976, del II. ed ultimo congresso di Lotta Continua, dette la possibilita' al gruppo dirigente di uscire dal decennale percorso rivoluzionario e dalla sua inadeguatezza. Luigi Bobbio nella sua 'Storia di Lotta Continua' (Feltrinelli, 1988) scrive: "La crisi della militanza e' l'espressione di un malessere antico, iniziato molto tempo prima, quando l'adesione alla politica come 'scelta di vita' aveva cominciato a separarsi dalle ragioni e dagli impulsi originari che l'avevano determinata (la ribellione, il movimento) per diventare attivismo e mestiere (pag.172)" ed ancora: "Lo scopo di Sofri e' quello di salvare la continuita' dell'organizzazione (pur nel terremoto), sbarrando la strada a una riflessione sugli errori politici di Lotta Continua e aprendo (con giudizio) la discussione sul 'vissuto' dei compagni e delle compagne (del resto la segreteria nazionale ha gia' ufficialmente proposto - con un gesto che risultera' assai impopolare - i nomi dei compagni che dovranno sostituirla) (pag.175)".

Certe volte la regola dei corsi e ricorsi della storia prende i colori del fantastico e del surreale. Anche equivocando. Ma certe volte accade. Modificando le condizioni politiche, i tempi storici e la situazione contingente, mi sembra di poter affermare che il Movimento radicale negli ultimi mesi ha ripercorso, volontariamente o meno, la stessa strada di Lotta Continua. Due sconfitte elettorali, la successiva analisi di 'non sconfitta' ma solo 'battuta d'arresto', l'incapacita' della militanza (e di parte del gruppo dirigente) di aprire una vera riflessione interna e la ripresa della lotta del movimento sotto la forma di 'avanguardia rivoluzionaria'.

Alcune domande sorgono spontanee. E' veramente questo il processo in corso? E' possibile un franco dialogo con la dirigenza radicale (la leadership) sui futuri assetti ed obiettivi dell'organizzazione? E' prevedibile lo scioglimento (dissoluzione) del movimento come ipotesi di lotta? E' plausibile pensare ad un boicottaggio alle prossime elezioni politiche?

Ieri come oggi la situazione politica non e' mutata: due 'poli' oggi, due partiti (PCI e DC) egemoni allora, compromesso storico allora, par condicio oggi. E conseguente blocco dell'accesso all'informazione. Emma Bonino all'ultima riunione del Comitato ha detto - cito a memoria -: "piu' o meno mi sembra che da trent'anni a questa parte la situazione non sia cambiata e che noi ci troviamo sempre a dire le stesse cose di allora". Vero, ma con una differenza sostanziale: il partito, la 'Cosa', (radicale) da pragmatico (ed annuale) si e' nel frattempo trasformato in ideologico e rivoluzionario (liberista) e quindi e' costretto ad affrontare internamente un nuovo tipo di analisi e una differente forma di confronto con l'esterno. Le masse non esistono piu'. Oggi altre forme di aggregazione sociale prendono vita, ma pur sempre si parla di 'blocchi sociali', di Terzo Stato come elemento fondante e 'praticante' di una Rivoluzione Liberale ('Rivoluzione' che brutta parola! Evoca i gulag sovietici, i laogai 'culturali', le ghigliottine francesi e i tanti Minculpop. Ma poi cos'e' la Rivoluzione? Un piu' preciso patto, una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo roseo messo tra i tanti 'ismi' di questi ultimi secoli, tutti defunti, tranne uno: il liberismo. E per dirla sempre con Rostand: 'Ancora un poco, un poco solo ancora, vedrete: non c'e' dal pianto alla 'rivoluzione' che un brivido'.)

L'ultima riunione del Comitato ha approvato quattro mozioni (quattro possibili commissioni alla prossima 'Assemblea' e quattro liste?) tematiche (informazione, transnazionale, riforma elettorale, organizzazione) dando l'impressione che piu' di un movimento rivoluzionario si tratti ormai di un processo senza forma dove la 'mediazione politica' diviene centralita' metodologica. Se e' vero che molte similitudini di natura antropologica esistono con il periodo precongressuale di LC, e' altrettanto vero che la differenza sta proprio nel metodo. Sempre di 'mediazione politica' pero' si tratta, ma con differenti sfumature. I rivoluzionari radicali puntano il dito contro la fascistizzazione delle istituzioni e la degenerazione del sistema dei partiti, ma ad essi chiedono sostegno contro la richiesta di espulsione dall'ONU da parte della Federazione Russa e per l'introduzione nella finanziaria di una voce di 15 miliardi (al posto dei 10 attuali) per il rinnovo della convenzione di Radio Radicale (nonostante i progetti di privatizzazione in corso della RAI). L'interlocutore per Sofri era il PCI, per Pannella il blocco dei partiti nel suo insieme.

Pannella non vuole rivoluzione, come non la voleva Sofri. Pannella mira ad ottenere per se' il massimo di successi che la muffa politica dei partiti, dei blocchi sociali, delle istituzioni gli puo' concedere. Bonino alto commissario UNHCR, pattuglia di deputati 'rivoluzionari', l'ultima convenzione per RR e forse anche qualcosa di piu'... Il fronte della mediazione lo apre e lo chiude riproponendo la centralita' della battaglia sull'informazione ed invitando alla lotta come 'vissuto e conoscenza': scioperi della sete, della fame. Evocando la lotta nonviolenta senza pero' praticarla? Fa dell'avanguardia della dirigenza la sua consolle di comando. La politica radicale si trasforma in comunicazione mediatica (questo porto' al risultato dell'8 per cento alle europee, ma costo' anche molto. La raccolta di firme sui 20 referendum non fu momento di lotta, ma costo' molti miliardi tra interinali e comunicazione pubblicitaria).

Ed il movimento? Un passo della mozione Stanzani approvata all'ultima riunione del Comitato e' assai illuminante: " Qualora si rendesse necessario modificare in parte, o tutto, il calendario degli appuntamenti fissati con il voto odierno del Comitato, e' delegata alla Direzione tale decisione."

Il Comitato delega alla Direzione l'unica materia organizzativa che gli e' propria. E la stessa Direzione si allarga, su invito (sic) del Comitato, con altri quattro dirigenti necessari a darne pienezza operativa sia in sede politica che in quella organizzativa. Non a caso sono stati invitati a farne parte i due dirigenti che piu' di altri hanno tessuto il movimento, organizzandolo per le raccolte firme e per le campagne elettorali: Maurizio Turco e Rita Bernardini. Con gli altri due 'nuovi' membri, Marco Pannella ed Emma Bonino, la Direzione e' teoricamente completa. E chi ne e' fuori? Assiste. Un movimento, pur piccolo, pero' serve eccome, non tanto per porre in essere iniziative ed ipotesi di lotta politica, quanto per consentire alla Direzione-Avanguardia la presentazione di liste alle prossime elezioni: serve, in breve, a raccogliere le firme. Ma anche il Comitato passa in secondo piano, essendosi ormai concluso il suo ruolo: legittimare la nuova Direzione-Avanguardia.

Pannella con l'analisi post-elettorale, la cosiddetta non-sconfitta (la colpa e' di Berlusconi del 94, i sondaggi ecc.), ha impedito qualsiasi riflessione 'aperta' sulle vicende (interne) a seguito delle burrascose prove del 16 aprile e del 21 maggio, ha legittimato, con la prassi delle auto-convocazioni parlamentari, il Comitato (e solo la Grundnorm Pannella ha questo potere come 'suprema fonte interna di diritto'), che a sua volta ha 'invitato' la formazione di una Direzione-Avanguardia dalle caratteristiche essenziali per continuare la strada intrapresa, senza battute d'arresto di natura critica. A questo punto la trasformazione del Comitato in persona giuridica ai sensi del codice civile (o con uno statuto vero e proprio) assume i toni della 'farsa utile'. La convocazione di una riunione allargata (a tutti...) del Comitato senza pero' possibilita' di voto 'reale' e di presentazione di documenti vincolanti e', per altro verso, la cartina al tornasole che rivela la muffa radicale con fini di 'mediazione politica'. La metafora del rinnovo (rivoluzionario-servizio pubblico) della Convenzione per RR fa il resto. La democrazia interna non solo non ha senso, ma si andrebbe a scontrare con una logica molto precisa: la rappresentanza rivoluzionaria. Un gruppo di partigiani non ha bisogno di votare per decidere se agire o meno. Il dubbio e' che pero' non di partigiani si tratti, ma di un gruppo del Palazzo, dove la mediazione politica sublima la mediazione di potere. Un po' come se gli stessi partigiani chiedessero viveri, armi e munizioni allo stesso regime fascista che intendono, a parole, combattere. Altre volte ho affermato che, nonostante gli effetti collaterali, questa via e' legittima. E lo ripeto. Forse e' anche l'unica forma di sopravvivenza istituzionale per i Radicali della Direzione, per rimanere a galla nella palude italiana. Cio' che si chiede e' solo una cosa: aprire una vera riflessione interna, senza rete, dove si possa mettere sul tavolo del gioco anche lo stesso futuro del movimento. In altre parole: un congresso od una assemblea con poteri decisionali vincolanti. Ora pero'! Non dopo le elezioni politiche. E nemmeno attraverso l'allargamento-aggiustamento del Comitato (con liste pilotate dalla Direzione e forse gia' belle e fatte...).

La storia si ripete? In un articolo, apparso il 9 giugno 1898 sulla prima pagina de "La Stampa", Ernesto Ragazzotti, giornalista e poeta, nota come l'anima moderna sia un'anima febbricitante: "E' la veemenza, l'impeto vertiginoso delle nostre mille dinamo, delle nostre mille turbine che si sono trasfuse in noi? (...) Checché si faccia, a furia di trovarsi viso a viso colla corruzione, o si finisce per esserne nauseati, e allora ci si isola e si è al di fuori di ogni movimento della vita attuale, o si finisce per abituarvisi, e per inerzia, a poco a poco per concessioni, si conchiude con l'essere presi nell'ingranaggio e col cadervici dentro. Costretto a parlare continuamente, anche pel continuo bisogno di stordirsi, l'uomo oggi si è ridotto a sostituire la parola all'idea e la frase al sentimento. L'anima diventa una laringe. E ciò è tanto nello spirito moderno che le nazioni stesse hanno sentito il bisogno di crearsi degli apparati vocali: i Parlamenti.". Sono passati piu' di cento anni dalla pubblicazione di questo articolo che pero' rimane per molti versi, come tutta l'opera di questo scrittore del Lago d'Orta, visionario e preveggente.

Lotta Continua lascio' l'eredita' della dissoluzione organizzativa alle pagine del suo quotidiano. Anche il Partito Radicale avrebbe questa possibilita' con Radio Radicale. La 'Rivoluzione Liberale', come parola d'ordine, ha il compito pero' di scavare un tracciato affascinante di richiami ed evocazioni di giustizia, utili e funzionali a captare il quattro per cento. La Rivoluzione Liberale e' amante vogliosa e un po' puttana. Ma buca la rappresentanza sociale, allontana i ceti sociali di riferimento per difetto di comunicazione. Si adatta mollemente alle leggi elettorali, tutte, scorporando i vizi privati e le pubbliche virtu' di antiche lotte radicali. Si colloca neutrale per raggiungere l'obiettivo: la pattuglia di deputati eletti. Vive di espedienti camuffati come lotta politica. E' un giocattolo, costoso, per pochi intimi. Per dirla con Jonathan Swift: "La Menzogna Politica e' l'arte di convincere il popolo, l'arte di dare a intendere delle falsita' salutari, e tutto cio' per qualche buon fine" (L'Arte della Menzogna Politica, 1733).

Tutto cio' ha un solo preciso scopo, anzi due. Se da un parte e' importante chiarire, secondo analisi ovviamente opinabili e confutabili, che anche i radicali sono parte integrante del Palazzo e soggetti di mediazione politica come arte di benefica menzogna, dall'altra e' utile a riaffermare, ancora una volta, che di elezioni on line non si sta discutendo, ma bensi' di assestamenti organizzativi come quelli che portarono Sofri, nel 1976, a intraprendere, forse senza saperlo, la strada della dissoluzione del partito. Ma almeno LC convoco' un congresso e non una Direzione allargata senza possibilita' di voto... Anche se verra' declamata ai quattro venti come Assemblea Nazionale. E potrebbe anche darsi che l'arte della menzogna aiuti la Direzione fino al punto di concedere all'Assemblea il lusso di votare una 'mozione orientativa non vincolante'.

Cara Direzione,

perche', ti domanderai, ritengo utile rompere un po' i coglioni? Pur sapendo che i miei pensierini sono semplici riflessioni di un uomo qualunque, di mezza eta', con poca esperienza della politica e delle sue meraviglie. E che sono solo 'flatus voci' di fronte alle Grandi Strategie e alle Grandi Fasi Costituenti.

La ragione e' semplice. Non e' per divertimento o protagonismo, ne' per critica fine a se' stessa che mi immolo al delirio interno, e nemmeno perche' la morbosa tentazione di spiare dal buco della serratura sia piu' forte di qualsiasi positiva propensione al suggerimento. Niente di tutto cio'. Rivendico solo la mia natura antipatica e il mio diritto a scavare buchi nella sabbia. Non e' vero che siamo nati per soffrire e contro i "canti nauseabondi del Dio progresso", contro l'etica del lavoro (politico e 'rivoluzionario') rivendico l'ozio: come medicina per combattere la noia di questa politica, e di questi noiosi radicali che quotidianamente offrono al mondo il loro lessico di mediazioni. E con Lessing mi trovo concorde nell'affermare: "Diamoci all'ozio in ogni cosa, fuorché nell'amare e nel bere, fuorché nell'oziare". Ognuno lavora come crede, anche d'immaginazione, e non e' lavoro da tutti...

Piu' che un rammarico per quanto ho scritto e' un rimpianto per cio' che non potro' mai leggere. Ma sono e rimarranno solo piccoli equivoci senza importanza...

Buon ozio anche a voi, cari compagni e care compagne della Direzione, e scusate l'umile ingenuita'.

Massimo

Posted by Phyllis Margaret DYASON on (10 October 2000 21:43)

Le giuste parole per dirlo! Complimenti e un grazie di cuore.

 

Lettera a Pannella; Chianciano, Online e altro - Iuri Maria Prado

Posted by Iuri Maria Prado on (10 October 2000 18:22) su www.radicali.it/forum


Preg.mo Signore
Marco Pannella
R O M A

Milano, 10 Ottobre 2000

Caro Marco,

non so se verrò – come teoricamente mi piacerebbe – a Chianciano. Questa mia, infat-ti, di seguirvi direttamente e personalmente nelle vostre iniziative congressuali, consi-liari, coordinamentali e conventicolari, è un’abitudine che, se pure ultimamente atte-nuata, mi ha provocato esborsi per circa 30 milioni di lire. Spesi benissimo, per quanto mi riguarda. Ma pessimamente per l’utilità vostra, nel senso che se avessi puramente e semplicemente finanziato i vostri movimenti con quella cifra ci avreste guadagnato. Meglio i miei 30 milioni, che me. Sono serissimo.

Chianciano, dunque, non so. Qui due sole cose vorrei dirti (e non so se le direi laggiù, perché ne verrebbero applausi che non voglio).

La prima: che un “produttore”, quale io sono, può guardarvi in due modi. Come con-sumatore di politica: e allora, se sa ed è onesto, vi vota perché siete il meglio. Non sto a spiegare, ché ci capiamo. Ma se va oltre, se entra un po’ dentro di voi, se vuole en-trarci, allora non può impedirsi di capire che qualcosa non fila per il verso giusto.

Ai vostri nemici e avversari la baracca radicale non piace perché è radicale. A me non piace perché è una baracca. Diversa, tanto diversa, e produttrice, e non dissipatrice: ma baracca. Il fatto che non piaccia, ancora, non basta a non votarla. Ma la si vota e basta. Il punto è che a voi il voto basta. E non posso escludere che il fatto che il voto vi basti sia una speciale ragione dei voti che non sono abbastanza. Pure qua, credo, ci capiamo.

Tu, Marco, non accetti che la tua baracca vada presa così com’è, o rifiutata. Si capisce. Ma chi ti vota lo accetta (a me, per esempio, va benissimo). Mentre i baraccati nem-meno lo accettano, ma fruiscono di quella combinazione.

A me non frega nulla (ripeto: mi va bene così, perché io vi voto punto e basta, anche se in maniera un poco più responsabile e implicante rispetto a molti): ma di fatto nel tuo movimento ci sono due modi: o si è scelti da te, con scelte non necessariamente difendibili, o ti si spara in faccia una tal mole di capacità, di talento, di ambizione, di energia derivante da non-produttività, che tu poi t’arrendi a quella forza e concedi lo spazio così conquistato. Nei due casi però, nei due modi, è esclusa ogni forma di legit-timazione personale, ogni forma di accreditamento che prescinda da un tuo benestare, sia concesso spontaneamente o invece obtorto collo.

Dirai (e si dirà): “Ma guardati intorno! Guarda agli altri, alle altre baracche, e vedi un po’ che roba”. Replico: e che cazzo mi frega? Io mica le voto le altre baracche, né ci parlo. Siccome la vostra è radicale, vi voto (utilmente) e inutilmente vi parlo. Per inutil-mente intendo: “indebitamente”. Nel senso che come elettore, rispetto a voi, ho sem-plicemente il diritto di non votarvi.

La seconda cosa: che la baracca davvero non cambia giusto perché ci si inventa que-sta maggiorazione online del Comitato. Per meglio dire: a me questa iniziativa di per sé piace. Non mi piace che sia presentata (come dal vostro coordinatore nazionale, Dott. On. Marco Cappato, è stata presentata) quale iniziativa almeno anche tesa alla ricosti-tuzione democratica del vostro movimento (non infognatevi in distinguo sull’area, sui movimenti, sui soggetti: che è meglio).
All’Assemblea dei Mille il non ancora Onorevole Marco Cappato (ne parlo con affetto anche se lui non lo sa) ammise indebitamente, incalzato da non so più quale scassa-coglioni, che mancanza di democrazia interna, mancanza di soggetti responsabili e re-sponsabilmente deliberanti, revocabili, eccetera, costituivano “un problema”.
Poi, con ulteriore indebito, in sede di filo diretto in www.radicali.it, l’ormai Onorevole Cappato espone che l’iniziativa di elezione online appunto costituirebbe strumento per riparare a quella situazione di presunto difetto.

Devo continuare, Marco? Non continuo.

Piuttosto dico che aggrovigliarsi in giustificazioni e buone presentazioni di una situa-zione, quella della vostra baracca, che probabilmente funziona (come funziona) perché è fatta così, ineluttabilmente così, mi pare uno sforzo inutile e perlopiù (per i più) irri-tante.

Vi scrivevo, anni fa, che ammiro la forza e la civiltà della vostra azione politica. E pure della vostra realtà personale. Ma è un’ammirazione che non diminuisce solo perché si scopre che dopotutto anche la vostra è una baracca. Queste scoperte le lasciamo ai cretini, eh Marco?

Siccome m’accorgo che finora è tutta premessa, chiudo, praticamente senza dire nulla. E chiudo con la faccenda delle elezioni online. E segnatamente rispetto ai modi di ele-zione, con l’avvertimento che la faccenda è del tutto marginale, di per sé, ma rilevante perché nel dettaglio si trova roba buona (o cattiva) che dice bene (o male) anche del resto.

Oh, Marco! Ma che cazzo c’entra, come criterio per escludere (o non scegliere) l’uninominale, la non configurabilità territoriale del collegio? E che c’entra il requisito della personalità del riferimento (la storia personale, eccetera) come ulteriore discrimi-ne? E’ ovvio che in rete la cosa funziona altrimenti, salvo considerare che anche qui si tratti di una iniziativa tradizionale, con partecipazione e candidatura tradizionale, ma che incidentalmente trova sfogo online.

Ma non è così, o per meglio dire non può essere così. In rete io sono “tutto” quel che sono extra-rete più, o meno, quel che sono in rete. Oh, Marco, bada che faccio questo discorso ancora una volta come consumatore della vostra iniziativa, disinteressatamente per così dire: perché come forse remotamente immagini io a candidarmi manco ci penso.

Sono un povero esperto di libertà (rectius: di non-libertà) in Internet, e ti dico dal bas-so di questa esperienza che è proprio quell’assenza di riferimento territoriale, è pro-prio l’assenza di intermediazione ottenuta tramite la mediazione di Internet, è proprio il “quanto” di fiducia offerta-ottenuta in rete che consente, e impone (perché lo determina) l’accreditamento personale. Nella misura (questo è chiaro) in cui lo determina.

Tu parli di “presupposto della conoscenza personale”. Se è questo il criterio, è accettabile. Ma a un patto: che questa vostra iniziativa sia da comprendere adunque in ma-niera diversa. E cioè appunto come un modo di eleggere gente per il tramite della rete. Ma è questo? Vuole essere questo? Ovviamente no. Ed è per questo che – sino a che non mi si dirà che invece è in questi termini minorati e ridimensionati che dovrà intendersi l’iniziativa – io non darò il mio voto. Mentre continuerò a darlo a voi, quando vi presenterete contro i comunisti del Polo e i fascisti dell’Ulivo. E le due cose – il mio non-voto online, e il mio voto a voi – sono la poca cosa che come cittadino posso offrire.

Poi c’è e continua a esserci il resto, di cui si sa o no e di cui si ha memoria o no, senza che serva scriverne (qui).

Ciao, caro Marco. Evviva la libertà. Evviva Marco Pannella, uomo.

Un forte abbraccio.

Tuo,

Iuri

Alla cortese attenzione di Iuri Maria Prado da Marco P

Posted by Marco Pannella on (12 October 2000 14:9)


Roma, 12 Ottobre 2000

Alla cortese attenzione di
Iuri Maria Prado

Caro Iuri,
poche righe che detterò per telefono a qualche compagno che possa inviartele, lontano come sono stanotte da altre possibilità di invio.
Radicate in anni e anni, ormai, di mutua costanza dell'attenzione, le pagine che mi hai inviato mi consentono e costringono a riflessioni nuove. Urgenti, affrettabili, certo, ma non frettolose come necessariamente queste. Verrò quindi rispondendoti mano a mano.
Fotografando insuperati maledetti ruoli, tu puoi per ora votarci o non votarci, io per ora esser votato o no.
Applicato da sempre a sbaraccare e sbaraccarmi, intanto ho da sempre da essere anche un baraccato, sto con anche baraccati e fin troppi intirizziti altrimenti all'addiaccio allargano, sbaraccano o squatterizzano la maledetta baracca.
Ma baracca è forse anche lì dove siamo, spostandoci continuamente, da partigiani di una terra occupata ormai da più generazioni? Ormai dobbiamo fare i conti con una potentissima generazione meticciata ma ideologicamente razzista. Anche noi -d'altra parte- siamo, ben più volontariamente ed estesamente di loro, meticciati, per i tanti che ci hanno raggiunti e raggiungono nei decenni fuggendo o cacciati per essere e lottare liberi. Trasportando magari, in non pochi casi, la "non libertà" o la "libertà" che è in ciascuno di loro, di noi.
Così accade proprio a noi di dover costantemente fare i conti con il rischio di divenire etnia, di far vivere leggi e organizzazioni laiche e
liberali-libertarie in pressoché stato di guerra permanente…
Ma ho dimenticato i limiti del... mezzo. Taglio sottolineando che le osservazioni riconducibili penso a Daniele e Marco e me possono esser preziose per tutti, davvero tutti compresi.


Grazie e ciao, Marco


P.S.
Perché capisca perfino Pietro, a proposito dello sbaraccare sistematico: " un ragionevole sregolamento di tutti i sensi". Ragionevole.
M.

Posted by Donatella Furlan on (10 October 2000 22:14)

Io a Chianciano ci sarò. Spero di incontrare l'avvocato Juri Maria Prado e mi auguro di poter ascoltare un suo intervento.
Juri questa volta la spesa è decisamente modesta, e la tua presenza (soprattutto se "attiva") è molto importante.

Posted by Mauro Suttora on (10 October 2000 19:8)

cianciàno: assemblea aperta a tutti, quindi a nessuno. Buon fegato

 

... "TRASUMANAR E ORGANIZAR" ...

Mi ero ripromesso un lungo e (dis)articolato intervento come contributo a questo dibattito, ma l'ultimo intervento in forma di lettera aperta, di Massimo Lensi oltre e più degli altri mi esonera, con il suo nitore spietato, dal cercare un'altra "piattaforma per il dibattito", come si dice. Per lo stesso motivo ringrazio anche Donato De Renzis, che ha accreditato questa gigantesca sciocchezza (dirà qualcuno) del partito leninista-weberiano, e il Signor Prado, la cui lettera a Marco ugualmente dà un contributo di chiarezza estremo a tutti noi in vista dell'appuntamento di Chianciano.
Giacchè li cito, chiedo a loro per primi, e poi a tutti, naturalmente, di perdonare la spudoratezza di quanto sto per dire e la leggerezza con cui mi accingo a farlo, ma sono membro del Comitato e non posso - non voglio esimermi... l'ho già detto e lo ripeto, intanto è questo Comitato che va sciolto, non se ne può più, vi prego liberatevi di me e di noi, liberateci, facciamo altro ... Una cosa però non posso promettervi: che io non ci sarò.

Di Massimo non condivido il punto di vista, l'analisi di Donato non mi sembra bastare, del Signor Prado (con il quale, se lo permetterà, ci potremo dare del tu ... quando poi, eventualmente, potremo fare le presentazioni), mi sembra chiarissimamente di cogliere una contraddizione così macroscopica che il dubbio m'assale di non aver semplicemente capito nulla di quel che dice: che pure mi sembra invece semplice e chiaro, ed estremamente condivisibile .

Prado: "Ai vostri nemici e avversari la baracca radicale non piace perché è radicale. A me non piace perché è una baracca. (...) Tu, Marco, non accetti che la tua baracca vada presa così com'è, o rifiutata. Si capisce. Ma chi ti vota lo accetta (a me, per esempio, va benissimo). Mentre i baraccati nem-meno lo accettano, ma fruiscono di quella combinazione.".

Allora non capisco proprio, Signor Prado. A Lei la baracca non piace, oppure Le va benissimo? A me sembra che Marco chieda proprio di accettare la baracca come lui la pensa e la vuole, e Lei dice che lo accetta. Le due cose non possano stare contemporaneamente. O vuole affermare che a Lei vanno benissimo le cose che non Le piacciono? Non credo. E allora, da radicale, da militante, da Suo lettore e ascoltatore, ma anche da "baraccato", io sono dispiaciuto. Anch'io vorrei piuttosto non una baracca, ma La chiami come vuole ("casa", "salotto", "paracadute"), che Le consentisse di stare da candidato al Parlamento, a fianco di e con Marco Pannella, per un contributo all'altezza delle necessità del paese, che credo sia alla sua portata. Appunto di un impegno di persone come Lei ha bisogno il paese, o il meno che si possa dire è che, comunque, peggio di quelli che ci sono ora non potrebbe fare, Signor Prado! sarei il primo a sostenerla, una sua candidatura, se ....

Massimo ha scritto invece:

"La democrazia interna non solo non ha senso, ma si andrebbe a scontrare con una logica molto precisa: la rappresentanza rivoluzionaria. Un gruppo di partigiani non ha bisogno di votare per decidere se agire o meno. Il dubbio e' che pero' non di partigiani si tratti, ma di un gruppo del Palazzo, dove la mediazione politica sublima la mediazione di potere. Un po' come se gli stessi partigiani chiedessero viveri, armi e munizioni allo stesso regime fascista che intendono, a parole, combattere. Altre volte ho affermato che, nonostante gli effetti collaterali, questa via e' legittima. E lo ripeto. Forse e' anche l'unica forma di sopravvivenza istituzionale per i Radicali della Direzione, per rimanere a galla nella palude italiana. Cio' che si chiede e' solo una cosa: aprire una vera riflessione interna, senza rete, dove si possa mettere sul tavolo del gioco anche lo stesso futuro del movimento. In altre parole: un congresso od una assemblea con poteri decisionali vincolanti. Ora pero'! Non dopo le elezioni politiche. E nemmeno attraverso l'allargamento-aggiustamento del Comitato (con liste pilotate dalla Direzione e forse gia' belle e fatte...)."

Personalmente sono convinto che, all'alba di questo prossimo 2001, il massimo di bene che il movimento radicale possa sperare nel breve termine, non sia molto di più, anzi sarebbe decisamente tantissimo, una cosa mai vista, che realizzare il progetto che Marco dice di voler perseguire, dice di ritenere possibile: scusate ma ho sentito male, Pannella ha parlato del 10-15-20 per cento? Più comunque dello straordinario risultato delle europee!

Non posso affermare con assoluta certezza che questo sarebbe inevitabilmente un fatto rivoluzionario, ma sicuramente potrebbe essere un successo rivoluzionante, date le premesse... attualmente siamo dati già per morti, siamo annientati, non abbiamo una lira, eccetera. Marco Pannella, lo sanno tutti, lo dice lui stesso, è matto: è possibile che questa volta lo sia davvero "più del solito"? E per fare un "plotone" da 15-20 per cento, le Vecchie Muffe (e non mi riferisco a Sergio Stanzani) e i Giovani Leoni (e non mi riferisco a Daniele Capezzone) della sola Direzione non mi pare che bastino.

Ci sarà bisogno di tutti i Vecchi Leoni e di tutte le Giovani Muffe che riusciremo a trovare. Ci sarà bisogno di un casino di soldi, di un casino di interinali, dovremo raccogliere un casino di firme: ci vorrà un casino di movimento, e di sperare che non sia il movimento piuttosto a trasformarsi in un casino.

Delle dinamiche e dei meccanismi interni ad una Direzione Radicale (D.R.) Massimo è peraltro un conoscitore per essere stato, ai primordi del Partito transnazionale, e dopo, anche un membro delle Direzioni, o mi sbaglio?, o delle Segreterie, magari allargate, comunque parte di quello che allora Marco chiamava "il G.D.", il Gruppo Dirigente con le maiuscole puntate, come il "S.I.M." delle Brigate Rosse (Stato Imperialista delle Multinazionali), e che, mi pare, alcuni tra voi abbiano definito altrimenti, "gentlemen's agreement".

E' vero, quanti anni sono passati adesso, Io invece non ho dimenticato lo stupore e il furore persino con il quale un compagno, che oggi è il segretario del partito trasnazionale, Olivier Dupuis, reagì, una volta, a quel che gli dissi durante una conversazione, dalla quale sono passati 15 (quindici) anni 15, e che vi voglio (mi permetto di) raccontare, perché, con quello che dice Massimo, siamo ancora in fondo allo stesso punto della discussione.

Era dunque il 1985, nel giugno, e la data è rimasta poi nella "Storia" (diciamo in senso morantiano) perché quella sera si giocò a a Bruxelles la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, allo stadio dell'Heysel. Con tutti i suoi avvenimenti, quel giorno e quella discussione mi sono rimasti vividamente impressi nella memoria. Quella mattina il vostro Gaetano Dentamaro aveva appena rinunciato alla brillante opportunità di continuare a farsi arrestare per "renitenza alla leva" (ma io mi ostinavo a dire che era "affermazione di coscienza", contro tutto e contro tutti), e accettato il compromesso di un rinvio offerto dall'autorità giudiziaria militare di La Spezia. A sera, Olivier mi rimproverava, al solito, per la mia inaffidabilità, per il fatto di essere io una testa matta, indisciplinato, inadeguato per un ruolo di partito e di movimento, di organizzazione della campagna e dell'iniziativa. Io tentavo, al solito, di spiegare il mio punto di vista: quel giorno, forse fui particolarmente chiaro, o forse è solo che ricordo quel giorno a causa di quegli avvenimenti e così via, ad ogni modo quello di cui ero e sono tuttora convinto e che credo di ricordare di avergli detto quella sera era questo: che non aveva alcuna importanza, che non ne aveva avuta fin dall'inizio, quel che io avrei deciso al riguardo della "mia" "affermazione di coscienza", rispetto al "partito", perché era evidente che non era la "mia" "affermazione di coscienza" che Pannella aveva scelto o sulla quale avrebbe mai puntato, per farne un caso, per occuparsene.

Invece, la sua sì: ne sarebbe stata l'occasione, e che per quello gli prevedevo una condanna e una detenzione lunga, ben più lunga di quegli undici mesi di "prison ferme" che ha poi scontato, perché lui, che Pannella aveva già eletto ("cooptato"), sarebbe stato dentro a quello che io pensavo essere il suo "disegno": "le cose non cambieranno" dicevo a Olivier "perché i ministri saranno diventati 'radicali', ma potranno forse cominciare a cambiare quando 'dei radicali' saranno diventati ministri; il disegno di Marco è questo, ed è una lotta, anche, per il "potere", e in questa lotta -- dicevo ad Olivier -- io so già che non sarò mai "eletto",perché non mi ha eletto Pannella, non mi ha cooptato: le mie scelte sono già state altre e le sue lo stesso" e avrebbe continuato ad essere così in futuro.

Per questo ritenevo che tu, Olivier, avresti avuto un futuro da "politico" e da "parlamentare europeo" e io no, ammessa e non concessa una parità di capacità specifiche; per questo, rispetto al "partito", e cioè al disegno, presunto, di Marco, io potevo essere tutt'al più un elemento di contorno , se non quando di disturbo, eccetera. Olivier, credo, si arrabbiò moltissimo per queste mie parole, ma mi chiese semplicemente se davvero credevo a quel che stavo dicendo, e io risposi semplicemente di sì e che non credevo affatto che questo fosse un male, che io lo accettavo perfettamente, che la mia era una previsione basata su una constatazione e non un'accusa a lui e meno che mai a Marco di "volere il potere potere", e che, tra l'altro, non sapevo se augurargli, dal punto di vista della sua "felicità", d'avere io piuttosto torto che ragione -- credo comunque di poter dire che è da quella volta in poi che il nostro rapporto è cambiato e la distanza tra noi è andata poi aumentando.

Non so se Olivier vorrà o potrà confermare o smentire e non mi interessa e vi avevo avvertito - sarei stato spudorato, incosciente, leggero.

Sta di fatto che dopo 15 anni Olivier è qui e io sono ancora qui, Massimo anche lui è qui e alla soglia della mezza età si diverte ancora "a scavare buchi nella sabbia". Io pure: non ho fatto altro per tutta l'estate, quando arrivavamo al mare mio figlio Lorenzo mi ordinava: "Scava!" e io scavavo.

Olivier è Olivier e io sono io, e io posso essere verde di rabbia e di bile perché non sono come lui e perché non sono nè parlamentare nè segretario del partito, anzi sono proprio una specie di spiantato senza arte nè parte come usava dire una volta. Ma poi mi capita di osservare Olivier e non posso che constatare che la segreteria del partito il Parlamento europeo nè nessun'altra cadrega gli hanno dato e gli potranno mai dare la felicità, e devo chiedermi, per me sarebbe stato diverso? Credo di no, per chicchessia sano di mente, anzi al contrario, e non ti viene in effetti da tirare un sospiro di sollievo? Però io so ancora oggi, guardando Olivier - con il quale poi io posso essere più o meno "amico" o no, posso "trovarmici" o no - che il motivo per cui siamo radicali, in questo partito e in questo "partito radicale" è perché ci domandiamo ancora come sia possibile dirsi felici, se intanto a Gerusalemme piuttosto che a Belfast, in Sierra Leone o a Timor Est, donne e uomini e vecchi e bambini vengono massacrati in nome di questo piuttosto che di quello, se intanto sai che ci sono dei luoghi e dei momenti nei quali una vita vale un centesimo di euro, se intanto, se, se, se, eccetera eccetera. Partito annuale invece che ideologico? Sì, certo: gli anni passano, gli ideologi pure, solo le nostre battaglie sono ancora le stesse, è "un combat des toutes les libertés", dalla A dell'Aborto e dell'Antiproibizionismo, alla Z di Zoofilia, in un tempo che è diventato reale mentre lo spazio si è fatto virtuale, cibernetico: scusi, a che bit comincia il prossimo sciopero della sete? Per che cos'è stavolta, vorrei iscrivermi.

Pannella è riuscito in un'operazione politica davvero straordinaria, incredibile. In "La fantasia come necessità" scriveva, già nel '73: "... e dopo cinquant'anni, quasi, di lotta politica - e di felicità: qua vi fotto tutti!". Credo che in questo inciso ci sia appunto la sintesi di questa operazione. Pannella non ha creato il partito a sua immagine e somiglianza, ma un partito che misura il proprio successo con il metro della felicità del suo leader! Un partito che dopo quarantacinque anni (ma per Pannella erano 50, già nel '73) di fatto nemmeno esiste, se non perché Pannella riesce a convincere un insieme di persone, di volta in volta variamente identificatibili, e che di per sè, per loro natura o dichiarate inclinazioni, potrebbero "essere felici" solo se si occupassero di altro, di essere gruppo, "classe dirigente".

Un partito, un gruppo, una classe dirigente che non esistono, possono mai essere la "sola alternativa possibile" di governo di un paese, di una società, del nostro tempo? Dovrebbe essere altamente improbabile... ed ecco che Pannella ci spiega che, weberianamente e anche oltre, la politica è creare il possibile invece di consumare il probabile, " O NON E'." Ma per tutti noi, che da dieci, venti o cinquant'anni, ce lo sorbiamo, è davvero impossibile che la felicità si realizzi per mezzo di un partito che serve in realtà solo per realizzare quella di Marco Pannella.

E per molti di noi, probabilmente, non è per mezzo di un qualsiasi partito che si risolve il problema della felicità. Questo è in fondo il problema, e mi dico e vi dico, caro Massimo, caro Donato, Caro Signor Prado, care compagne e cari compagni, e in particolare noi che siamo qui da venticinque anni a occuparci del partito radicale (e quindi magari della felicità di Pannella, piuttosto che per esempio della nostra, per non parlare di quella dei timoresi): ma non è ora che "questo" Pannella diventi ministro, non è ora che "questi" radicali, "questa" classe dirigente - quella che Marco Pannella riconosce come tale, nè più ne meno: al governo ci deve andare lui, e la squadra se la sceglierà il Mister, o no? - diventi finalmente classe di governo? Non siamo convinti che questo potrebbe contribuire a cambiare un po' le cose, e anche a fare, diciamo almeno per un minimo, per un istante, la nostra felicità? Non siamo disposti, ancora per un anno, anzi per un pugno di mesi, a tentare di fare finanche l'impossibile, per realizzarlo?

E' facile forse che questo venga scambiato o fatto passare per qualcosa di diverso da quello che è, per una faida di palazzo e brama di potere per il potere e quant'altro. E' diventato sempre più facile l'appello ai facili sentimenti, vedi Veltroni che va in Africa e scrive che "Dio forse è malato", frase dichiaratamente non sua peraltro, buona sicuramente però per specularci diritti d'autore, per Dio, questo sta al governo da cinque anni, simulacro di una classe dirigente travolta dalla catastrofe, non è nemmeno mai stato comunista! e strologa di fame nel mondo? Mi fa venire da vomitare, e a voi? E allora viva invece l'ideologia rivoluzionaria della Rivoluzione liberista, viva la manfrina del Terzo Stato, viva ancora una volta invece questo Marco Pannella, questo Signor Hood che "sulla strada di Pescara/venne assalito dai parenti ingordi/e scaricò le sue pistole in aria/e regalò le sue parole ai sordi".

Viva noi, che siamo vivi e ancora abbiamo nemmeno più la voglia, ma che sentiamo la necessità ancora e abbiamo ancora la capacità di lottare, viva ancora Marco Pannella, che lo "puoi trovare anche quande piove/con un canestro di parole nuove/calpestare nuove aiuole".

A Chianciano spero ci si arrivi con la consapevolezza che non si tratta di fondare o rifondare il partito o il movimento. La funzione determina la struttura. Per me, si tratta di capire come mettere insieme una testuggine romana, al solito mettendo insieme molti tipi di teste... e capita spesso, in questi frangenti, che le migliori teste di cuoio si rivelino nello stesso tempo essere delle terribili teste di c.... guardate me!

Ricordo infatti a me stesso, prima ancora che a voi, che io sono l'unico membro del Comitato che dal Congresso del Partito radicale di Budapest, fino all'ultimo Congresso dei Club Pannella, è sempre stato eletto nei Consigli federali e generali come capolista di una lista autonoma, non compilata da Pannella o dalla Direzione o dalla Segreteria: e vorrei sottolineare questo fatto, nei Consigli federali e generali ai quali quindi VOI mi avete eletto, come l'unico che è stato eletto (oltre a J.P.Roche) in funzione della rappresentanza di una qualche autonomia. A ciascuno le sue conclusioni.

La mia autonomia è stata questa, lo spiegherò con un esempio: il consiglio generale dei Club Pannella di Abano Terme, in vista delle elezioni regionali del 1995 (se non ricordo male...) nel quale, tra chi diceva bisognasse andare col Polo, chi diceva di no, chi diceva da soli, la mia opinione era semplicemente che il compito del consiglio allora non dovesse essere che quello di dare carta bianca a Marco Pannella, con il conforto del proprio voto ragionato in questo senso. Questa era allora, e questa è ancora oggi. Alle elezioni online mi auspico di trovare, perché la voterei, una lista (e quindi mi sta bene una lista) autonoma il cui programma fosse semplicemente "La Legge del Capo: 1. Il Capo capisce tutto. 2. Nel caso in cui il Capo non dovesse avere capito qualcosa, rileggere attentamente il punto 1."


Voglio in effetti una testuggine pardon, un partito, di persone che almeno su una cosa si trovano d'accordo, cioè sulla leadership di Marco Pannella; è uno spartito per violini e violoncello obbligato. Partito telematico, partito in rete? Sì, certo, ma non è che per fare questo non servano le persone, i militanti. Le parole, se mai, non bastano più. Servono i corpi - forse ancora di più adesso che, dopo essere stati le "voci nella notte" della Radio radicale, sembriamo essere destinati alla smaterializzazione, alla digitalizzazione e alla trasmissione, alla telematica. Ricordate lo scorso anno, quando Marco Pannella parlava del "dolce morire per la patria"? Affermazioni sconvolgenti per molti di noi. Comunque tutti moriamo. Io mi auguro - per me innanzi tutto - che Marco Pannella viva il più a lungo possibile, perché questo strumento che lui ha inventato, così egoisticamente, per la sua felicità, questo "partito", ha contribuito non poco anche alla mia. Cosa succederà, del partito, cosa ne sarà della mia felicità dopo Marco Pannella io non lo so. Intanto è grazie (o per colpa, in questo caso) del partito e di Marco Pannella che ho incontrato mia moglie e quindi con mio figlio per il momento siamo già in tre. Da qualche parte, sono convinto, li incontreremo, altri quattro gatti radicali, e mi sento allora già più sereno, quindi lunga vita a Marco e tanta felicità, appuntamento a Chianciano, "arrivederci a presto, e non mollare".

Grazie a Massimo Lensi, a Donato De Renzis e al Signor Iuri Maria Prado, grazie naturalmente a Marco Pannella, grazie a tutti per l'attenzione.

--
Gaetano Dentamaro aka Mr.Bittertooth
bittertooth@bittertooth.com
il progetto radicale:
http://www.bittertooth.com/3000/
Perdo e Stravinco, la candidatura di Marco Pannella a Commissario Cee (1988) - testo integrale:
http://www.bittertooth.com/p-s/index.html
Home Page:
http://www.bittertooth.com

(11 October 2000 18:32)
Caro Dentamaro,
non c'è contraddizione. E' radicale: per cui la voto. E' baracca: per cui non ci vivo (non so se ci vivrei se non fosse baracca, né so se potrebbe non esserlo: ma questo è un altro discorso). Apprendo che lei è 25 anni o non so quanto si occupa del partito. Io non me ne occupo. Non sono iscritto al partito radicale, né sono mai stato iscritto a questa o quell'escrescenza d'area. A me Pannella al 2% va benissimo, molto meglio che altro all'8 e mezzo ma pervertito e innegrito, femministato, infermierato, donnato, frociato, dialogato, linguaggiato eccetera. Ma di questo si riparlerà. Scusi la brevità e il dar troppo per scontato ma ho frettissima. Al piacere di conoscerla. Un cordiale saluto.
I.M. Prado

Antonio Grippo (12 October 2000 13:19):
Temo di non aver perfettamente compreso il "innegrito, infrocito ecc." :-); tuttavia sono d'accordo con Prado: meglio Pannella leader al 2% che certi 8.5 o 12.

Per la baracca. Se il movimento radicale non e' stato baracca al livello delle altre baracche, e' merito (o colpa, dipende dai gusti) di Pannella, che lo ha tenuto lontano da radicamenti vari, strutture partito e democrazie interne assortite.

E adesso che succede?

Massimo Lensi (12 October 2000 13:57):
Il papa ed il re fan la cacca come me’

Caro Gaetano,

la tua lettera mi ha fatto rivivere tanti ricordi. E' bella, senza dubbio, ma anche ingenua, se mi permetti. Bene o male - nella sporadicita' delle nostre frequentazioni - siamo amici e agli amici si negano magari gli elogi, ma non le critiche.

La mia lettera alla Direzione conteneva una precisa analisi: i Radicali di oggi sono parte del Palazzo, con fini di mediazione politica. L'appartenenza al Palazzo questo comporta. La 'censura' che essi ricevono e' una forma di prevaricazione interna alle logiche numeriche del Palazzo. Se fosse 'esterna', logica vuole che dovrebbero essere intraprese precise forme di resistenza, anche passiva. Ma per fare cio' occorre un movimento, una ampia rappresentanza. Che non c'e' e non ci sara'. Devo dire, onestamente, che la loro parte nel palazzo e' insignificante. Sono i 'meno peggio', ma sono. La loro mediazione, in un completo vuoto di idee e di iniziative, si snoda certe volte con l'arroganza del mendicare e non dell'imporre sulla forza di un preciso potere contrattuale (che non hanno) e che gli dovrebbe provenire dal rappresentare qualcuno o qualcosa.

L'ultima iniziativa che si puo' definir tale e' quella della campagna 'Emma for President'. Da li' in poi il deserto. O meglio: la politica del 'a seguito di qualcosa': del Gay Pride, delle beatificazioni, del Rutelli Premier, del Polo birichino e voltagabbana, dell'Ulivo che dice 'dio e' malato', dell'Italia che nonostante trent’anni di presenza radicale e' sempre la stessa, delle carceri in sommossa, dell'immigrazione, della RU 486, dei blocchi sociali, della par condicio ecc. ecc. La citta' delle macerie: citta' di macerie che formano altre citta' di macerie, che a loro volta rivendono macerie ad altre citta' di macerie. E le costruzioni che non sono macerie non mostrano alcun lavoro di muratura, e crollano a pezzi. A questo porta la scelta metodologica dell'ideologia rivoluzionaria contrapposta al regime. Ed e’ per questo motivo che anche i 20 referendum sono stati concepiti pur senza un movimento alle spalle, ma come spot costoso e mediatico. Al seguito delle sinergie del regime, senno’ non sentiremmo continuamente dire ‘la colpa e’ di Berlusconi ecc. ecc.’. Ma chi se ne frega del Berlusconi? Sono stati spesi una fraccata di miliardi per covincerlo a fare che? Ad allearsi con la Lega?

A quelle mie analisi sui fatti sarebbero gradite risposte adeguate di contro analisi magari, ma sui fatti non sui sentimenti. Non le aspetto pero' dalla Direzione, i cui membri sono presi dalla consueta febbre nascondina, un po' vigliaccotta e presuntuosa, che li porta, ai piani alti di questo stesso sito, a snobbare la suburra che scrive nei Forum, per poi invitare i 'registrati' a segnalare quale lista gradirebbero tra quelle partorite dalla loro 'fantasia come forzatura'. Il Re e' Nudo, Gaetano! Ma tu invece mi rispondi con la poetica degli 'ismi': paternalismi, sentimentalismi e, scusami, infantilismi. Per dirla con Veltroni (o Don Milani...) pero' 'I care' del partito radicale.

Si'! E' vero, sono stato per anni ed anni membro della dirigenza radicale. E proprio perche' lo sono stato che mi permetto di criticare a ragion veduta. Ho dedicato lucidamente vent'anni della mia vita (la meta' di un uomo di mezza eta') non all''amore' per il leader, ma all'amore per la politica, che mi ha portato, e' ovvio, anche ad affezionarmi a Marco Pannella. Ma qualsiasi amore non puo' prevaricare la sincerita' di analisi, che poi cosi' spietate non sono. Spietato, e (auto)-distruttivo e' semmai questo continuo insistere sugli 'ismi', sull'affetto per l'uomo dai capelli bianchi. L'avviluppamento sugli 'ismi', che peraltro fa gioco al suo metodo cooptativo, concentrando l'attenzione sulle relazioni e non sui contenuti, contempla come uniche possibilita' la mummificazione di un leader ancora in vita o la sua uccisione, non lascia spazio alcuno alla crescita ne' sua ne' di altri.

E con questa consapevolezza che nei miei lunghi anni di 'dirigenza' ho sempre privilegiato la mia felicita', se tale puo' esser definita, a quella altrui, di chiunque. Ho cercato sempre di prendere le distanze dal Torre Argentina 'style of life' e la mia 'dirigenza-militanza' si e' snodata, faticosamente, per dodici anni, in decine di citta': da Istanbul a Budapest, passando da Madrid, Tel Aviv, Zagabria, Tirana, Bruxelles .... Ma a Roma ... proprio mi rodeva. Una volta, mi ricordo, non fui invitato dall'allora segretaria Bonino ad un seminario a Grottaferrata perche' mi ero comportato da discolo ad un precedente seminario a Sabaudia. Allucinante. Un bel settembre, Residence sulla spiaggia, cinque giorni chiusi dentro un bunker-discoteca con luci artificiali, a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno e consumare Saridon come mentine. Argomento: non me lo ricordo piu'! Mi sembra 'i rivoluzionari: professionali o professionisti? Drammatico. Mi buttai sulle goliardate per sconfiggere lo stress. Lo avrebbe fatto anche Madre Teresa credo... Ero allora decisamente un ragazzetto, immaturo forse, o direi piuttosto con un sano istinto per il limite, ed ora da uomo maturo riaffermo che 'non siamo nati per soffrire'. I famosi ... romantici 'ismi' per l'appunto.

Ma non voglio dilungarmi su questi che sono solo episodi, per di piu' personali. Chi se ne frega! Ho scritto molto in questi mesi, ma l'ho fatto con un preciso scopo: dare ai lettori, registrati e non, la possibilita' di capire. Senza piangere o ridere (Sofri). Io non mi registro e sono sereno in questa scelta, cosi' come lo sono nella decisione di non venire a Chianciano e di non dare nemmeno cento lire alla 'baracca'. Boicotto, nel mio piccolo, invitando a boicottare l'inutile. E continuero' a farlo almeno fino al momento in cui non capiro' che un reale processo interno si sia messo in moto e che il partito si sia ri-trasformato veramente in un soggetto di intensa lotta politica. Senza barocchismi o salamelecchi a fini 4 (od anche 10-15-20) per cento. Non e' rivoluzionante il 20 per cento, se non hai creato nella societa' (quella vera, non quella virtuale) i presupposti per la lotta contro un regime. E finche' non solo accetti le regole del regime, ma rivendichi il tuo diritto a usufruirne, crei solo i presupposti per il parassitismo. Che e' appannaggio, gradito, per mosche cocchiere che puntellano, e basta, il regime, senza combatterlo. E che la lotta sia sull'antiproibizionismo o sulle liberta' individuali, nulla cambia. Ti trasformi, come fanno i radicali di oggi, in utili Grilli Parlanti, sinergici a dare la patente di democrazia al regime. In cambio ovviamente di qualcosa. Boicottaggi: questa e' e dovrebbe essere la parola d'ordine. Non 'Rivoluzione' per di piu' Liberale... Si dovrebbe lavorare per portare il 20 per cento per le strade, non alle urne. NO alle elezioni, NO agli spazi 'concessi' sulla truffaldina RAI, niente sconti. NO a Pannella Ministro. NO a Bonino Alto Commissario. Lottare. Mettendo in gioco tutto e per l'ultima volta: o si perde o si vince. Tertium non Datur. Per fare questo pero' occorre portare metaforicamente 'a Congresso' il 20 per cento (o il 4?) e porre regole precise al processo di formazione della lotta politica. Ma il dossier 'Caso Italia', per esempio, dove e' finito? Dormicchia sonnolente tra una riunione Onu e l'altra? E si chiede al Governo, del 'Caso Italia', di farsi portavoce all'Ecosoc della difesa della ONG Partito Radicale!!! Suvvia...

Oggi, invece, il partito e' una piccola macchina di mediazione politica ed il Re e' Nudo. Piu' 'ismi' si producono, pur veri nelle proprie individualita', e piu' cortina fumogena si butta tra la realta' e la fantasia. E tutto, ma proprio tutto e' reale, vero e come tale va analizzato: attraverso i fatti, senza sentimentalismi. Sai come si dice a San Frediano, borgata salace di Firenze?: 'il papa ed il re fan la cacca come me'...

Se Pannella sia felice o meno non lo so. Sarei contento se lo fosse. Nessuno gli nega di essere un 'grande', nel bene e nel male del suo essere 'uomo', fallace come tutti. I guru infallibili li lascio volentieri a fare danni in India e nelle chiese... Ma sinceramente quello che mi interessa non e' la sua felicita' (ancor meno quella del G.D.), ma la mia, in relazione al 'fare'. Ma proprio ora il postino mi sta portando l'ultimo modello di paletta al titanio. Oh! Era ora! Posso tornare a fare i miei buchi nella sabbia!

E che queste umili riflessioni di un uomo qualunque di mezza eta’, che affronta ogni giorno i semplici problemi del suo quotidiano, siano presi per quel che sono. Mi raccomando! Sono solo, lo ripeto, piccoli equivoci senza importanza!

Con affetto, un forte abbraccio a quelli come te, Gaetano.

tuo Massimo, bucaiolo di professione

Sabrina Gasparrini (12 October 2000 23:10)
Io vorrei rivolgere una domanda al signor Iuri Maria Prado, se possibile.
Cosa significa "altro all'otto e mezzo per cento che però è donnato, femministato, frociato, e quant'altro"?

Siccome credo che sia importante, se le parole hanno un senso, vorrei conoscere quale può essere il significato di queste affermazioni per Lei.

Grazie.
Un saluto

Gaetano Dentamaro (12 October 2000 15:18)
Caro Massimo,

sul piano dell'analisi, o controanalisi, dei fatti, mi scuso, ma non scendo. E mi scuso ancora, ma è supponenza la tua, o forse ignoranza delle posizioni che io ho affermato in questi anni di consigli generali e comitati. Di sentimenti si tratta nella tua lettera, anzi di risentimenti, e a quelli credo valga la pena di rispondere, perché sei un compagno.
Come sai, la mia militanza (di un compagno parecchio discolo) si è svolta e si svolge in quel di Torre Argentina, come in molte altre città d'Italia e altrove, e ha continuato in questi anni ed è durata nonostante fossi escluso da qualsiasi responsabilità, tanto per la mia risaputa indegnità morale quanto per il mio rifiuto alla sottoscrizione di certe regole e procedure proprie della D.R. (Dirigenza Radicale) quanto a suo tempo del G.A. (Gentlemens' Agreement).

"La politica" ha detto un commercialista barese "è sangue e merda" e ti assicuro, da Torre Argentina si è in grado di apprezzarlo a pieno. Non mi pare che tu te ne sia accorto, ma abbiamo cominciato anche a sperimentare, in queste stanze, lo sciopero della sete collettivo. Naturalmente non eravamo che pedine, e io in special modo, nella bega di Palazzo tra Pannella e gli altri. Va benissimo, Massimo! Intanto il paese come tu dici che cos'è?

"... dell'Italia che nonostante trent’anni di presenza radicale e' sempre la stessa, delle carceri in sommossa, dell'immigrazione, della RU 486, dei blocchi sociali, della par condicio ecc. ecc. La citta' delle macerie: citta' di macerie che formano altre citta' di macerie, che a loro volta rivendono macerie ad altre citta' di macerie. E le costruzioni che non sono macerie non mostrano alcun lavoro di muratura, e crollano a pezzi. A questo porta la scelta metodologica dell'ideologia rivoluzionaria contrapposta al regime. Ed e’ per questo motivo che anche i 20 referendum sono stati concepiti pur senza un movimento alle spalle, ma come spot costoso e mediatico. Al seguito delle sinergie del regime, senno’ non sentiremmo continuamente dire ‘la colpa e’ di Berlusconi ecc. ecc.’. Ma chi se ne frega del Berlusconi? Sono stati spesi una fraccata di miliardi per covincerlo a fare che? Ad allearsi con la Lega?"

Una presenza radicale al 2%, con il beneplacito di quanti preferiscono questo allo sporcarsi le mani con la suburra delle Direzioni riunite intorno a Pannella, con il sangue e la merda dei Capezzone, dei Della Vedova e delle Bernardini. E i 20 referendum, che li abbiamo persi perché annullati, ma vinti nella maggioranza dei voti espressi, è naturalmente un risultato di nessuna importanza.

Ecco perché re-intervengo su ciò che mi pare opportuno. La mia analisi è radicalmente diversa dalla tua, e stop. Ma accetto anche tutto il tuo paternalismo, solo dico che mi sembra un po' ipocrita cercare tutte queste giustificazioni. Sei un bucaiolo e lo sei sempre stato? Contento e felice te, contenti tutti. Io bucaiolo non mi ci sento (e dalli! con questi sentimenti, ritornano sempre fuori) e persino, come ti ho detto, quando scavo nella sabbia cerco di farne una bella esperienza. Non ti ci ritrovi più nel partito di Marco Pannella? Succede, Massimo, "lasciamoci così, non è necessario farne un dramma"... mi ricordo il primo Congresso radicale a cui ho partecipato, a Bologna nel 1977. Parlava Pannella dal podio e dietro di lui due sgallettate che gli fanno da ragazze pon-pon con urletti di "superstar superstar". Chiedo, ma chi sono quelle? (Sì, sempre stato un po' ingenuo). "Sono del Coordinamento delle lesbiche". Contestavano il padre-padrone. Ecco, Massimo, adesso al posto di quelle sgallettate ci sei tu, e parecchi altri. Pannella va per la sua strada. Io vado con lui. E' consolante, lo ripeto, sapere che sì, ad una certa distanza, ma tutto sommato, venite anche voi.

Ti abbraccio vecchio bucaiolo, forte anch'io.

--
Gaetano

Mauro Suttora (12 October 2000 17:19)


caro Gaetano,
innanzitutto buona 'baraca' (che come sai in arabo significa 'fortuna'). Il tuo è il più bel messaggio che abbia letto finora su questo forum (migliore anche di quello del tuo amato Satrapo, che ha appena risposto a Iuri Prado e che quindi causera' gelosie ai troppi che dicono di 'amarlo').
Fai bene a criticare: «Cercare sempre di fare il massimo di pulizia proprio dove abitiamo, e non soltanto nelle sudice case dei Bernabei e dei Monti, o in quelle ipocrite e ottuse dei "puliti" Biagi e Ronchey, è il nostro modo di essere amici», ha scritto Pannella nel '73 su Prova radicale, criticando a fondo i suoi amici dell'Espresso.

Non di piaggerie ha bisogno Pannella, ma di gente che abbia l'onestà e il coraggio di dirgli in faccia quello che pensa. E finora, fra i cosiddetti "dirigenti" (ma è ridicolo chiamarli così, perché non hanno nulla da dirigere, e non sono stati eletti), mi pare che soltanto Rita Bernardini lo abbia fatto. Tutti gli altri sono solo capaci di copiare pedissequamente le sue e-mail trasformandole in 'mozioni'. Un comportamento imbarazzante, da asilo infantile.

Don Zeno ha fondato a Nomadelfia la "repubblica dei ragazzi". Questo è un partito (pardon: un'area) in mano ai bambini. Ormai non c'e' piu' alcun adulto fra i radicali. L'ultimo (Vigevano) se n'e' andato da gran signore, avvertendo che se Marco continua a decidere le cose all'ultimo momento gli rimarra' appiccicata addosso la nomea di "inaffidabile". Troppi sono stipendiati, quindi ricattabili dalla perdita del 'posto' (non li biasimo: anch'io sto molto attento alla mia lingua quando parlo col mio direttore, che puo' licenziarmi).

E qui si arriva a uno dei nodi per un gruppo libertario: i funzionari, chi lavora a tempo pieno per il partito (o l'area), non può anche esserne un dirigente, perchè non è psicologicamente libero. Il nucleo originario radicale (Pannella, Stanzani, Teodori, Spadaccia, Rendi, Mellini, Bandinelli) era formato non da persone che riducono la politica a mestiere, ma da professionisti che fanno politica per passione. Per divertimento.

Per questo mi sembrava importante l'argomento introdotto in questo forum da Iuri Prado, sulla politica come mestiere. Ormai c'è in Italia una nomenklatura di decine di migliaia di persone che hanno degradato la politica a professione (come i preti con la religione, o le prostitute con il sesso), e il 2% di questi sono radicali. Chiedo scusa alle prostitute: i politici sono peggio, perchè le tasse per mantenerli sono obbligatorie, e perché loro pretendono anche di comandarci.

Tu ti sei salvato da questo triste destino, Gaetano, e se scrivi che sei senz'arte né parte allora vuol dire che non lo sei. Ma oggi Emma & Marco sono diventati una ditta che dà da mangiare a più di 200 persone. Ed è fatale che il primo obiettivo di queste persone sia quello di continuare a prendere lo stipendio alla fine del mese, e il secondo quello di fare carriera.

Ma mi accorgo che sto parlando di politica, mentre come ha giustamente osservato Lensi tu parli di sentimenti. Ti ricordo un'estate (79? '80?) quando ci siamo conosciuti a una marcia antimilitarista in Olanda. Eri già pannellato allora, e non ti è passata. Ho ammirato le tue interviste per strada per la radio, e ricordo quando Sergio Saviane scrisse un memorabile articolo sull'Espresso sostenendo che tu eri l'unico vero giornalista d'Italia.
Saviane è uno di quei tanti (troppi) radicali che si sono innamorati di Pannella e che poi sono passati dall'amore all'odio. Sono meccanismi psicologicamente normali, ma che non hanno nulla a che fare con la politica. Che è "arte di amministrare la citta'", e non di far felice Pannella.

Hanno torto Prado e Grippo a proclamare il loro amore per lo stupendo Satrapo mesopotamico assicurando: "Mi va bene anche se resta al 2%". Non hanno capito che a Pannella del 2% da mezzo secolo non importa nulla? Fino al 12 giugno '99 si poteva anche sospettare che fosse un genio matto (come tu dici, Gaetano). Ma da quando la Bonino è diventata il terzo partito del Nord (che se permettete, cari romani, è più importante dell'8%) è arrivato il tempo dei ragionieri. Della costruzione, della calma, dei tempi medio-lunghi. Del 'territorio', probabilmente (anch'io lo odio). Di qualcuno che abbia il coraggio di dire in faccia a Pannella: basta con le cose improvvisate sempre all'ultimo minuto (come Chianciano, e lui che deve ridursi a imbonitore dalla radio per attrarre la gente, che tristezza).

E' troppo facile prendersela con i caporali, caro Iuri, salvando il capo. E' una scorciatoia scontata, una furbatina, una dinamica tipica dei gruppi carismatici (e delle dittature: la fronda che fa appello direttamente al capo, contro le miserie della baracca). La colpa del cane che morde è sempre del padrone, Iuri. E Pannella non si merita né lusinghe né adulazioni.
Caro Gaetano, hai provato a fare castelli di sabbia, oltre che buchi? E' divertentissimo. Anche quelli, come i buchi, scompaiono la mattina dopo.

ciao a tutti

Mauro Suttora
Milano (città di merda, beati romani)

Gaetano Dentamaro (13 October 2000 10:38)
Ma oggi il problema è proprio quello del: GOVERNO!
Lo dico a Mauro.... e agli altri. Tu dici: non ci sono più adulti, Vigevano se n'è andato da gran signore ecc.Peri molti tra di noi, che riflettiamo, e che costituiamo anche una generazione (Mauro, giornalista di successo; Massimo, alla sua mezza età; l'avvocato Prado; ecc.) questo è il momento di diventare adulti. Persone che fanno politica per passione. Il prof. Donato De Renzis potrebbe utilmente ricordarci qui qual'è l'evoluzione weberiana del partito carismatico (verso la burocratizzazione) ed è forse anche legittimo che la generazione post-pannellata si ritiri in buon ordine per non correre il rischio: ma ne deve avere la consapevolezza.
Quanto all'analisi, Vigevano - che per quanto ne so se n'è andato perché Pannella, nel tirare la corda sulla vendita della Radio rischiava di essere considerato inaffidabile - aveva torto: Pannella è stato bravo a spuntare ancora qualche miliardo in più.

Rita certo ha avuto un bel coraggio (in tutti i sensi) a chiedere l'autocritica di Marco dopo le regionali e a contestarlo duramente rinfacciandogli le sue colpe: peccato che stesse dicendo cazzate!

Io sono convinto - mi esprimerò in queste ore in questo senso qui a Chianciano - che il problema del progetto politico elettorale del 2001, un progetto che a me interessa perché sono convinto che sia necessario governare il nostro tempo .... ma ragazzi veramente di questa retorica non ho tempo non possiamo metterci qui a spiegare che è attraverso le leggi le istituzioni - in questo momento eccetera! - che che che ......

... nel 2001 e sentite questo che dice Pannella or ora (ore 10.14 sta intervenendo qui a Chianciano):

" il problema per noi ... come conquistare le condizioni minime necessarie per affrontare lo scontro elettorale in un regime che è contro il diritto, contro i diritti (...) per conquistare una posizione di lotta (...) Se avete nel corso dei decenni preso come slogan, come divisa per il diritto alla vita e la vita del diritto ... "

di questo si tratta (per chi vuole art.4 dell'Atto costitutivo che il Coordinamento ha approvato ieri: "rilanciare l'iniziativa liberale liberista e libertaria e assicurare una consistente rappresentanza nel Prossimo Parlamento di eletti radicali capaci di battersi per l'affermazione del diritto e della legalità del nostro paese e di iscrivere nella vita istituzionale e politica gli obiettivi e le esigenze del terzo stato dei produttori e delle partite Iva e degli esclusi e dei non garantiti". Chi non vuole questo, chi vuole stare, da radicale, "fuori dal Palazzo", chi vuole Pannella al 2% faccia altro, santa Pupa!): e per poterlo fare, probabilmente, non si potrà che decidere che all'ultimo momento che cosa fare e con chi stare e se stare con qualcuno sarà possibile, ed inevitabilmente lo si dovrà decidere momento per momento nelle prossime settimane. Noi diciamo (ma come sempre, Mauro!" COme abbiamo detto e fatto sempre, signor Prado! Massimo io credo che tu possa dare ampia testimonianza di questo, ma Mauro può consultare gli archivi del giornale su questo, dal 1983...) questo è il nostro programma, cvhi vuole venire con noi? La Bonino direbbe, ci sembra sempre d'essere la pulce che si fa la permanente...

vogliamo allora andare al governo e provarci seriamente? Diventare adulti? E c...., Mauro, ma io non capisco, al partito ci sono 200 funzionari che vogliono prendere lo stipendio a fine del mese e fare carriera, e sono solo il 2% (tu dici: ma non è vero, è una cazzata sociologistica, e la sociologia si fa con cifre e dati e non con le cazzate) del totale dei funzionari che ci sono. E il 98% quindi serve gli interessi di chi si fotte l'acqua in Sicilia, i binari delle metro a Milano eccetera eccetera e a voi vi sta bene così?

... Cari compagni -- pensate pure quel che volete, "dietro i cappelli, Gaetano è impazzito oppure ha fumato", "ma io no non ci sto più e i pazzi siete voi" ....

... Mauro castelli di sabbia? E a Chianciano pensando di andare al governo ... vita diritto libertà ... sono sogni ad occhi aperti  e stanotte ho sognato invece la guerra di gerusalemme e tre soldati sbranati, e stamattina il corriere della sera aveva quelle mani insanguinate stampate a colori in prima pagina .. che cosa stiamo facendo? Domani quel castello di sabbia non ci sarà più ... e allora dovremo ancora innalzarne un altro ... e poi un altro ancora dopodomani e dopodomani e domani ancora...
...

--
Gaetano

LETTERA APERTA A GAETANO DENTAMARO E A QUANTI CI SONO

From: Donato De Renzis <d.derenzis@tiscalinet.it>
To: bittertooth@bittertooth.com <bittertooth@bittertooth.com>
Subject:
Date: Monday, October 16, 2000 12:35 PM

Caro Gaetano, innanzitutto lascia che ti ringrazi di cuore, per
l'attenzione che hai voluto prestare ai testi che ho messo sul Forum. La tua
lettera aperta, a prescindere dalla possibile totale o parziale condivisione
di essa mi piace, c'è l'anima e il sentimento e, in qualche modo, potrò
sbagliare, mi pare di cogliere anche una traccia di malinconica
rassegnazione. Le tue riflessioni mi stimolano alle considerazioni che
seguono e che scrivo in forma secca e lapidaria per evitare ogni possibile
oscurità. 1)L'impressione che ricavo dal modo in cui si dibatte sul forum,
che è poi in definitiva lo stesso modo che caratterizza il cosiddetto
dibattito interno all'area radicale, è un modo per il quale ognuno dice la
sua senza che in realtà si tenti realmente un ascolto delle argomentazioni e
delle ragioni degli altri. Non è un buon segno. Ancora aggiungo che lo
spessore delle argomentazioni, mi pare non arricchire di molto, ciò che
magari già crediamo di conoscere. E' un dire molto "interno" che esprime
spesso luoghi Pannelliani con un linguaggio che imita quello di Pannella
senza averne l'energia dei momenti migliori. A tale riguardo lasciami fare
un omaggio a Pannella. Dei discorsi di Pannella una parte si capisce con
relativa chiarezza la restante parte, quella paradossalmente di maggiore
forza evocativa e suggestiva, viene consegnata all'interpretazione se non
dei presenti di certo dei posteri. In fondo a Marco il suo posto nella
storia di questo Paese gli spetta di diritto e come diceva Heirich Heine a
proposito di Hegel, lui, Marco, in qualche modo, condanna gli altri a
interpretarlo. Per cui io credo che ognuno farebbe bene, e meglio, a dire
con il linguaggio che gli è proprio se ne avvantaggerebbe l'utile chiarezza
di tutti e per tutti. Magari così facendo mettiamo a rischio la nostra
nudità e quindi anche le nostre ingenuità e sciocchezze. Ho dedicato grande
parte della mia vita alla passione e all'impegno politico proprio perchè la
"politica" non mi ha mai interessato. La politica non l'ho mai disgiunta
dalla Polis. Ma pensa! viviamo in un mondo in cui a Gerusalemme si scannano
e si può, pacificamente, nei resoconti giornalistici dire: "per duemila anni
si è versato sangue nella città più santa del mondo". E nessuno, Pannella
compreso assume nel suo programma politico il compito della costruzione
della consapevolezza di quanto oscena sia una santità, che continua a
grondare sangue come diecimila, mille, cento, cinquanta, uno, anni, mesi
settimane, giorni, ore, secondi fa! E per tentare di far questo non è
necessario trovarsi a Gerusalemme ma lo si può fare ovunque, perché ovunque
ve n'è bisogno. E' troppo per il nostro realismo politico? E' troppo per gli
uomini d'azione radicali? O forse siamo diventati troppo d'azione e forse
dovremmo fermarci almeno per un momento, riprendere fiato, pensare un po' di
più e poi riprendere l'azione? Io penso che l'azione politica è davvero
azione, se, per esempio, accanto alla riforma in senso maggioritario del
sistema elettorale etc.., riesce a far intravvedere l'oscenità della
violenta e sanguinaria santità, di chi ha trasformato il sentimento
religioso nell'amministrazione e nel governo di esso da parte dei preti di
ogni grande chiesa, edificando così quella "santa asinità", di cui già
diceva G. Bruno, e capace di tanto silenzioso e inavvertito sterminio.
Questo mi era parso il metodo l'ispirazione e l'aspirazione, ma
evidentemente non avevo capito, o avevo capito male.

2) La parola magica è divenuta INTERNET. Perché non chiediamo a Marco a
Emma: ma voi quanto del vostro tempo dedicate alla connessione in rete?
Quanto tempo pensate dedicano i cristi, più o meni ricchi o poveri, come me
per esempio, che nella loro quotidianità lavorano, hanno o non hanno figli
da tirar su, farli studiare e così via, alla connessione in rete. Immaginate
che la vita delle persone consiste nello stare inchiodate alla rete, e lì
dentro, scambiando un'occhiata di qua e di là, costruire le loro scelte
politiche. Insomma, ma è proprio vero che l'offerta politica può essere
trattata come un prodotto, magari ottimo e utile, che si offre al prezzo
migliore e alla qualità migliore? E che sia, se lo sia, Pannella o Bonino a
sostenere tale posizione non sposta di una virgola la questione, al
contrario l'aggrava maledettamente! Consentimi Gaetano: l'enfasi posta su
internet dal gruppo dirigente radicale è una pura e semplice aberrazione,
che in realtà non assicura nessuna partecipazione della base, nessun
confronto e verifica democratica, ma consentirà, e assicurerà, di fatto solo
una gestione minoritaria e centralizzata. Il fatto politico forse è un po'
più semplice e forse, proprio per questo più complesso, come complicate,
complesse e difficili sono le vite che fanno, e di cui si occupa, la
politica. Forse ha ragione Mauro Suttora: è arrivato il tempo dei
ragionieri! Mah! Chi lo sa!

3)Per quanto mi riguarda le cose che avevo da dire le ho detto e forse anche
stradette. Quindi la smetto non senza aggiungere qualche altra parola. Sono
diventato radicale perché ho visto che da quella parte abitava non solo la
ragione politica, ma anche uno straordinaria forza dei sentimenti e della
lealtà. Mi pare invece di vedere molta stimata cortigianeria, tanta
"intelligente" insincerità, un probabile "necessario" ministerialismo, tanta
diligenza nella proposizione dei dogmi ossessivi della leaderschip. Io non
credo che Pannella non si avveda di tutto questo. Lo sa benissimo, credo che
ne abbia piena consapevolezza. Ma lui è un uomo d'azione e sa che questo può
pagare più di quanto lo possa l'anarchico e incerto peregrinare di tanti di
noi, perché vede solo questa come non dico unica via, ma come una via per la
"Fine". Una volta ad A. Einstein gli venne chiesto di definire la
professione del fisico. Rispose: il fisico è un grande opportunista!
Ovviamente nel senso che sa cogliere le opportunità di conoscenza che la
natura offre. Pannella, rispetto alla politica, credo sia stato anche questo
solo che a volte, forse, si è fatto, e si fa, prendere troppo la mano.
Quello che più mi atterrisce è una politica senz'anima. In questo siamo
davvero entro il quadro che Machiavelli, circa cinquecento anni fa,
spietatamente ha ritratto di noi, per noi.
Carissimo Gaetano io credo che dobbiamo fare uno sforzo per imparare a
pensare che la cosa radicale non è solo di, e opera di, Marco Pannella e
Emma Bonino, è anche nostra. In essa c'è il nostro tempo di vita abbiamo e
quindi vale per noi un diritto legittimo di "proprietà" su di essa e entro
di essa. Il fatto è che non esiste la possibilità di far valere questo
diritto. Non sto rivendicando l'etnia, non ne è mai avute e mai ad alcuna
sono appartenuto compresa quella radicale. Marco vuole che noi ci "diamo",
io penso che le nostre vite vanno invece "prestate". Le vite e il tempo di
vita può essere solo di noi stessi, e se decidiamo di darle e di darlo via
in parte o in tutto, è solo perché senza questo atto, scompare il diritto
alla vita e la vita del diritto: degli altri e di tutti noi.
Un caro saluto,
Donato De Renzis


Un caro saluto
Donato de Renzis

 

(16 October 2000 13:43)
Caro Donato,
grazie a te che raccogli e semini. Io sono d'accordo con te (da Gerusalemme per cominciare, a Internet), praticamente solo su una cosa non sottoscrivo: io non sento affatto il partito radicale come la proprietà di Marco Pannella. Ho detto e stradetto che trovo straordinarie molte cose (intimamente straordinarie) del Partito radicale e di Marco Pannella, e che sarà altro di sicuro un partito senza Pannella.

 

Il nostro tempo di vita è però così breve e le cose da fare sono tante, anche per chi non ha figli da portare a scuola e cucine da rigovernare, che mi sembra assolutamente necessario farne un buon uso. Pensa che per unire all'utile il dilettevole, mi sto organizzando per lavorare da casa col pc - connessione galaflat 24 ore...

Sono stato a Chianciano e ho seguito. Pannella e io :-) abbiamo ripetuto fino alla nausea che INTERNET (queste elezioni on line ecc.) non sono una simulazione; stiamo sperimentando e dobbiamo sperimentare. Abbiamo votato contro l'abbassamento del quorum dei registrati dal 3% (la proposta del moderato Della Vedova all'1% è stata ribaltata dalla controprova, poi siamo stati sconfitti sulla proposta di un 2%).

Nei momenti liberi dal dibattito, Marco Pannella, Marco Cappato e la Emma Bonino li potevi anche trovare, rassegnati ma non vinti, chini sulla stampata dei messaggi di quei "cinque imbecilli" dei forum, per registrati e no.

Io vorrei che tu Lapo e io...

A Chianciano ho fatto circolare la mia ipotesi, la "Lista che farei". Io la chiamo (provocatoriamente, goliardicamente) lista "La Legge del Capo". Ho raccolto consensi e diffidenze.
Il decalogo lo si può leggere a questo indirizzo:
http://www.radicali3000.virtualave.net
Si tratta di rispondere però da subito ad una domanda cruciale: siamo d'accordo sull'atto costitutivo?
E' un progetto politico elettorale per il 2001.
Vale per quelli che sono convinti che sia necessaria una consistente presenza parlamentare radicale nel prossimo parlamento (e accetta il rischio che ci possano andare le Bernardini e i Capezzone, i De Renzis piuttosto che i Mauro Suttora o i Lensi o i Prado; il sottoscritto Dentamaro no, cari compagni: non aspiro ad andare in Parlamento, non prima almeno dei quaranta anni).
Con chi?
Con chi ci vuole, il nostro programma è
A, (...)
b, (...)
c, (...)
lo discutiamo e lo sottoscriviamo con chiunque si impegna per realizzarlo
e insomma eccetera eccetera.

http://www.radicali3000.virtualave.net

--
Gaetano







 

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