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ALLEIAMOCI CON IL CENTRO-DESTRA

Vedi le risposte: dalla lista Radicali per le Libertà | dalla Lista "PER L'ALTERNATIVA LIBERALE, FEDERALISTA E REFERENDARIA" | dal forum antiproibizionisti radicali3000

vedi adesso sinistra

Nel 1994 accade una cosa "straordinaria" nel panorama politico italiano: Silvio Berlusconi, imprenditore, fondatore dell'impero Fininvest, prende la decisione di aggregare l'area liberale del paese e di incarnare una alternativa laica alla democrazia cristiana e alla sinistra sindacatocratica.

Con un pieno di buone intenzioni e muovendosi abilmente nelle difficile trattative di alleanza con la destra cattolica e con la Lega che vive un periodo di grande consenso, "scende in campo" con Forza Italia, costituisce il Polo del Buon Governo e vince le elezioni, lasciando una sinistra sbalordita e il suo maggiore azionista a tentare di mettere insieme i cocci di un partito che non c'è più. Il progetto è dei più ambiziosi, e Berlusconi chiede di farne parte anche a Marco Pannella e ai radicali: sente un'affinità dovuta alla consapevolezza che nessun altro ha così tenacemente lottato per lo Stato laico e liberale, mettendosi e mettendo sempre in gioco tutto come i radicali. La legge elettorale è cambiata, si tenta comunque il 4% da soli, una fusione nel Polo del Buon Governo non è possibile – i motivi sono quelli di sempre, droga, aborto, sessualità, ma non solo. Si trova un accordo sull'indicazione di voto, in sette collegi forti per il Polo, per sette radicali. I nostri sette compagni vengono eletti; purtroppo, la nostra lista viene esclusa in una circoscrizione veneta importantissima, e manca in alcune altre "minori": manchiamo il 4%, di poco ma lo manchiamo. Marco Pannella, che nell'uninominale si è candidato in alternativa a Gianfranco Fini andandolo a sfidare nel suo collegioblindatissimo, full metal jacket, viene battuto, "mandato a casa", ma non dai "fascisti". Piuttosto da quella sinistra e da quel centro, laico, repubblicano, moderato e blah blah blah blah, che lungi dal cogliere lei l'occasione di mandare a casa il leader della Fiamma, spara contro Pannella e i radicali i suoi candidatucci borghesi, tra cui Pera Costanza e un non meglio identificato "nipote di Missoni", "molto impegnato nel sociale".

Ma andiamo avanti. Berlusconi al Congresso dei Club Pannella nell'aprile del 94 dichiarava di volere la riforma americana, parla del "partito liberale di massa".

Durante il breve periodo di Governo Berlusconi, accadono due cose importanti e assolutamente rivoluzionarie: Emma Bonino viene candidata a Commissario Europeo e il Dalai Lama viene ufficialmente ricevuto – e riconosciuto – come leader del Governo del Tibet in esilio dal Presidente del Consiglio, nonostante le minacce della Cina di interruzione di ogni rapporto commerciale con l'Italia.

Sembra il preludio di una nuova politica estera ed interna, una politica liberale. Per un istante pensammo, noi radicali, che forse sì, ce la potevamo aver fatta; di essere passati dalla notte al giorno, e che in cinque anni l'avremmo fatta, la rivoluzione, cominciando dall'Europa, dal Tibet e dalla Cina.

Quando il Polo del Buon Governo vede, pochi mesi dopo, la fuoriuscita della Lega e il ricomporsi di una nuova maggioranza parlamentare che per nulla rispetta il voto del paese, tutta l'anima consociativa e partitocratica della Democrazia Cristiana ben mimetizzata dietro le ampie spalle di Forza Italia, non tarda a togliersi la maschera.

Pannella intravede – o prevede – i primi sintomi di questa decadenza annunciata, e subito convoca un'assemblea dei radicali invitando i sette eletti a dimettersi. Questo, spiega in lungo intervento, porterà – tra l'altro - ad indire nuove elezioni nei collegi uninominali e forse- forse, ma è necessario tentare - convincerà altri eletti nel Polo a fare lo stesso.

Cosa sarebbe accaduto allora se dieci, venti o addirittura cento parlamentari si fossero dimessi: come avrebbe potuto la Rai, la stampa, disinformare i cittadini che assistevano come impotenti spettatori allo scippo della loro scelta? Vi sarebbero state nuove elezioni. Tutto questo non è accaduto. Taradash, Vito e Calderisi erano convinti che la nostra lotta era necessario condurla dall'interno del Polo, che solo noi – in sette - potevamo essere i garanti della parte liberale e laica del paese, che non si poteva dimettersi, anzi, a maggior ragione bisognava restare. Marco e l'assemblea non poterono che prender atto di  questa loro decisione. Ma per il Movimento, e per il paese, fu un punto di rottura. Noi rimanemmo, il Polo rimase minoranza, vi fu la crisi di governo e poi più nulla.

Da allora non è più successo niente di straordinario. Ma soprattutto, le affinità che Berlusconi sentiva sono state rimpiazzate da tristi logiche di "convenienza" partitocratica che ci hanno portato, attraverso questi lunghi anni di accordi ed intese tra destra e sinistra su tutto, alla alleanza strategica per impedire le riforme economiche e sociali chieste con dodici milioni di firme su venti referendum, ad una politica estera da repubblica delle banane, alla legge sulla par condicio, eccetera eccetera.

Oggi, come nel 1994, siamo pronti a ragionare di una alleanza con il Centro-Destra.

La nostra priorità è portare Marco&Emma, il movimento radicale, al governo. Per fare cosa?

Questi sono alcuni dei nostri temi:

Laicità dello Stato
Riforma "amerikana"
Antiproibizionismo
Liberismo "feroce"
Federalismo europeo
Riforma dell'Onu

 

Quali di questi temi sono, secondo l'avviso di quanti sostengono che i radicali debbono entrare a far parte della "casa delle libertà", suscettibili di divenire caratterizzanti dell'azione di governo di Berlusconi e del centrodestra, se vincerà le elezioni?

Su quali obiettivi specifici si può fondare questa alleanza?

E soprattutto, i nostri amici e compagni radicali di centrodestra, come pensano di portarceli, Emma e Marco, nella "casa delle libertà", facendoli passare da quale porta, finestra, abbaino?

Questi sono gl'interrogativi sui quali noi (radicali3000 antiproibizionisti su tutto) riteniamo necessario confrontarci in vista del voto del 5 dicembre, in particolare con la lista dei "Radicali per le Libertà" e con la lista "PER L'ALTERNATIVA LIBERALE, FEDERALISTA E REFERENDARIA". Fino a questo momento, in questo "articolato gioco di ruolo" (V.Fioravanti) delle elezioni on line, ciascuna delle liste, e i candidati - chi più chi meno - si sono limitati a sciorinare il proprio tappeto. D'altra parte, la campagna elettorale è appena cominciata. Si avvierebbe lungo una china sbagliata, secondo noi, se l'unica domanda alla quale una lista e dei candidati devono rispondere fosse del seguente tenore: "Oste, com'è il vino?".

I "Radicali per le libertà" hanno scritto che:

"... sosteranno nel Comitato di Coordinamento la ricerca di un accordo politico/elettorale con il centro-destra. Siamo consapevoli dei limiti programmatici ed umani del Polo attuale, ma proprio per questo riteniamo che la presenza di una forte componente liberale e liberista sia indispensabile. Il tentativo di alleanza dovrà essere basato principalmente sulla condivisione di alcuni fondamentali obiettivi di politica economica e sociale."

Quali?

"Andranno sicuramente chieste naturalmente delle garanzie nel campo dei diritti civili, dove negli ultimi tempi ci sono state, in effetti, alcune prese di posizione non condivisibili."

Quali?

"Se l'accordo si dovesse rivelare impossibile, o i suoi costi politici insostenibili perché incompatibili con i contenuti politici radicali, ci impegneremo per favorire la presentazione di una autonoma lista radicale nella quota proporzionale, di netta connotazione liberale e libertaria."

1. Perché solo nel proporzionale? E comunque, con quali risorse?

"PER L'ALTERNATIVA LIBERALE, FEDERALISTA E REFERENDARIA" ha scritto:

Riteniamo necessario e urgente tentare di rimuovere gli ostacoli che hanno finora impedito un accordo politico e programmatico tra il movimento radicale dei diritti civili e umani e il Polo delle libertà, rendendo monca, menomata, in questi anni, la rappresentanza politica e istituzionale del Terzo Stato dei produttori, degli imprenditori, delle partite IVA, dei non garantiti, dei disoccupati, dei lavoratori in nero.

Prego, quali sono gli ostacoli secondo voi? Come sarà possibile rimuoverli?

Ci pare prezioso il tentativo di dissequestrare la politica, di riaprirne le porte ai cittadini, anche attraverso la rete, liberandola dal chiuso dei "vertici" e delle segreterie dei partiti.
Dichiariamo che il confronto vada sui temi dei quesiti referendari liberali, liberisti e libertari presentati in questi anni, nonché sui contenuti radicalmente presidenzialisti, federalisti, maggioritari e "americani" delle battaglie radicali dell'ultimo decennio, compreso la liberalizzazione degli ordini professionali e del commercio e la privatizzazione della Rai.

Perfettamente d'accordo. Questo confronto come, dove lo si fa? Da Costanzo? Da Fede? Da Vespa? Su "Il Giornale"? O si tratta di scambiarsi due, cinque, dieci inviti a cena e qualche giro di valzer da qui al febbraio prossimo, Pannella - Berlusconi - Letta - Bonino - Stanzani - DellaVedova - Tremonti tanto per tirarla in lungo? Ernesto Caccavale e, soprattutto, Marco Taradash su questo punto dovrebbero illuminarci di più e meglio.

In attesa di riscontro, un abbraccio radicale

 

--

coordinamento radicali3000 -- antiproibizionisti sulla scienza, sulla droga, su tutto

http://www.radicali3000.net

 

ps. "La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita. L'inaudito è diventato quotidiano..."

Il (23 November 2000 0:16) Marco Pannella ha scritto:

Mi chiedo, con una punta perfino di angoscia che mi è inconsueta, quanta consapevolezza vi sia non solo nel nostro paese, ma anche in questa "comunità", della condizione letteralmente estrema nella quale siamo. Dopo almeno tre decenni di lotte e di lotta straordinarie, ci troviamo ad operare e dover combattere per una quanto improbabile alternativa a tutto questo.

Che cosa fare per aumentare la consapevolezza, nel paese e prima ancora nella community, della condizione estrema nella quale lottiamo;  e cosa fare per conquistare (un po' più) informazione, conoscenza, democrazia?

Se volete vedere balbettare uno di noi della lista antiproibizionista su tutto, queste sono, probabilmente, le domande che ci dovete fare. Amore è certamente una buona risposta, il problema poi è di capire come. Comunque siamo qui impegnati nell'impresa di riuscire a dare a queste domande la risposta non di uno slogan (che nell'etimologia sassone, è l'urlo del fantasma: vi ricorda qualcosa?) ma di atti e fatti concreti. Per il momento, distribuendo "volantini" in giro per il web; altre proposte?

 

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