DA MARCO PANNELLA A E SU DANIELE CAPEZZONE
Roma, 28 maggio 2007
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Da marco Pannella a e su Daniele Capezzone
Roma, 28 Maggio 2007
Caro Daniele,
mi sembra urgente, ormai, proporti pubblicamente e formalmente di far tesoro (anche) della realtà del soggetto politico radicale, che è il solo (“al mondo”!) ad aver interiorizzato e valorizzato esigenze e situazioni di tipo “scissionistico” sulla base del principio che biologicamente la “scissione” è anche un sistema riproduttivo di tessuti degli organismi viventi. Così, per farla breve, dovevo ricordarti continuamente che “Radicali Italiani”, dei quali eri stato eletto Segretario, era altro, ben altro da: “I” Radicali Italiani. Perché, chiunque voglia, possa arricchire il soggetto politico Partito Radicale (Nonviolento, Transnazionale, Transpartito) con un “proprio”… movimento, associazione ecc ecc…, possa farlo con “adempimenti” davvero minimi. Nel contesto generale delle pluralità e del pluralismo di “Tessere”, riconosciuto dalla storia radicale, dalla sua natura, come patrimonio (e non come ostacolo o limite da infliggere) della libertà e della moralità politica individuale e collettiva.
Vivi ed operi esplicitamente in opposizione a noi,
non solamente al centro-sinistra che, per nostra scelta,
ti aveva nominato “Presidente”, nemmeno un anno fa.
Da tempo, in modo sempre più intenso accentuato esclusivamente vivi e operi politicamente in opposizione (legittima, da noi) anche “esterna” alle scelte ed alla fatica quotidiana del soggetto radicale, e dei singoli soggetti che in quanto tali operano sul fronte della politica italiana. Tutte le tue iniziative sono (quotidianamente e sempre) prese e annunciate con collaborazioni, compagnie, strumenti, decisioni escludenti responsabili e momenti decisionali delle compagne e dei compagni, dei soggetti politici radicali.
Tutto questo, lo ripeto, è per noi assolutamente legittimo. E, di conseguenza, fatto da valutare (come per ciascuno di noi) politicamente. Anche e, in primo luogo, in sedi “interne”.
Quindi torniamo al nostro problema principale (ricordi?): come continuare ad affrontare il “Caso Italia”, cioè una situazione di regime (in senso “tecnico”, scientifico, del termine) che, dopo le segreterie di Olivier del PR e tua per RI, per la sua “evoluzione” oggettiva, assume esplicitamente connotato letale, ripeto, letale, per la sua non-democrazia, per il suo non-Stato di Diritto; e per un potere oligarchico che, con la nostra scelta di provocare l’alternanza dell’opposizione di centro-sinistra al potere del centro-destra, di conseguenza per nostra esclusiva e totale responsabilità, sta vivendo contraddizioni, emersioni di nuove sue forze interne, potenzialità liberali e liberanti “sovversive” (come noi oggi siamo) del Disordine Costituito, dominante.
Tra l’altro, non dobbiamo sottovalutare o dimenticare che tutta, letteralmente tutta la tua forza attuale ti è stata conferita dal centro-sinistra, per nostre (e non certo particolarmente “tue”) scelta e volontà: meno di un anno fa :-))! Per quanto mi riguarda ho, in questa occasione, continuato ad esercitare nei tuoi confronti un serio “rischio di impresa”. Ne sono oggi anche fiero…
Mi sembra evidente che stai passando a evidenti forme di “scissione”.
Che siano interne! Forma di riproduzione del tessuto radicale,
com’è nostra visione e pratica.
Poiché sembra chiaramente che tu stia passando a forme sempre più evidenti di “scissione” – che mi auguro creativa, di crescita del tessuto radicale – ricordo a me stesso, a tutti, hai la scelta fra molte forme e formalità: scontate, certo, ma che voglio in piccola parte evocare: puoi sostanziare la tua opposizione e lotta contro il centro-sinistra e l’attuale politica radicale annunciando: “Radicali, a noi, a me!” Candidandoti di nuovo al Congresso di RI o creando un “tuo” nuovo soggetto radicale, ipotesi che avrebbero per me e noi il merito di rendere esplicita e democraticamente individuabile, di rendere INTERNA alla galassia radicale oltre che laicamente meglio intellegibile a tutti e meglio responsabile, la tua… politica. Certo, puoi invece continuare come finora. Un solo inconveniente:…. che la tua…politica – finora è di fatto - a mio avviso - ignorata. E’ questo un handicap molto grave, tanto più che questa ignoranza (interna e ampiamente esterna al mondo radicale dei suoi militanti vecchi e nuovi) è abilmente provata, creata: insomma “vera” ignoranza, quella, cioè, che è insospettata in primo luogo dagli “ignoranti”, che invece credono di conoscere, di sapere, in scienza e coscienza, scegliere.
Siamo, certo, impegnati in ben altro che la “tua” politica.
E’ legittimo? E’ radicale?
Caro Daniele,
per ora, per oggi, impegnati come sono quasi tutti i tuoi compagni e le tue compagne radicali in ben altro che nella “tua” politica, corpo e anima a Roma, in Italia, a Mosca e a Grosny, a Cuba e a Doha, a Bruxelles e a New York; per la scommessa di offrire al mondo la Moratoria Universale della pena di morte, e altre evasive stranezze, diversamente “concrete” dalle tue concretezze (che saranno, magari, come dubitarne?) migliori delle nostre e loro, vorrei solo offrire a noi tutte e tutti, a te e a me inclusi, alcune segnalazioni che riguardano te e noi, in concreto. Semplici proposte di riflessione e conoscenze, per ora puramente evocative, niente di più e meglio.
Ciao,
Marco
* * * * *
De Montezemolo
Capezzone agosto 2004
“(…) Si farà prima o poi una rassegna stampa sugli ultimi quattro mesi di Montezemolo? Io al conflitto d'interessi ci credo. Lui è presidente della Fiat, presidente della Ferrari, presidente della Fieg, presidente della fiera di Bologna, presidente della Confindustria, controlla il Sole 24 Ore, La Stampa e un po' Il Corriere della Sera(…)”.
Capezzone agosto 2005
“(…) Il dado è tratto, e indietro non si torna. Il “Partito del Corriere”, come i lettori di “Libero” già sanno, è definitivamente sceso in campo per sconfiggere gli “invasori”, i “raiders”, i “visitors”: insomma, quella specie di cast da film dei Vanzina (Stefano Ricucci in testa) che pensava di poter impunemente scalare la Rcs. E la trincea del Corrierone si difende “todo modo”, con ogni mezzo: intercettazioni sapientemente dosate, legnate a Ds e coop, avvertimenti a Prodi firmati “The Economist” (mica “L’eco della Ciociaria”), esaltazione del quadrilatero Rutelli-Monti-Della Valle-Montezemolo. (…)”
Diliberto maggio 2007
A MONTEZEMOLO : NON SIETE LA MEDICINA, SIETE PARTE DELLA MALATTIA
"Ma di che meritocrazia parla Montezemolo? Il presidente di Confindustria vuole farci credere che il capitalismo italiano abbia come faro la meritocrazia? Gardini era arrivato al top della chimica perché aveva sposato la figlia di Ferruzzi. Tronchetti Provera è arrivato al top della Pirelli prima e della Telecom poi perché ha sposato la figlia di Pirelli. Ma di che mercato parla Montezemolo? Non è mercato caricare la Telecom, che era sana, con trenta miliardi di euro di debiti. Non è mercato far perdere alla Pirelli quattro miliardi di euro e rimanere al vertice. Non è mercato diventare top manager come i baroni medioevali, per nascita o matrimonio. Tutto questo non è mercato, ma uno scandalo".
Voi non siete il medico ma il simbolo della malattia italiana più grave, la mancanza di mobilità sociale, la trasmissione per via ereditaria del potere aziendale, delle professioni, delle cattedre.
Il capitalismo all'italiana è costato al Paese cento volte di più di Tangentopoli. La Parmalat, la Cirio, la Telecom degli spioni: non dicono nulla questi nomi al presidente di Confindustria? Se la stampa non appartenesse alle grandi famiglie, sentiremmo condannare meno la partitocrazia e più la familiocrazia.
Montezemolo ci vuol far credere che in Italia si premiano i meriti? Ma Montezemolo sa che l'Italia è l'unico Paese al mondo dove l'Associazione dei giovani imprenditori dà lezione alla politica. Che pulpito. I giovani imprenditori del nostro paese sono tali perché figli dei vecchi imprenditori, e che nella stragrande maggioranza dei casi sono lì per questo, non per merito".
Ricordate Italia 90? Montezemolo era il capo del comitato organizzatore. Sapete dove aveva sede il comitato organizzatore dei mondiali di calcio che si sarebbero giocati in Italia? In una grande capitale Svizzera. Vorrà pur dir qualcosa un fatto del genere. E noi dovremmo prendere lezioni da questa gente qua? Ma mi faccia il piacere avrebbe detto il principe De Curtis”.
Capezzone maggio 2007
“(…) dal presidente di Confindustria è venuta una bella e coraggiosa sfida liberale. Spero che la politica abbia l'intelligenza di raccoglierla e farla propria, a sinistra come a destra. Quanto alla reazione irritata di Prodi, mi pare che sia un ennesimo errore e un ennesimo segno di debolezza(…)”.
Montezemolo il Riformatore
“(…) Ma il nostro guaio è che siamo pieni di vecchi amesi da “vecchio partito socialista francese” e da “vecchio chiracchismo francese”, perfino incapaci - mi pare - di far tesoro delle cose, alcune delle quali di segno nettamente riformatore, che il presidente di Confindustria ha detto l'altro giorno.(…)”
Bernardini maggio 2007
OTTIMO IL SUO DISCORSO, ANCHE SE CON QUALCHE SIGNIFICATIVA OMISSIONE
“Da radicale non posso che definire "ottima" la relazione del Presidente di Confindustria che contiene, soprattutto sul fronte delle libertà economiche tutte le proposte (e lotte politiche) sulle quali, da almeno tre lustri, i radicali tentano di coinvolgere la CONFINDUSTRIA. Ottimo, per esempio, prendersela con la politica e i suoi costi – è dal referendum contro il finanziamento pubblico del 1976 che i radicali agiscono per denunciare l'involuzione antidemocratica della partitocrazia – ma perché non dire una parola sull'immenso potere dei sindacati per i quali – fra l'altro - le imprese continuano a svolgere il ruolo di esattori delle quote – praticamente automatiche - di iscrizione? Come mai Montezemolo sorvola sul potere di veto svolto dal Sindacato su qualsiasi riforma che lo stesso Presidente degli imprenditori ritiene necessaria? Giusto denunciare i guasti del sistema, ma è bene mettere fra questi anche la cassa integrazione usata a piene mani dalla grande industria. Infine, un altro argomento assente dal discorso del Presidente Montezemolo – così meticoloso nell'indicare problemi e soluzioni – è quello della Giustizia che io ritengo sia, con il suo carico di durata abnorme dei processi, il problema più drammatico che occorrerebbe affrontare e che credo abbia qualcosa a che fare col disastroso deficit di investimenti internazionali nel nostro Paese.”
Bonino maggio 2007
SUI COSTI DELLA POLITICA ATTENZIONE ALLA FACILE DEMAGOGIA
“Ho ascoltato due relazioni importanti, da parte del Presidente Montezemolo e del Ministro Bersani, sulle potenzialità, e al tempo stesso sui problemi, del settore industriale e produttivo italiano. Ho colto in entrambi gli interventi, tra l’altro, il riconoscimento della centralità dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e dell’export come motore della crescita economica e che i risultati conseguiti sono anche frutto di un modo nuovo di presentarci sui mercati internazionali, come un unico sistema paese. A questo si arriva anche attraverso una maggiore liberalizzazione del nostro sistema ai vari livelli. Sulle pensioni Montezemolo ha ragione a spronare maggiore coraggio. Per quanto riguarda le critiche alla politica fondata sul sistema dei partiti, da radicale posso solo dire a Montezemolo che si tratta di una battaglia condotta per anni in solitudine, a favore di un sistema realmente bipartitico e contro il finanziamento pubblico, senza cedimenti a moti demagogici ma con la tenacia e il rigore che hanno contraddistinto le nostre campagne referendarie”.
Da notare, in questa occasione, che in quasi tutte le dichiarazioni e i comunicati, così come nelle presenze televisive di Daniele la storia radicale è totalmente assente e censurata: tutto nasce con lui e la sua forza creativa. Al contrario delle reazioni di Emma e di Rita: benvenuto - questa volta – nella storia delle lotte e degli obiettivi della storia Radicale. M.P.
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”Radicali rinunciatari e subalterni…”
Capezzone aprile 2007
“(…) Parlando francamente, Marco ha fatto tanti sbagli: il problema non è stare nella maggioranza, il problema è come ci si sta. Secondo me, con la mia eccezione, abbiamo tenuto una linea rinunciataria e subalterna. (…)
«Cioè il Prodi della gigantesca intromissione nell'economia. Se Berlusconi avesse fatto la metà delle cose che ha fatto lui sarebbero scesi in piazza cinque milioni di italiani. Quando Massimo D'Alema fece un quinto di questi interventi lo accusarono di aver trasformato palazzo Chigi in una Merchant bank. Questa è la sua cultura IRI, purtroppo, e a me dispiace che i radicali tacciano» (…)
Chi è invece il ministro che l'ha delusa di meno?
«L'è dura...».
Lei è pur sempre nel centrosinistra, un ministro che non le dispiace ci sarà.
«Mettiamola in termini di auspicio,che è meglio».
E va bene, faccia il suo auspicio.
«Spero che il ministro Linda Lanzìllotta voglia farsi forte e riesca ad andare avanti con le sue liberalizzazioni dei servizi pubblici locali». (…)”
Capezzone maggio 2007
Su Alitalia "Il governo ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare … Una vera vergogna." UNA VERGOGNA!
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Daniele ha annunciato che, dopo mesi di assenza, i Volenterosi prenderanno l’iniziativa di proporre un loro D.P.E.F., prima della presentazione di quello “ ufficiale” del Governo.
Ottima iniziativa davvero. Potrà essere un ottimo documento, fatto finalmente, dopo decenni, con i mezzi potenti del Parlamento e altri…certo, con Tabacci, N. Rossi, Ichino, Daniele, il documento sarà ottimo: una sintesi – speriamo completa – di venti anni di lotte politiche, parlamentari, referendarie. Peccato che per Daniele, anche in questo caso, i radicali, i “suoi” compagni radicali, Radicali Italiani, Associazione Coscioni, e l’intera galassia non esistono in alcun modo. Il soggetto politico non è spento, tutt’altro. Peccato: Rita Bernardini, a dicembre, quasi aveva proposto a Daniele di aiutare a metter su quello strumento di elaborazione della politica economica che, in passato, era stato suggerito a Della Vedova. Daniele si era riservato di procedere. Malgrado solleciti, il soggetto politico da lui … diretto, guidato, per cinque anni, nemmeno in questo caso, con lui Presidente ecc… ha visto la luce. Nemmeno una finta. E la situazione più generale: Centro d’Ascolto, iniziative politiche bloccate a niente di creativo-creato, situazione deficitaria bloccata sotto quel minimo di iscritti che aveva ereditato, occasione e strumento per la sua irresistibile ascesa, ora non vale nemmeno più un attimo di lavoro, di attenzione, di opera comune. Ora c’è il potere parlamentare. A proposito, come è connotato ora, il Presidente, il deputato, l’eletto radicale della Rosa nel Pugno? Ecco, in sintesi, i connotati nuovi rispetto al soggetto che ha preso posto e funzioni di quello superato di Radicali Italiani: Daniele Capezzone è l’ultimo dei 630 eletti alla Camera per numero di presenze nelle votazioni. (M.P.)
Ultimo! Primo, ma dal fondo!
Daniele Capezzone figura all’ultimo posto tra tutti i deputati con 52 presenze nelle 2.458 votazioni* che si sono svolte alla Camera cui avrebbe dovuto partecipare: pari al 2,12%!
Quanto a partecipazione al voto, Daniele Capezzone risulta ultimo tra i Presidenti di Commissione, anche se si escludono le assenze “giustificate” da missioni** (1.221 votazioni), essendo risultato assente “ingiustificato” 1.185 volte, pari al 48,21% delle 2.458 votazioni.
* dati relativi al periodo 28 aprile 2006-3 aprile 2007
** Si badi bene che le “missioni” sono raramente giustificate da effettivi impegni “per incarico avuto dalla Camera” (come dovrebbe essere in base all’art. 46.2 del Regolamento), perchè esse sono di solito autorizzate de plano sulla base di una semplice comunicazione agli Uffici da parte del deputato che chiede di essere messo in missione per “impegni istituzionali”, non sempre “adeguatamente motivati”. Si noti inoltre che l’essere “in missione” consente al deputato di percepire i 200 euro che altrimenti sarebbero detratti dalla diaria quando non si partecipa ad almeno un terzo delle votazioni della giornata.
Capezzone su Pannella: servono cose, parole, "varchi", strumenti, progetti, leadership rinnovate
L'Italia (come gli stessi radicali) ha bisogno di progettare il futuro, di pensieri "lunghi", e non di avvitarsi in sterili e rancorose dispute sul passato. Lavorerò per questo, e non credo proprio che soffrirò di solitudine...
Roma, 29 maggio 2007
Carissime compagne, carissimi compagni, care amiche e cari amici radicali,
da sette mesi, con zelo forse degno di miglior causa (dopo che, per cinque anni consecutivi, 26 mozioni da me presentate sono state sempre – e pressoché unanimemente - votate dal gruppo dirigente radicale, Marco Pannella in testa!), vengo sottoposto ad un fuoco di fila di attacchi, con punte di comicità ai limiti del surreale (ancora domenica mattina, Marco mi ha …sobriamente paragonato al Mussolini anni '20).
Entro breve, di questo passo, temo che possano essermi addebitati anche il programma nucleare iraniano, la violazione del trattato di Kyoto, il rischio-Vesuvio e i fatti di Rignano Flaminio. E apposito dossier (si capisce: con documenti inediti e prove schiaccianti!) vi sarà tempestivamente inviato via email.
Cerco di sdrammatizzare, come vedete, ma credo che non vi sfugga l'amarezza anche personale, intima, che questa situazione mi procura, a maggior ragione se penso agli sforzi di moderazione, di pazienza, di responsabilità che ho cercato di compiere in tutto questo periodo, imponendo a me stesso di "non vedere", di "non sentire", insomma di non alimentare una telenovela stucchevole e non di rado piccina.
L'ho fatto (e continuerò a farlo) anche per la stima e la riconoscenza che provo per Marco, a cui debbo moltissimo -e lo ringrazio per questo-, e la cui storia per tanti versi gigantesca meriterà di essere conosciuta ed apprezzata, e per decenni: ed è questo un impegno a cui mi sento vincolato per la mia futura vicenda politica e civile.
Quindi, non mi avventurerò (avrei pena di me stesso) a compilare improbabili "dossier", a fare sapienti "collazioni" di dichiarazioni (significherebbe maramaldeggiare, come ciascuno intuisce...), o a giudicare l'altrui attività parlamentare passata o presente.
Da questo punto di vista, trovo avvilente il tentativo di colpire la mia azione politico-parlamentare: siedo alla Camera da alcuni mesi e, avendo avuto l'onore di presiedere una Commissione, ho ritenuto essenziale dedicarmi pressoché integralmente ad essa (anche per …“imparare un mestiere delicato”, per sbagliare il meno possibile, e per studiare dossier di grande rilevanza), con un'attività intensissima, e sacrificando consapevolmente il momento dell'Aula.
Ciononostante, o forse proprio grazie alla buona semina in Commissione, sono titolare di una della pochissime proposte di iniziativa parlamentare approvate dalla Camera in questo avvio di legislatura, e oggi in iter già avanzato in Senato: si tratta, anche per i suoi contenuti, di una piccola rivoluzione antiburocratica e per la libertà di impresa, e speravo che almeno questo potesse essere motivo di soddisfazione comune; invece, vedo che diviene pretesto per un'ulteriore occasione di piccineria.
Pazienza, poco male. Prendo atto, come si dice. Certo, però, fa una certa impressione constatare che un nuovo frutto dell'albero radicale, anziché essere visto come una opportunità, sia vissuto come un'insidia.
Ma poiché non conosco risentimenti e rancori; poiché ho passione di costruire e non di distruggere, cestino immediatamente le pagine scure, le occasioni di negatività, e guardo avanti. Continuerò a farlo.
Il dramma, però, è che buona parte della leadership politica italiana (e temo, a questo punto, della stessa leadership radicale) sembra non comprendere quanto accade nel paese.
Abbiamo il terzo debito pubblico del mondo; un sistema pensionistico che fa acqua da tutte le parti; una pubblica amministrazione troppo spesso nemica dei cittadini e delle imprese; una pressione fiscale che opprime il paese e lo metterà sempre più fuori competizione; una macchina istituzionale complessivamente inservibile; trasporti aerei e ferroviari che trasformano i viaggiatori in altrettanti sequestrati, e mi fermo qui per carità di patria...
Bene (cioè: male!), dinanzi a tutto questo, con i radicali che rientrano in Parlamento dopo 10 anni e vanno al Governo per la prima volta in 30 anni, possibile che la priorità delle priorità sia occuparsi delle nefandezze del “perfido Capezzone”? Dove non soccorre il senso della misura, dovrebbe aiutare almeno il senso dell'umorismo...
Per conto mio, ho pochissime cose da aggiungere:
1. Nel prossimo novembre, in occasione del Congresso di "Radicali italiani", non ho intenzione di candidarmi alla segreteria. Sono sollecitato in quel senso da moltissimi compagni, ma, allo stato, credo proprio che non lo farò.
Se questo fosse stato il mio obiettivo, mi sarei comportato ben diversamente a Padova, come non pochi dovrebbero ricordare...
Io non voglio "contendere" nulla a nessuno, non ho smanie né ansie, e -visto il clima che da qualche parte si vuol creare- non intendo alimentare né un reality-show né un sudoku né uno psicodramma.
2. Certo, se mi si chiede un'opinione, considero ricco di errori il nostro cammino di questi mesi, e mentirei se dicessi di pensarla diversamente. E’ forse un reato di opinione?
Il "problema", secondo me, non è il nostro stare nella maggioranza (o nell'opposizione, se lì ci trovassimo: e il discorso sarebbe lo stesso), ma il nostro starci così, troppo spesso anchilosati, subalterni, silenziosi e rinunciatari (perfino dinanzi a operazioni di potere opache e discutibili).
Se applicassimo a noi stessi i severissimi parametri di giudizio che abbiamo tante volte usato per valutare i comportamenti delle altre forze politiche, ne uscirebbe un quadro molto duro, mi pare.
E credo che gli attuali responsabili dei soggetti dell'area radicale, ma in primo luogo Marco Pannella ed Emma Bonino, sappiano che (ben al di là delle mie valutazioni) questo è un punto politico centrale, e difficilmente eludibile. Anche perché il naufragio elettorale di ieri dell’Unione (ben al di là -lo sottolineo- della sorte dei vincitori e dei vinti di giornata) parla a chiunque abbia orecchie per intendere.
3. "Rinnovarsi o perire", diceva un grande socialista del secolo scorso. La mia convinzione è che, dinanzi ad una crisi strutturale del paese, occorrano parole, cose, "varchi", strumenti, progetti, leadership rinnovate.
L'Italia (come i radicali, e come ogni altro, del resto) ha bisogno di progettare il futuro, di "pensieri lunghi" e non di sterili e rancorose dispute sul passato. Lavorerò per questo, e credo proprio che non soffrirò di solitudine...Tante e tanti radicali (e non radicali) avranno senz'altro modo di farsi una opinione e una valutazione propria.
Le idee e le speranze liberali, liberiste, libertarie, radicali, hanno un grande terreno da conquistare, cioè da far fiorire.
E’ una sfida appassionante, e -come potrò, come mi riuscirà- cercherò di fare la mia piccola parte per animarla, e per consentire a tante e tanti altri di compiere, insieme, la stessa buona fatica.
Daniele Capezzone