2013 05 15 Sciopero. Sciopero della fame, Signor Presidente, Supremo Magistrato, lunghezza del testo pena accessoria, con un sorriso, dal 15 maggio

Il testo della lettera inviata l'altro ieri da Mr.Bittertooth -- sì sempre lui, anzi io -- al Supremo Magistrato/Primo Magistrato, Leone dormiente (e ronfante) della e sulla Costituzione (la + bella del mondo, dicono), per cui la pena deve tendere alla "rieducazione del condannato e al suo reinserimento nella vita civile" ed è invece tortura, per tacere del resto della giustizia, che è tortura anche dei cittadini sedicenti "innocenti". Va be'. La lettera è qui di seguito, lo sciopero della fame è iniziato alle 00.00 e ha come obiettivo: "l'interruzione della flagranza criminale, l'#amnistia".

Inviata al Presidente della Repubblica il 13 maggio 2013 a mezzo modulo di posta elettronica sul sito quirinale.it (manda anche tu una lettera al Leone dormiente):

Signor Presidente, Sommario: Le preannuncio che il giorno 14 o 15, se non entro le prossime ore, devo iniziare lo sciopero della fame perché la situazione della giustizia in Italia mi risulta insopportabile e poiché Marco Pannella per causa di forza addirittura maggiore su un altro fronte della lotta nonviolenta ha sospeso lo sciopero della fame, è mio dovere tentare di rafforzare questo fronte e quindi partecipare in questo modo al Satyagraha con l'obiettivo dell'amnistia.

Oggi 12 maggio 2013 da radicale mi sono ritrovato con compagni e compagne a Ponte Garibaldi in Roma, di fronte alla lapide che ricorda il luogo della strage compiuta su Giorgiana Masi, in quel giorno in cui si volevano solo firmare dei referendum e ascoltare musica. Compiuta da chi? se non dallo stesso stato che da 37 anni non assicura i colpevoli di quella strage alla giustizia e non ha fatto verità su nessuna strage.

Il senatore radicale Gianfranco Spadaccia ha potuto spiegare solo in una dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio radicale cosa sia stato quel 12 maggio e cosa sia oggi il 12 maggio. Giela voglio segnalare perché è la voce preziosa e importante di un testimone che è ancora oggi impegnato, con quei pochi sparuti radicali rimasti, a lottare per lo stato di diritto e la legalità costituzionale italiana ed europea, mentre tutti intorno -- tutti, eh -- fanno finta di non sapere che l'Italia è da decenni condannata come paese canaglia dalla giurisdizione europea. Le carceri italiane sono una tortura, "luoghi di tortura senza torturatori", la giustizia italiana, civile e penale, è una tortura. La Repubblica italiana è ripeto quello che si è sentito dire in giro Signor Presidente uno stato dove la situazione della giustizia è insopportabile -- ma la si sopporta giorno dopo giorno, in questo "assordante silenzio", senza intervenire alla radice, all'aggressione del problema, all'interruzione dello stato di flagranza criminale in cui versa il paese, per interrompere la violazione di diritti umani applicata per legge ai cittadini di qualsiasi nazionalità, etnia, colore che abbiano a incorrere ai "rigori" della nostra "legge" sotto i nostri tribunali, e ancor prima, magari, nelle mani delle forze di polizia. Poi ci sono signor Presidente i fatti di cronaca nera di queste ultime ore (con tutte le implicazioni di scontro demagogico su razzismo e antirazzismo a cui questa semplice, feroce, tragica ironia di linguaggio non può non dare adito), o i femminicidi, i sindacati che chiedono che l'evasione "diventi reato penale" (signori, googolate: lo sono già) e chi sfila per le strade (di tutto il mondo e il 12 maggio anche a Roma) gridando che l'aborto e omicidio -- nel qual caso, non basterebbero in nessun caso nuove prigioni per centinaia di migliaia di casi... mentre appunto le carceri sono luogo di tortura e le leggi sono criminogene, cioè producono nuova tortura e nuovi torturati, ogni anno centinaia di migliaia di azioni penali e civili vanno in prescrizione, indiscriminatamente, in modo che la legge non è più uguale per tutti, ma colpevoli e responsabili che hanno denaro mezzi relazioni la fanno franca e si organizzano per meglio delinquere; e cittadini deboli di mezzi relazioni e denaro, danneggiati, derubati, taglieggiati, sono offesi e poi malmenati come si dice nella nostra bella Napoli "due volte".

E poi contiamo i morti raccolti nelle galere, morti di pena, morti mentre si trovavano sotto la custodia dello stato che secondo la sua legge fondamentale avrebbe dovuto tendere a rieducarli da condannati fino al reinserimento "nella vita civile".

Quale vita "civile", Signor Presidente è possibile se diventa potere dello stato quello di non rispettare le sue leggi.

Come quel 12 maggio 1977, occorre ancora oggi in qualche folle modo per noi radicali raccogliere le firme per cercare di abrogare almeno due di queste leggi criminogene tristemente note come Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.

Se riusciremo a raccogliere queste firme potremmo tentare poi di innescare un ulteriore passo per un possibile cambiamento, un processo, lento, che, se si concludesse con l'abrogazione di almeno due di quelle leggi criminogene, potrebbe restituire alla libertà alcune, molte migliaia di innocenti per definizione, se appunto il reato è generato dalla legge stessa.

E' una di mille cose che si possono immaginare, pensare e fare, perché la Repubblica ottemperi a quanto ordinato dalla giustizia europea, il ripristino di condizioni di legalità. Un governo bi- e tri-partisan come quello attualmente in carica quali firme deve mai raccogliere per attuare una, cinque o dieci di queste misure immediatamente?

Naturalmente per quello che mi riguarda proprio come persona Signor Presidente io non posso assolutamente prescindere dall'esempio costituito dalla iniziativa nonviolenta di Marco Pannella.

"La situazione sulla giustizia e il diritto sta diventando terrorizzante" dice Pannella ma nel frattempo quel vecchio matto ne ha combinata un'altra: "domani vado all'ONU per chiedere di parlare con la Cina, dopo aver sospeso lo sciopero della sete tre giorni fa, ho dovuto concedere ai medici che mi seguono di ricominciare a nutrirmi quasi normalmente."

Ora, Signor Presidente, occorre approfittarne, ora che Pannella è distratto dal compito di mettere continuamente a repentaglio la sua vita con quei suoi folli instancabili digiuni e scioperi della fame e della sete. E ne approfitteranno, tutti cercheranno di approfittarne per continuare a tacere a restare inerti di fronte allo sfascio dello stato di diritto, di fronte al fatto che in Italia la giustizia è denegata, i diritti umani di ogni colpevole e di tutti gli altri innocenti sono violati, eccetera come sappiamo.

Sono sollevato e così sono certo Signor Presidente lo è anche Lei, di sapere che per qualche giorno o settimana a venire Marco Pannella continuerà il suo Satyagraha in altre forme e non con il digiuno estremo. Ma altre centinaia di persone continuano a fare appello anche a Lei, alla Sua coscienza di Primo magistrato della Repubblica, continuano a chiedere per il nostro paese #amnistia.

Tra queste persone ho deciso, ieri 12 maggio 2013, di esserci anch'io, che inizierò (dovrò iniziare, perché questa situazione di tortura e illegalità è infatti intollerabile) lo sciopero della fame. Questo entro poche ore o qualche giorno, Signor Presidente, per continuare questo Satyagraha, forse oggi ridotto al più alla battitura nelle carceri, la battitura di una popolazione carceraria infinitamente stanca e allo stremo delle forze; mentre l'estate con il suo calore si avvicina a prendere possesso di quell'inferno...

Signor Presidente, per chi ci crede, all'inferno, quella è la parola giusta per descrivere il qui e l'oggi come ciò che più gli si avvicina sulla terra... "Amnistia" infatti gridò il Pontefice Giovanni Paolo II di fronte al Parlamento. Tanti parlamentari sono passati e quel grido ancora risuona.

E quindi Signor Presidente, ognuno faccia quel che può, indipendentemente da come sta e da cosa fa Marco Pannella, o da quello che faccio io, di cui può non importare a nessuno se faccio o meno uno sciopero della fame o una rapida cura dimagrante.

Il problema della stato criminale rispetto alle sue leggi è il problema che tocca a Lei, Signor Presidente, visto che senza alcun dubbio con la Sua rielezione è stato inciso anche sulla Sua scrivania il motto che sta su quella del Presidente americano: "lo scaricabarile finisce qui".

Lei è il Supremo magistrato di questa Repubblica e non può, non può, Signor Presidente, partecipare all'inerzia e al silenzio di chi resta inerte e in silenzio, giorno dopo giorno, mentre il crimine di stato si consuma e si reitera. Giorno dopo giorno.

Presumibilmente signor Presidente il 14 o il 15 maggio alla mezzanotte per queste ragioni inizierò appunto uno sciopero della fame, come si dice, "a oltranza" e spero che chi ci crede dica adesso per me "che dio te la mandi buona", tra quelle persone di fede cattolica che sono consapevoli di quale oltraggio alla fede sia che quel grido "Amnistia!" di Giovanni Paolo II e quelle ragioni siano da dieci anni inascoltate); e spero che chi non ci crede mi faccia altri auguri.

Il Satyagraha è l'augurio che tutti noi, Satyagrahi... con un grande sorriso sulle labbra e nel cuore e quindi anche sulla carta stampata e nella blogosfera, Le rivolgiamo, la speranza che si nutre del nostro digiuno ecc. ecc. Smile speranza che Lei trovi la forza e il modo per. Punto Signor Presidente per quanto lunga l'ho fatta.

Le invio questa mia anche a mezzo postale così come la inoltro al professor Puggiotto che promosse un l'appello di giuristi italiani che ricordiamo. Per la data e l'ora dell'inizio ufficiale dello sciopero, Signor Presidene avrò cura di comunicarlo sempre personalmente attraverso il sito del Quirinale per il modo più tempestivo prima ancora che a mezzo posta a Lei indirizzata. Ugualmente la invio anche a Marco Pannella, per renderla pubblica al momento della comunicazione ufficiale dell'inizio dello sciopero.

Verbosità e lunghezza delle missive come pena accessoria anche per notisti e lettori a vario titolo. Facciamo tutti quel che si deve e: con speranza Signor Presidente ecc. perché all'improvviso ognuno di noi può fare la differenza.

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Gaetano Dentamaro

La prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile

e in particolare:
Il Presidente della Repubblica sul diritto dei cittadini a una giustizia giusta... luglio 2011 (campa cavallo) ...

il testo del discorso della (fu) prepotente urgenza:
www.quirinale.it Intervento del Presidente Napolitano al Convegno "Giustizia! In nome della Legge e del Popolo sovrano" Roma, 28/07/2011

Notizie radicali: Cronologia sull'insostenibile leggerezza dell'urgenza prepotente (di Valeria Centorame)