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Rita Bernardini (da wwww.radicali.it)

(15 November 2000 16:25)
PROCESSO A MARCO PANNELLA: PARLANO I PERITI DEL TRIBUNALE MALIZIA E MULLER: SOLO QUANTITATIVI “ABNORMI”, ESTRANEI ALL’USO COMUNE, POSSONO PROVOCARE DIPENDENZA.

SOMMARIO: Trascrizione dell’Udienza tenutasi il 15 ottobre 1997 presso la IV Sezione del Tribunale di Roma. Sotto processo, Marco Pannella per la disobbedienza civile del dicembre 1995 quando a Piazza Navona, vestito da Babbo Natale, effettuò una “cessione” gratuita di 2,916 grammi di hashish. Di scena, questa volta, i periti del Tribunale, i professori Enrico Malizia ed Eugenio Muller, chiamati ad accertare l’effettivo grado di offensività della sostanza sequestrata a Pannella. Tre sono i dati importanti che si evincono dalla perizia: 1) non è possibile valutare la singola dose “drogante” perché tale effetto è determinato solo da un uso intensivo e continuativo; 2) solo quantitativi “abnormi”, estranei all’uso comune, possono provocare dipendenza fisica; 3) il “passaggio” dal consumo di cannabis a quello di eroina, se si verifica, è da attribuire alla contiguità dei mercati illegali delle sostanze stupefacenti. Gli avvocati difensori di Marco Pannella che hanno interrogato i due periti sono stati Gian Domenico Caiazza e Luigi Saraceni. Presente anche il perito di parte, Fabrizio Starace, consulente dell’ONU.

Trascrizione a cura di Giorgio Cusino, tratta dalla registrazione di Radio Radicale.

PRESIDENTE MUSCARÀ. L'imputato è difeso dagli avvocati Saraceni e Caiazza.
Qui abbiamo anche delle richieste, altre richieste: Radio Radicale, abbiamo autorizzazione a riprese televisive da TG2, da Italia 1 e poi richiesta di riprese fotografiche dall'agenzia fotografica .....
Il Tribunale autorizza le registrazioni, come richieste, unica cosa, per cortesia, al di là della transenna.
Sono presenti i periti.
Prego, se volete esporre le vostre conclusioni.

AVVOCATO CAIAZZA. Chiedo scusa signor Presidente, è presente il consulente di parte, professor Starace. Volevo sapere...

ENRICO MALIZIA (Perito). Come primo punto è stato acquisire questa perizia, perizia che praticamente ha determinato che la natura della sostanza sequestrata è hashish, come del resto il precedente perito dottor Massimo Ciardi aveva già fatto; la quantità del reperto 43381 era un pochino più bassa di grammi 2,500.
La percentuale del principio attivo, il delta9, tetraidrocannabinolo, l'unica sostanza che ha un'attività farmacologica era del 2% cioè milligrammi 50, mentre la perizia di Massimo Ciardi, che è acquisita in atti, portava 150 milligrammi.
A questo punto noi ci siamo premurati di ricercare la bibliografia, interrogare sia la perita che aveva svolto la perizia, sia la sua diretta responsabile a livello universitario che l'aveva suggerita e cioè la professoressa Lopez e loro hanno detto che considerato il tempo tra la prima perizia e la seconda perizia, i dati erano compatibili e quindi si potevano considerare numero sei dosi.
Però le dosi, calcolando la dose di 25 milligrammi nel materiale che si fuma, ovvero una dose di hashish, praticamente è una dose virtuale per quello che si assorbe perché sono troppi i fattori di variabilità nell'assorbimento, si può pure non assorbire una dose che non sia affatto psicoattiva, perché se quello che fuma non sa inalare, non sa fumare, può inalarne soltanto invece del 50% che in media un consumatore normale di hashish inala, ne può inalare fino, abbiamo trovato in bibliografia, fino al 4%.
A pagina 31 abbiamo riportato insieme al collega Muller una premessa che io ho fatto in una lettura al Congresso mondiale dell'Erit, cioè della Associazione per operatori da tossicodipendenza.
Io gliela leggo, sic et simpliciter: il termine dose drogante va abbandonato al limite, la sostanza droga è tale quando si è costituita la dipendenza da essa e quindi, a ragion di logica le dosi, debbono essere numerose e continuative e per un certo periodo di tempo, tutti fattori variabili a seconda del tipo della droga e del soggetto.
Allorché si tratta di assunzioni isolate o ripetute poche volte, specie se il soggetto è vergine cioè è la prima volta che lo prende, come avviene negli sperimentatori, dobbiamo parlare piuttosto di dosi psicoattive o psicotossiche cioè in grado di esercitare gli effetti farmacologici, propri della sostanza, somatici e mentali, piacevoli o dannosi, ma non certo quelli di trasformare un soggetto in un drogato.
Questa è una premessa che si trova alla pagina numero 31 ripetuta tale e quale, dagli atti del Congresso tenuto a Parigi nel 1996, è una premessa necessaria per spiegare che noi ci siamo arrampicati sugli specchi ma non è che abbiamo potuto determinare in realtà quanto il soggetto può assumere, perché esiste questa variabilità enorme anche per gli effetti psicotossici.
Ora noi diciamo, in maniera del tutto virtuale, che 25 milligrammi, si è stabilito, è la dose minima di sostanza presente nella sigaretta che si fuma e in ogni sostanza, 25 milligrammi è la quantità minima che ha un effetto farmacologico o psicostimolante o farmacotossico o come lo vogliamo chiamare, ma non drogante; con questo vorrei insistere su questo principio, mentre invece una dose di 100 milligrammi è la dose minima che crea effetti dispercettivi, dai 70 milligrammi a 100 secondo la reazione.
Volevo precisare questo perché la dose psicostimolante produce degli effetti diversi da una dose dispercettiva - poi tutto questo è elencato nella perizia - nella dose dispercettiva ci possono essere delle allucinazioni cioè la percezione viene alterata, ma deve essere una dose molto più alta, deve essere una dose che praticamente nel quantitativo che era nel reperto ci dovevano essere di partenza una volta e mezzo sui 150 milligrammi di partenza.
Quindi per questo punto di vista noi possiamo ragionare soltanto su dati diciamo medi statistici e per soggetti ad attività media, cioè coloro che sono capaci di inalare - ma ci sono delle persone che inalano fino alla fine, delle persone che si fumano pure il cosiddetto "roch", cioè quel mozzicone, quell'avanzo di sigaretta in cui è contenuto circa il 10% di tetraidrocannabinolo; ci sono dei soggetti che non ne perdono niente e sono un estremo come in ogni curva di Gaus, ci sono dei soggetti che riescono a inalare quasi niente e sono all'altro estremo della curva di Gauss; nel mezzo abbiamo quelli che riescono a prendere un quantitativo dai 25 milligrammi contenuti che è la dose minima psicostimolante, dai 20, 25 milligrammi ne prendono il 20, 25% cioè 5 milligrammi.

EUGENIO MULLER (Perito). Però diciamo che si può imparare ad inalare. In altre parole non è una condizione che sia immutabile, il soggetto che fuma per la prima volta assorbe probabilmente delle piccole quantità di sostanza, ma man mano che diventa abitudinario della droga questa sua capacità di fumare e trattenere il respiro più a lungo, comporta la possibilità che l'assorbimento che inizialmente era scarso si avvicini a quel massimo del 50% al quale facevamo riferimento.

Interruzione

EUGENIO MULLER (Perito). La farmacocinetica è abbastanza semplice da dire, il fumo della sigaretta di marijuana comporta il raggiungimento di concentrazioni picco della sostanza, del tetraidrocannabinolo, nell'intervallo di tempo da cinque a dieci minuti.
Il tetraidrocannabinolo è una sostanza estremamente liposolubile, liposolubilità vuol dire accesso particolarmente privilegiato al sistema nervoso centrale, in maniera che gli effetti psicostimolanti o dispercettivi, a seconda della quantità che è stata somministrata, sono praticamente istantanei, cioè si stabiliscono nel giro di pochi minuti.
Mentre diversa è la situazione quando il soggetto utilizza una via di somministrazione orale che per altro è la via che mi risulta essere non così frequente nel soggetto abituato ad assumere marijuana.
In questo caso l'effetto è più tardivo, c'è un assorbimento per via gastrointestinale che è ritardato, le manifestazioni compaiono dopo circa sessanta minuti e persistono più a lungo.
C'è anche da dire che accanto a questa fase, ritornando alla via di somministrazione per fumo di sigaretta, accanto a queste concentrazioni che si instaurano così rapidamente, vi è una scomparsa molto rapida della sostanza dal circolo, perché abbiamo detto che è una sostanza liposolubile e quindi tende ad accumularsi là dove ci sono dei depositi di lipidi e tende a essere eliminata molto lentamente nel giro anche di diversi giorni in maniera che è da ritenere che un soggetto drogato in questo caso, cioè uno che assume cronicamente la marijuana, la possa poi considerare nel tempo un decorso estremamente prolungato, ciò che renderebbe anche ragione del fatto che la sensibilità di questo soggetto che assume cronicamente il farmaco è maggiore di quello del soggetto naif che non ne ha mai assunto, proprio perché alla dose che assume assiduamente, si sommerebbero delle piccole quantità...., la periferia diciamo così ....

ENRICO MALIZIA (Perito). Adesso io volevo invece rispondere alla seconda parte del quesito, perché il quesito è unico: nel soggetto non assuefatto la sostanza attiva inalata in grado di produrre effetti psicostimolanti è maggiore - è indubbio - di quella che provoca gli stessi effetti nei soggetti assuefatti, soprattutto in rapporto all'inesperienza della tecnica della fumata che in alcuni casi può comportare assorbimento di quantitativi di droga inattivi, invece nell'individuo assuefatto esiste tolleranza e richiesta di dosi maggiori.
Che cosa è la tolleranza? Nella tolleranza la dose viene tollerata perché praticamente si sviluppano dei sistemi enzimatici che distruggono la sostanza per cui il quantitativo più disponibile nel sangue, che è responsabile degli effetti psicostimolanti fino ai dispercettivi a seconda della dose, deve essere maggiore.
Ciò nonostante come è complicato il problema, comunque se ci riferisce a valori medi e a casistiche assai ampie perché esiste grande variabilità individuale, il soggetto non assuefatto, specie se vergine, necessita di quantità molto superiori, sensibilmente superiori a quelle del soggetto assuefatto.
Questa come conclusione è generale, noi non possiamo dire poi la persona x sicuramente è differente dalla persona y, ogni soggetto risponde in maniera diversa.

.......
.......

EUGENIO MULLER (Perito). Il problema della dipendenza è già stato accennato dal professor Malizia, e la dipendenza si instaura solamente quando dosi molto elevate vengono somministrate o vengono assunte in maniera cronica. In questo caso la dipendenza in parte è quella che aveva accennato il professor Malizia, cioè è di tipo metabolico ma è interessante anche che questa dipendenza, dagli studi che vengono effettuati recentemente, sembra di tipo farmaco dinamico.
In altre parole cosa vuol dire? Che i recettori sui quali agisce la cannabis potrà essere interessante sapere che nel cervello di ciascuno di noi esistono delle strutture di natura proteica che hanno una affinità particolare per la cannabis, come se la cannabis fosse una sostanza endogena prodotta dal cervello ed è interessante che esiste nel nostro cervello una sostanza, la nandamide che è molto simile alla cannabis esogena, dunque la somministrazione cronica produrrebbe delle modificazioni a livello di questo recettore che farebbe si che il recettore diventa meno sensibile all'azione della cannabis.
Da qui la necessità di aumentare la dose di cannabis e l'innescarsi di un meccanismo che è alla base probabilmente anche della concussione ad assumere il farmaco, cioè di quello che viene chiamato "cresing" il desiderio di assumere ulteriori quantità di farmaco, questo nel soggetto che assume delle quantità molto elevate.
Diversa è la situazione del soggetto che fa una fumata occasionale nel quale questa dipendenza - e quindi accanto alla dipendenza c'è il concetto di sindrome di astinenza - cioè mentre il soggetto che l'assume cronicamente quando interrompe questa assunzione va incontro a tutti gli effetti negativi da assenza del farmaco, nel soggetto che assume saltuariamente la cannabis questa dipendenza assolutamente non si verifica, ma assunta occasionalmente o assunta cronicamente condiziona.
Mentre la cannabis assunta acutamente possiamo ritenerlo un farmaco dotato di attività non psicostimolanti ma addirittura sedative, ansiolitiche, in un certo senso rilassanti ed euforizzanti, la somministrazione cronica o la somministrazione di dosi elevate - quelle che abbiamo chiamato dispercettive - da una sintomatologia molto spiccata, dei segni di psicosi, delle manifestazioni che possono giungere ad allucinazioni e a delirio e una accentuazione spiccatissima di quelli che sono gli stimoli sensoriali con i quali continuamente veniamo a contatto.
Quindi dispercezione per quanto riguarda i colori, per quanto riguarda i suoni, per quanto riguarda tutto quello che stimola normalmente che viene a stimolare abnormalmente il soggetto che assume delle dosi elevate o delle dosi continuative.

ENRICO MALIZIA (Perito). Io volevo aggiungere una cosa che abbiamo discusso a lungo: il quantitativo che provoca questi disturbi e crea la tolleranza è di 210 milligrammi al giorno, per lo meno per quattro settimane. Questo è riferito dal trattato del Professor Paroli di Farmacologia, l'ultimo trattato di Farmacologia, e anche sul grande trattato americano il "................." entrambi citati in bibliografia.
Poi volevo aggiungere un'altra cosa: quando noi parliamo di effetti dispercettivi questi possono essere dovuti a tutte le droghe, tutte le droghe possono creare illusioni ed allucinazioni, c'è una differenza e siccome quella che ci interessa in questo momento è la cannabis, la fase dispercettiva creata da grandi quantità di cannabis, come abbiamo detto, ha un'altra caratteristica che insorge subito ma dura solo due ore; chi prende l'LSD parte per un viaggio che dura dalle 8 alle 16-24 ore, chi ha la fase dispercettiva con la canapa l'avrà soltanto per due ore.

(.....). Professore, sempre nelle quantità eccessive.

ENRICO MALIZIA (Perito). Nelle quantità eccessive per cui tutto il quantitativo del sequestro sarebbe bastato solo per una dose e mezza.
Ecco questo era un chiarimento, ora io vorrei che tu dicessi qualche cosa sulle conclusioni, sull'ultimo punto di conclusioni sugli effetti psicofisici negativi che si manifestazione nel soggetto non assuefatto.

EUGENIO MULLER (Perito). Per quanto riguarda al di là dei fenomeni diciamo così, di psicostimolazione della cannabis, dobbiamo ricordare però che si tratta di una sostanza che ha anche degli effetti somatici non indifferenti, ha la possibilità di agire a livello del sistema cardiovascolare, è una sostanza che provoca tachicardia, cioè aumento della frequenza cardiaca, può dare ipotensione.
Ora, diciamo così, fra virgolette in un soggetto giovane com'è di solito il fruitore di cannabis si ritiene che questi effetti non siano particolarmente gravi, però bisogna dire, guardando la letteratura, che questo è un argomento che non è stato mai determinato a fondo, quindi non esistono delle conoscenze sicure da questo punto di vista.
Ben più grave è l'effetto che la somministrazione ripetuta del fumo di cannabis può dare a livello del sistema respiratorio e forse indirettamente anche a livello del sistema cardiaco, perché andando a esaminare i componenti del fumo di tabacco e del fumo di cannabis si vede che esistono scarsissime differenze ed anzi alcune sostanze di natura cancerogena - mi voglio riferire al benzopirene - sono nettamente più elevati nel fumo di cannabis che non nel fumo di sigaretta, esistono segnalazioni di alterazioni displasiche o addirittura tumorali di soggetti che sono fumatori cronici di cannabis.
Quindi questa è una realtà che non va dimenticata nel considerare appunto questi che sono gli effetti somatici del farmaco, della sostanza.
Nell'animale da laboratorio è stata anche osservata la induzione di una soppressione immunitaria, cioè è una sostanza che inibisce le difese immunitarie. Da qui il pericolo che la cannabis venga somministrata o venga utilizzata da soggetti per esempio affetti da AIDS in cui le difese immunitarie sono già spontaneamente deficitarie e questa potrebbe essere una reale possibilità.
Invece dal punto di vista degli effetti realmente terapeutici, diciamo che sono più teorici che pratici, è una sostanza che come tale o come alcuni suoi derivati - voglio ricordare il nabilolo e il tronabilolo - può essere utilizzata come sostanza antinausea, soprattutto la nausea indotta da chemioterapici utilizzati per trattare forme tumorali.
È interessante questa osservazione ma dobbiamo dire che non ha trovato ancora nessuna utilizzazione pratica e non esiste una registrazione della sostanza con queste indicazioni.

ENRICO MALIZIA (Perito). La terza articolazione del quesito si riferiva agli effetti psicofisici negativi che si manifestano nei soggetti non assuefatti, se siano simili a quelli dell'individuo assuefatto o diversi.
E allora guardando la situazione, se l'individuo non assuefatto, ammesso che non sia assuefatto - noi ragioniamo sul virtuale e non sul reale - ammesso che il soggetto non assuefatto assuma una dose tale, riesca a inalarla, tale da produrre a livello sanguigno dei livelli plasmatici, dobbiamo dire più che ematici, perché come giustamente ricordava il professore Eugenio Muller è una sostanza estremamente lipofila e quindi tende a scomparire dove ci sono i grassi, dove ci sono i lipidi, quindi è valida più la versione plasmatica, il soggetto non assuefatto, ammesso che si raggiunga questi livelli elevati da produrre almeno una dose psicostimolante e guardate - altro inciso - anche la sedazione è una psicostimolazione perché stimola i centri sedativi, quando io uso il termine psicostimolante non è che dico che questo, il soggetto, va ad aggredire e faccia atti di violenza, anzi abbiamo detto che ha un'azione all'inizio sedativa tanto che a un certo punto poi si addormenta, però stimola determinati centri che sono i centri della sedazione, mentre invece a livelli più elevati stimola quelli dell'eccitamento o meglio quelli della dispercezione.
Ma ritornando al soggetto, se il soggetto non assuefatto riesce a prendere la stessa dose, cioè avere lo stesso livello ematico di delta9 tetraidrocannabinolo del soggetto assuefatto per la dose psicostimolante, l'effetto è simile, è uguale, ma la grande differenza è questa - con cui noi abbiamo determinato la nostra perizia - nel primo caso cioè nel soggetto assuefatto tolleranza e dipendenza non si possono produrre.
Con ciò noi abbiamo cercato di rispondere secondo scienza e coscienza. Nel soggetto che non è assuefatto ci vuole tanto, tanto tempo, quindi diventa assuefatto quando produce...
È un sillogismo, è una cosa di ragionamento all'Aristotile, comunque è una cosa che noi dovevamo sottolineare.
Quindi siamo al termine della nostra fatica, è una fatica diciamo che abbiamo fatto con tutta coscienza in questo periodo che la Corte ci ha concesso.
Credo che seguiteremo a studiare ancora perché la studiamo da tanti anni e la studieremo ancora per tanti anni, sono misteri della farmacologia e della tossicologia che ancora l'uomo non ha completamente esplorato e chissà quando e se mai l'esplorerà.
Comunque abbiamo cercato di chiarire per quello che è possibile chiarire, i quesiti che ci erano stati posti e siamo pronti alle controdeduzioni con i colleghi della Difesa e della Pubblica Accusa; con i colleghi della Difesa abbiamo già discusso in precedenti incontri presso il mio studio e noi siamo a disposizione.

PRESIDENTE. Il Pubblico Ministero ha qualcosa da dire?

AVVOCATO CAIAZZA. Loro mi scuseranno se inevitabilmente le domande nascono da una ignoranza scientifica, da una non conoscenza della materia, intesa in questo senso.
Intanto una precisazione prima di entrare nel merito, un problema che abbiamo posto anche al consulente del Pubblico Ministero: la consulenza chimica che giunge a concludere circa la presenza del 2%, fa riferimento alla sostanza nel suo complesso, la sostanza quando è stata sequestrata era divisa in tre bustine, è stato operato un calcolo del contenuto di ciascuna delle bustine?

ENRICO MALIZIA (Perito) La dottoressa Chessa ha operato un calcolo, lo scarto medio era molto basso per cui ha praticamente espresso, lei ha la perizia davanti e ha anche tutta l'analisi chimica, per cui il valore era il 2% però la professoressa ha detto che era compatibile.

AVVOCATO CAIAZZA. La domanda era in questo senso, ossia sono tre bustine, una 820 milligrammi, un'altra 1,018 grammi e una terza bustina 684 milligrammi.
Le posso chiedere in relazione alle vostre conclusioni di definirci le dosi secondo i criteri adottati? Rispetto a ciascuna bustina?

ENRICO MALIZIA (Perito). Guardi, le ho detto che le dosi sono virtuali perché i 25 milligrammi è una cosa che è presa così, come subspecie, ma senza nessuna assoluta dimostrazione e con la correzione della grande variabilità.
Allora se lei divide 820 per 25 milligrammi questa è la sostanza totale, quindi 820 è già una dose insufficiente, l'unica quantità sufficiente se calcolata al 2% è la 1018. Se invece noi calcoliamo al 5%, perché questo era quanto aveva trovato Ciardi, allora noi abbiamo.......

AVVOCATO CAIAZZA. Su questa nozione di dose virtuale lei in qualche modo ci ha già detto cioè è una astrazione.
Ma io vorrei tornare al problema che mi pare centrale, cioè lei ha detto che non si può parlare di dose drogante perché la sostanza droga è tale quando si è costituita la dipendenza da essa....

EUGENIO MULLER (Perito). Scusi, in riferimento alla domanda della Corte che ci è stata fatta, cioè di soggetti non assuefatti...

AVVOCATO CAIAZZA. Sì, ma io infatti adesso volevo arrivare al punto. Mi può dare una definizione precisa, non per quanto riguarda i derivati della cannabis, della dipendenza, cioè che cosa significa che un soggetto è dipendente?

ENRICO MALIZIA (Perito). Intanto dobbiamo distinguere la dipendenza fisica dalla dipendenza psichica, sembra la dipendenza fisica tanto più drammatica della psichica perché uno ha delle alterazioni somatiche, ma in realtà se uno legge anche tutti i libri che hanno scritto i tossicodipendenti che poi hanno smesso come la scimmia nella schiena, praticamente quello che conta più di tutti è il "craving" cioè quel fuoco interno che ti spinge, diceva l'autore de "Il Pasto nudo" a correre tutta la città di Tangeri, nudo e lo stesso autore ribadisce il concetto era obbligato a correre tutta la città di Tangeri, lui stava a Tangeri, era scappato a Tangeri perché era stato arrestato negli Stati Uniti e poi era scappato in Messico e poi era arrivato persino a Tangeri.
Tutte le droghe danno dipendenza, tutte: cocaina, anfetamine, LSD, però è il fatto che le cellule nella dipendenza fisica sono abituate ormai a vivere con la droga, per cui quando lei toglie la droga nel tempo che poi la droga decade, c'è a chi resta di più e a chi resta di meno però decade, - lei mi ha chiesto in linea generale - quando la droga scende a livelli che non soddisfano più le cellule, queste reagiscono creando una sintomatologia somatica fisica che dava la droga stessa, cioè la sindrome di astinenza.

AVVOCATO CAIAZZA. Per quanto riguarda specificamente questi effetti che loro hanno descritto con riguardo ai derivati della cannabis, avete detto se ho ben capito, che al fine di determinare una dipendenza, ove questo accada, sono necessarie quantità elevate e l'uso prolungato nel tempo.

ENRICO MALIZIA (Perito). Uso prolungato e continuativo, a dosi ogni quattro ore per lo meno.

AVVOCATO CAIAZZA. Quindi sarebbe stato sperimentato a queste condizioni, che lei ora ci dice, in laboratorio, quindi a fronte di un uso ogni quattro ore massiccio di 210 milligrammi, alla sospensione di questa così massiccia somministrazione, mi riferisco all'esperimento di laboratorio, si sarebbe determinata una crisi di astinenza.
Ci vuole descrivere la crisi di astinenza? Perché voi l'avete descritta nella perizia e quindi sarebbe utile, che ci si descrivesse in questo esempio di laboratorio che è stato fatto, la crisi di astinenza.

EUGENIO MULLER (Perito). La crisi di astinenza riflette come in uno specchio, i sintomi che il farmaco tendeva a dare, in altre parole se il farmaco ed è questo il caso, nella sua fase acuta tende a dare questa sedazione, questo rilassamento, la crisi di astinenza è caratterizzata invece da uno stato di spiccata irrequietezza, da un'ansia che può diventare irrefrenabile fino a dare degli attacchi di panico, da manifestazioni cardiovascolari, tachicardie; possono esserci modificazioni, non l'abbiamo detto, l'hashish aumenta l'assunzione di cibo e anzi è stata consigliata come sostanza che può in soggetti cachetici, defedati, aumentare l'assunzione di cibo e quindi riportare una situazione più normale; in questo caso si può instaurare invece un'anoressia spiccata e l'individuo perde peso.
In altre parole riproduce la sindrome di astinenza pura, qualitativamente più modesta, quello che si verifica in una sindrome di astinenza chiara da sostanza oppioide.

AVVOCATO CAIAZZA. Poiché nella vostra perizia si fa riferimento ad una sindrome da astinenza comunque molto lieve, allora io vi sarei grato, scusate la modestia del paragone nella domanda ma è per capire bene, rispetto ad una astinenza da tabacco perché io voglio capire esattamente, chi vi parla da due mesi e mezzo ha smesso di fumare e anzi poiché non ce la faccio più, alla fine di questo processo mi accendo una sigaretta tanto per essere chiari, desidererei poiché nella descrizione della sindrome da astinenza seguente ad uso massiccio di derivati di cannabis, quindi enorme com'è stato definito, si fa una definizione che io riscontro pienamente nella sindrome da astinenza dalla quale sono vittima da due mesi e mezzo. La domanda è se è corretto, al di là dello scherzo, paragonare la sindrome di astinenza così provata a quella del fumatore medio di tabacco che smette di fumare.
Stiamo parlando cioè di nervosismo eccetera, paragonabile al fumatore medio che smette dopo dieci anni di fumare?

EUGENIO MULLER (Perito). Avvocato la domanda non tanto è facile....

AVVOCATO CAIAZZA. Me ne rendo conto e mi ero scusato preventivamente.

EUGENIO MULLER (Perito). Se dovessi paragonare, cioè mettere la sindrome da cannabis tra astensione da alcool o da fumo e l'astensione da morfina tenderei a inclinarla verso la prima e non verso la seconda, verso il tabacco e verso l'alcool.

AVVOCATO CAIAZZA. L'alcol penso che sia un dato scontato, ma io parlavo della astinenza da tabacco, quindi lei mi dice più simile?

EUGENIO MULLER (Perito). Pur non potendosi fare proprio dei paragoni così stretti, dipenderà il discorso di prima anche dalla variabilità individuale del soggetto, perché se era un soggetto estremamente sensibile agli effetti psicostimolanti ugualmente sarà sensibile alla interruzione dell'assunzione cronica di cannabis.

AVVOCATO CAIAZZA. Un'ultima domanda per quanto mi riguarda: poiché si è fatto riferimento a dosi molto elevate che determinano questi effetti che ci interessano, cioè tolleranza, dipendenza e astinenza, l'osservazione scientifica sull'uso corrente della cannabis consente di dire, con scientificità o con ragionevole certezza, che l'uso mediamente diffuso della cannabis è un uso in nessun modo paragonabile ai quantitativi necessari per determinare dipendenza, tolleranza e astinenza?

ENRICO MALIZIA (Perito). Già nei trattati è detto che praticamente l'uso della cannabis, la quantità così elevata in Italia, mi riferisco all'Italia, perché io negli Stati Uniti per esempio ho visto dei cannabinisti cronici che avevano perso completamente il controllo, erano diventati dei barboni, non si interessavano più di niente, demotivati eccetera, ma se noi restiamo in Italia per quello che ci interessa le dosi sono nettamente inferiori.

AVVOCATO CAIAZZA. Grazie, non ho altre domande.

AVVOCATO SARACENI. C'è il professor Starace che con il consenso del Tribunale vorrebbe parlare.

FABRIZIO STARACE. Desidero innanzitutto sottolineare l'ultima affermazione che ha fatto il professor Malizia, si tratta di un problema di conoscenza che ancora presenta dei punti oscuri ma ritengo che oggi il Collegio peritale abbia fornito delle indicazioni assai lucide per aiutarci a chiarire questi punti oscuri, in particolare sottolineando la differenza che c'è tra il considerare una dose virtuale, a partire cioè da un certo quantitativo di sostanza, alla percentuale di principio attivo che in questa sostanza viene contenuto, alla percentuale di principio attivo che viene assunto a seconda del sistema di assunzione, alla bio disponibilità di questo principio attivo che dipende naturalmente dal fatto che il soggetto abbia sistemi enzimatici già sviluppati, ossia sia stato un precedente assuntore di questa sostanza o addirittura da una predisposizione genetica, così come ricordava molto correttamente il collega Muller e ancora dagli effetti cioè dalla variabilità degli effetti che a parità di concentrazione plasmatica possono verificarsi, variabilità che è stata più volte sottolineata dal Collegio.
Io a questa variabilità vorrei far riferimento sottolineando che dalla revisione biografica che noi abbiamo fatto ma che mi pare ampiamente condivisa...


PRESIDENTE. Chiedo scusa ma vorrei capire che tipo di intervento è quello che si sta svolgendo in questo momento.

FABRIZIO STARACE. È una domanda, stavo facendo una premessa per porre una domanda.

PRESIDENTE. Se può salti la premessa.

FABRIZIO STARACE. La premessa si è conclusa, la domanda riguarda la questione della attività psicotossica.
Voi avete riportato dei livelli che, ripeto, fanno riferimento soltanto alla situazione virtuale e non a quella reale, a quella più comune della quale si è detto essere assai più frequente l'evenienza, ma in quella situazione virtuale questi effetti psicoattivi che livello di variabilità hanno tra soggetto e soggetto?
Per quello che mi consta sono state valutate particolari aree della performance cognitiva?
Questo ha presumibilmente un certo valore nel senso che se quello che si verifica più frequentemente è un effetto ansiolitico allora forse la questione ha..., se quello che si verifica più frequentemente è un effetto dispercettivo per dosaggi così bassi - e mi pare che però voi già abbiate sottolineato che questi si verificano per dosaggi molto elevati - la questione è differente.
Io ho fatto un rapido calcolo per quei dosaggi sperimentali ai quali tutte queste questioni psicotossiche si verificano e che voi citavate, 210 milligrammi pro die, questo significherebbe avere un quantitativo, a parità di concentrazione del 2%, superiore ai 10 grammi di sostanza complessiva e non di principio attivo.
Allora, la prima domanda è sulla variabilità degli effetti psicoattivi, la seconda ha a che fare con una questione che non è stata toccata ma che probabilmente può essere anche qui utilmente approfondita, cioè su quale sia la vostra opinione, basata sulla vostra esperienza, circa il presunto rapporto causa - effetto, tra uso di cannabis e uso di altre sostanze come l'eroina.
Infine è stata citata la possibilità, in soggetti assuntori...

PUBBLICO MINISTERO. Chiedo scusa Presidente, ma queste sono contestazioni che il consulente di parte fa alle conclusioni dell'accertamento?

FABRIZIO STARACE. Sono dei chiarimenti.

(....). Sono dei chiarimenti quindi posti dalla difesa ma per bocca del consulente.

(....). Erano stati preventivamente autorizzati?


ENRICO MALIZIA (Perito). Per quanto riguarda la prima domanda la variabilità va da 4 a 50.

FABRIZIO STARACE. Cioè nell'ordine di 50 volte anche lo stesso dosaggio di principio.

ENRICO MALIZIA (Perito). No da 4 a 50 no, perché è importante l'assorbimento, a noi interessa l'assorbimento perché determina la dose reale che si viene a trovare nel plasma.

FABRIZIO STARACE. Questo significa che ci può essere, da individuo a individuo, una differenza anche di 50 volte.

ENRICO MALIZIA (Perito). No, da 4 a 50 diciamo che è 50 diviso 4, 12 volte.

EUGENIO MULLER (Perito). Posso aggiungere una cosa? La sua domanda offre l'opportunità di dire che sperimentalmente si è osservato che in realtà le dosi che danno queste manifestazioni o euforizzanti o dispercettive, in realtà sono più basse perché corrispondono a 25 e 50 gamma/chilo oppure a 100 gamma/chilo.
In realtà quindi, e qui non è assolutamente molto chiara, delle dosi più basse disponibili cioè 6 milligrammi o 1,75 milligrammi che corrispondono ai 50 gamma/chilo, oppure ai 7 milligrammi che corrispondono ai 100 gamma/chilo potrebbero già essere efficaci.
Quindi questo tende ancora a sottolineare la complessità del problema dal punto di vista, diciamo così, puramente del calcolo matematico.
La sua seconda domanda è molto importante, in realtà questi recettori per la marijuana si trovano in aree particolari del cervello, si trovano a livello dei nuclei della base che sono quei nuclei che controllano la motricità e si trovano a livello dell'ippocampo, l'ippocampo - lei poi è uno psichiatra dottor Starace e non devo spiegarlo a lei - è una zona che è importante sia per un'area cerebrale che è importante per le manifestazioni affettive e per i processi cognitivi, apprendimento a mente e memoria, le dosi elevate in un soggetto cronicamente sottoposto alla cannabis può dare delle alterazioni non solamente grossolane e comportamentali, dispercettive o altro, ma possono dare proprio delle manifestazioni di alterazioni cognitive, possono alterare la cognitività, tanto che a lungo si è dibattuto se addirittura manifestazioni schizofreniche potessero essere indotte dalla cannabis, c'era questo grosso dibattito.
Attualmente si ritiene che la cannabis non dia schizofrenia ma sia molto importante per slatentizzare un soggetto che ha delle manifestazioni schizofreniche latenti, quindi sia un anfetaminosimile da questo punto di vista, cioè possa scatenare questo tipo di manifestazioni.
C'era una terza domanda sulla teoria del passaggio anche questa molto dibattuta. Ci sono alcuni che sostengono questa teoria che viene chiamata del gateway cioè danno la via all'utilizzo di farmaci più pesanti ma è dibattuto perché altri si rifiutano di considerare questo punto.
Quello che è certo è che l'individuo che assume cannabis è un individuo che frequentemente fuma molte sigarette al giorno e si impasticca di alcol o di altre cose, quindi è un individuo che ha una farmacomania, è un politossicomane e quindi la possibilità che questa farmacomania che interessantemente è stata seguita negli stessi soggetti, dall'adolescenza all'età adulta, si è visto che cambiano di poco, possa essere uno di quelli spiragli della gateway di cui parlavamo prima.

ENRICO MALIZIA (Perito). Io volevo aggiungere qualche cosa a proposito di questo che è uno dei problemi più dibattuti anche a livello più comune, più semplice, più pratico.
Logicamente c'è un fattore in dubbio che lega la cannabis perché essendo una sostanza farmacologica vietata dalla legge per i suoi effetti, in genere si svolge alla macchia, dove il traffico, lo spaccio è molto interessato a creare canali di distribuzione, quindi è questo uno degli elementi che fa apparire molte volte le cose in un certo modo. Io ho circa 10.000 interviste tra tossicodipendenti o abusatori di droghe e molti specialmente nei primi tempi, perché lo seguo dal 70 il problema, specialmente nei primi tempi si vedeva soggetti che avevano cominciato, come una propaganda pubblicitaria, che avevano cominciato con una cannabis e finivano tossicodipendenti da eroina, ma non perché esiste uno stretto legame, il legame è quello che ha detto il professor Muller, da un punto di vista farmacologico. Questo è un legame comportamentale, cioè ambientale, tu cadi in un ambiente che è un ambiente che comporta tutto questo.
Vorrei aggiungere ancora un'altra cosa che non mi è stata chiesta: circa quindici, venti anni fa ci fu una grossa propaganda contro la cannabis dicendo che la cannabis poteva creare degli effetti genetici. Ora la cannabis non sembra, ormai è appurato, che non crea effetti genetici, il genetico invece e mi riallaccio a quello che ha già chiaramente espresso il professor Muller, il genetico può essere il soggetto che geneticamente ha un'attrazione per il farmaco in genere e ancora di più per il farmaco proibito.
Altri invece e questa è la scuola canadese, Smort, della scuola canadese sostiene molte volte che sono le madri, a livello familiare quindi non genotipico ma fenotipico, cioè comportamentale, che le madri che hanno mal di testa e prendono la pillola, sono nervose e prendono il tranquillante, non vogliono aver figli e prendono un'altra pillola, creano nel bambino piccolo una farmacomania, cioè attribuiscono il miracolismo al farmaco.
Io termino ricordando un famoso musical di New York che è Mary Poppins che a un certo punto dice: "e la pillola va giù e la pillola va giù", questo era canticchiato da tutti.
Ho vissuto per un certo periodo al Greenwich Village per parecchie volte e per studiare bene questo fenomeno e anche scrivere con maggiore cognizione di causa, perché li la situazione è molto più aperta di quanto non sia qua, anche se la giustizia è molto più rigida negli Stati Uniti di quanto non sia da noi, passa a degli eccessi e ci blocca un po' tutti, ci blocca un po' tutti la Dea, perché la Dea è bastonatrice.
Ecco io vi ricordo questo, che la pillola va giù, cerchiamo di non prendere troppe pillole, questo esula dal problema di oggi ma cerchiamo di non creare nei figli questa dipendenza ambientale, non genetica.

FABRIZIO STARACE. Vorrei fare un'ultima domanda relativa all'interpretazione di una cosa che voi avete scritto, quando riferite che per un certo dosaggio è possibile presentare una certa sintomatologia.
Quel "è possibile" o il condizionale che viene spesso utilizzato e io mi rendo conto che è la maniera più corretta per esprimersi, fa riferimento a un dosaggio che è in grado di determinare certe conseguenze nella maggior parte dei soggetti studiati? In almeno il 50% dei soggetti studiati? In almeno un soggetto di quelli studiati?
Cioè quale è il criterio per definire, come dire, attivo questo dosaggio piuttosto che un altro?
Questo ha una certa importanza.

ENRICO MALIZIA (Perito). il problema relativo alla terza pagina del quesito ... che noi ci basiamo su osservazioni controllate, cioè volontarie, quelli che vengono chiamati volontari.. io ho mio figlio che è professore di Psichiatria a Londra il quale i soldi che gli mandavo io li arricchiva facendo il volontario e io quando lo seppi gli dovetti mandare qualche cosa di più, uno si piglia una malattia eccetera.
Poi osservazioni sugli effetti del delta9 tetraidrocannabinolo cannabinolo per inalazione, per os e per via endovenosa nell'animale, quindi il volontario è l'animale, poi il terzo su consumatori di hascisc e marijuana.
Dalle medie scaturisce tutto questo. Ho detto che è un valore medio, la statistica più è grande più crea un valore medio, non per niente vorrei terminare con la frase di Trilussa che se io ho digiunato e lui ha mangiato un pollo abbiamo mangiato un pollo metà per uno.

AVVOCATO SARACENI. Volevo dire che quella osservazione ultima circa il tipo di assuntore di cannabis che in genere è anche assuntore massiccio di tabacco, alcol ed altro, è fondata su una osservazione scientifica, loro, diretta, o osservazione empirica?

ENRICO MALIZIA (Perito). È clinica perché quando lei raccoglie la storia del paziente, stiamo parlando di persone che hanno superato la soglia della tolleranza non dell'assuntore occasionale quotidiano, per quanto lo sperimentatore cerca di sperimentare tutto ma a dosi piccolissime e ritraendosi, questo è lo sperimentatore. Noi invece parliamo del forte consumatore che si chiama politossicomane perché prende una serie di sostanze.

AVVOCATO SARACENI. Praticamente dell'assuntore assuefatto, mentre l'assuntore occasionale non risponde a quella tipologia che descrivevano loro, anzi, potremmo dire anzi.

ENRICO MALIZIA (Perito). Non assuefatto non sappiamo ancora come reagirà, specialmente se è molto giovane, negli studi sui giovani siamo ancora carenti.

AVVOCATO SARACENI. Però riferiamoci all'Italia poi diamo magari anche uno sguardo fuori, che quel tipo di assuntore così dipinto in modo abbastanza allarmante e cioè di una persona che è ormai preda di tutti i tipi di droga, statisticamente in Italia è un tipo molto frequente? Molto presente?

ENRICO MALIZIA (Perito). No, volendo fare una proporzione tra l'assuntore occasionale in Italia e l'assuntore che ha superato la soglia della tolleranza e quindi la dipendenza e così via, non abbiamo statistiche, ognuno di noi può fare una statistica che dipende dalla sua casistica...

AVVOCATO SARACENI. Lei capisce che queste cose destano un grande allarme perché se la maggioranza dei consumatori di hashish in Italia rispondesse a quella tipologia dovremmo essere molto allarmati perché come si sa da statistiche comuni, pare che si superino i 3 milioni.
Ora in questi 3 milioni, azzardiamo dei numeri, quanti possono essere nelle condizioni che loro hanno descritto?

ENRICO MALIZIA (Perito). Io le dico la percentuale basandomi sulla mia casistica personale, le ho detto circa 10.000 casi, quindi già una casistica su cui si può ragionare.

AVVOCATO SARACENI. Diecimila casi di persone che avevano superato la soglia...

ENRICO MALIZIA (Perito). No, diecimila casi in genere, globali, su questi diecimila casi globali circa un 300 erano politossicomani.

AVVOCATO SARACENI. Trecento avevano superato cioè la soglia della tolleranza e 9.700 invece erano occasionali, ma è un campione formato sulla base di che cosa?

ENRICO MALIZIA (Perito). È un campione che rappresenta fondamentalmente persone tra studenti, operai giovani....

AVVOCATO SARACENI. Ma come si era formato questo campione di diecimila persone, sulla base di un invito? Un bando di concorso? Cosa era?

ENRICO MALIZIA (Perito). Erano venuti a consultare il nostro Centro.

AVVOCATO SARACENI. Mi scusi centro che si occupa di?

ENRICO MALIZIA (Perito.). Io mi occupo di tossicologia, si chiama il Centro Antiveleni di Roma ed è un Centro universitario. Quindi la parte che riguarda l'ambulatorio del Centro raccoglieva soggetti che avevano bisogno di consulenza.

AVVOCATO SARACENI. Ho capito, mi scusi ma non ero particolarmente informato.
Quei trecento che non avevano superato la soglia di assuefazione come mai hanno sentito il bisogno di una consultazione presso un Centro?

ENRICO MALIZIA (Perito). Guardi anche gente che ha fumato una volta sola viene con il terrore, con il panico.
Adesso vi racconto una esperienza: noi avevamo la consulenza dell'Ospedale Militare "Celio" per consulenze superiori, c'era una recluta calabrese che veniva da un piccolo paese, il quale presentava una sindrome amotivazionale completa, non ricordava niente e dava dei segni come se fosse uno schizofrenico, ma una schizofrenia insorta così e lo psichiatra che era un bravissimo collega militare, mi telefona e allora gratta gratta, scopriamo che questo aveva fumato due spinelli e poi gli era presa una tale paura che aveva una reazione fobica che gli aveva bloccato le attività discriminative del cervello, riducendolo ad un amotivazionale, ad uno schizofrenico, cosa che duro' tre, quattro giorni e poi passo'.

AVVOCATO SARACENI. E questa paura da che cosa era determinata secondo lei?

ENRICO MALIZIA (Perito). La paura, la reazione di panico che può intervenire, io purtroppo ho pochissime copie del mio libro "Droga 80", c'è pure un disegno che mi hanno fatto del neo assuntore il quale ha una reazione di panico per due motivi: pensando a quello che può succedere a lui e pensando e vedendo tutti occhi, infatti l'hanno rappresentato con tutti occhi che lo guardano, e quello che la gente pensa.

AVVOCATO SARACENI. Sarebbe possibile una reazione del genere oggi per uno che fuma delle sigarette di tabacco, quelle vendute normalmente dai tabaccai?

ENRICO MALIZIA (Perito). No.

AVVOCATO SARACENI. Perché?

ENRICO MALIZIA (Perito). Perché praticamente intanto è una cosa a lunga distanza poi è una cosa che non è contro legge.

AVVOCATO SARACENI. Molto dipende però dal senso di colpa della trasgressione, gli occhi che guardano sono l'ego profondo, quindi quella rea-zione di paura quindi è strettamente legata alla proibizione, alla illegalità.
È pertinente questa domanda che le faccio, quella reazione di paura eccetera è legata strettamente alla proibizione, alla illegalità?

ENRICO MALIZIA (Perito). No non è legata soltanto ed essenzialmente...

AVVOCATO SARACENI. Non soltanto ma poco fa lei mi ha detto questo.

ENRICO MALIZIA (Perito). Ha la paura di sentirsi male, ha la paura di avere malattie....

AVVOCATO CAIAZZA. Abbiamo detto poco fa che in definitiva questo aveva fumato uno o due spinelli, mi pare di capire, non è che aveva superato la soglia, perché tanta paura? Se avesse fumato un pacchetto di sigarette questa paura non l'avrebbe avuta.

ENRICO MALIZIA (Perito). Molte volte è per ignoranza.

AVVOCATO CAIAZZA. Ignoranza per gli effetti, ma anche rispetto al tabacco il fumatore non è che sia un conoscitore approfondito dei suoi effetti, perché non gli fa paura la sigaretta normale?

EUGENIO MULLER (Perito). Forse avvocato è meglio che da queste manifestazioni comportamentali ritorniamo a degli effetti neurobiologici.

AVVOCATO CAIAZZA. Mi scusi, mi permetta, io le faccio delle domande e mi risponderà a quelle, poi altre domande le ne faranno altri, a me interessava però questo aspetto del problema.

EUGENIO MULLER (Perito). Cerco nella mia risposta di passare dalla biologia al comportamento. Quello che sta saltando fuori in maniera evidente sono dati recentissimi italiani è che la cannabis come anche la nicotina onestamente modifica a livello cerebrale un neurotrasmettitore che è quello....

AVVOCATO CAIAZZA. Questo l'abbiamo già acquisito, io direi che qualcosa fa, l'hashish come il tabacco, qualcosa fa certamente.

EUGENIO MULLER (Perito). Tornando a quelle manifestazioni che lei diceva e che voleva far risaltare, di panico, tra questi neurotrasmettitori probabilmente ne è interessato uno che è la serotonina, la deplezione serotoninergica può essere responsabile di un attacco di panico.

AVVOCATO CAIAZZA. Ma io non dubito che un qualche effetto ce l'abbia altrimenti nessuno lo userebbe, mi pare del tutto ovvio.

EUGENIO MULLER (Perito). Ecco ma ritornando a quel caso in quel soggetto al di là della sua ignoranza o che cosa, potrebbe essere un soggetto che ha una neofragia di questo sistema serotoniatico o meglio una pendenza a modificare il suo....

AVVOCATO CAIAZZA. Capisco, che è unita al problema della trasgressione mi pare di capire...

EUGENIO MULLER (Perito). Non necessariamente è unita...

AVVOCATO CAIAZZA. Non necessariamente ma può avere il suo effetto, l'ha detto all'inizio.
Comunque abbandoniamo questo tema e tornando proprio ai problemi comportamentali mi pare che è stato detto e la cosa mi meraviglia un po', che ci sarebbe una sorta di passaggio, ossia che l'hashish sarebbe propedeutico delle droghe più pesanti, ho capito male?

ENRICO MALIZIA (Perito). No, abbiamo affrontato dicendo appunto che ci può essere una coincidenza, il vecchio detto latino che...

AVVOCATO CAIAZZA. Ma scusi, perché c'è già un dato statistico che mi pare rompe assolutamente qualunque nesso causale, il dato statistico è che mentre sono alcuni milioni i consumatori sia pure occasionali di cannabis, i consumatori di derivati dalla morfina eccetera sono per fortuna molto ma molto di meno, quindi non è assolutamente possibile stabilire.
Lei parla di un collegamento di contesto sociale, mi pare di capire, contesto sociale, familiare, cioè uno che comincia a fumare uno spinello forse è bene andare a vedere se per caso ha dei problemi, si vuole dire questo probabilmente e li' potrebbe addirittura essere una spia di un intervento precoce sui problemi psicologici del soggetto.

ENRICO MALIZIA (Perito). Questo senz'altro avvocato.

AVVOCATO CAIAZZA. Perché, io qua sono difensore e quindi non posso portare contributi neanche forse di conoscenza, ma insomma è esperienza comune che tra i giovani che usano i famosi spinelli il contesto diffuso è di antagonismo verso l'eroina non come dire di complicità.
A me è capitato di vedere più volte scritte, tra persone che abitualmente, abitualmente nel senso una volta al giorno, due volte al giorno eccetera, "No Eroina" addirittura manifestazioni e organizzazioni di momenti sociali contro l'eroina.
Questo a loro risulta?

ENRICO MALIZIA (Perito). Ci sono alcuni gruppi che restano ancorati soltanto al cannabis e non accettano la tossicodipendenza eroinica, ci sono altri invece che accettano la tossicodipendenza eroinica e addirittura l'associazione cannabis/tossicodipendenza eroinica del citato.... A pagina 8, è chiamato "a bomb", in America, cioè c'è qualche caso in cui c'è la grande variabilità, torno a ripetere non abbiamo tot capita tot sentenze.

AVVOCATO CAIAZZA. Mi pare che in questo caso noi avevamo il 2% abbiamo detto di tetraidrocannabinolo...

ENRICO MALIZIA (Perito). Il 5% è la sostanza e poi questo è assorbito, quello che conta è quello che viene inalato perché lei ha 25 milligrammi, se ne inala il 20% ha 5 milligrammi ma se lei ne inala il 0,4% come succede a molti non assuefatti e alla prima assunzione, lei non inala niente, cioè non ha nessuna attività farmacologica.

AVVOCATO CAIAZZA. Se capisco bene il novizio avrà bisogno di più dell'assuefatto perché non ha le tecniche adatte per assumerlo nella sua integralità, diciamo così, qui c'è una sorta di compensazione..

ENRICO MALIZIA (Perito). No, quella alterazione poi....

AVVOCATO CAIAZZA. Ma questo era solo per verificare se avevo ben compreso il problema perché mi pare, avete voi stesso indicato anche degli effetti che potrebbero essere positivi, addirittura l'uso analgesico mi pare o qualcosa di simile.

ENRICO MALIZIA (Perito). No, è l'uso come antiemetico cioè contro il vomito.
Devo dire che la cannabis è stata in Farmacopea fino all'inizio del secolo, fino alla prima guerra mondiale e con tante indicazioni, aveva molteplici indicazioni che poi si sono dimostrate molto di queste non esatte e non praticabili, quella che invece ha avuto un suo ruolo che si è cercato di fare è quella di antiemetico nei trattamenti con sostanze chemioterapiche che voi sapete...

AVVOCATO CAIAZZA. Ma attualmente viene impiegato in questo modo?

ENRICO MALIZIA (Perito). No.

AVVOCATO CAIAZZA. Perché no?

EUGENIO MULLER (Perito). Perché proprio sono state sviluppate delle classi di farmaci bloccanti recettori, serotoninergici di tipo 3, che si dimostrano altamente efficaci e privi della potenzialità diciamo così tossicomanica della cannabis...

AVVOCATO CAIAZZA. Quindi sono stati sostituiti da farmaci più efficaci, mi pare di capire.

EUGENIO MULLER (Perito). Si, e più innocui.

AVVOCATO CAIAZZA. Ultima e conclusiva domanda: l'uso morigerato, cioè molto al di sotto ovviamente perché mi pare che per diventare consumatori assuefatti 210 milligrammi al giorno, mi pare di capire, sono dieci o dodici spinelli al giorno almeno, forse anche di più perché quello occorrente credo che non vada al di là del 7-8%, qua abbiamo il 5, quindi ci vogliono 15, 16 spinelli al giorno, ripetuti per quattro settimane, per arrivare a quegli effetti certamente dannosi.
Ma al di là di questo caso limite, l'uso quotidiano, uno spinello, due spinelli, tre spinelli ha grosse controindicazioni dal punto di vista anche farmacologico, medico eccetera?

ENRICO MALIZIA (Perito). Controindicazioni respiratorie si, come il tabacco può favorire le controindicazioni respiratorie di queste inalazioni abnormi a livello comportamentale.
Questo è un problema che trascende questa sede credo, perché noi non possiamo in questa sede entrare nella discussione sul concetto cannabis si o cannabis no.

AVVOCATO CAIAZZA. Certo ma il concetto era capire quali effetti negativi e quanto si producono.
Io ho finito.

EUGENIO MULLER (Perito). Proprio per rispondere a questa domanda, la possibilità di essere dannoso per il sistema respiratorio è una realtà in pratica, perché il fumatore di cannabis, diversamente dal fumatore di fumo di tabacco, tende a trattenere il fumo perché il fumo poi si trasforma in un effetto psicostimolante a livello centrale e quindi si è osservato che il deposito di catrame nei polmoni di questi soggetti è superiore che se avessero fumato tabacco.

AVVOCATO CAIAZZA. Mi scusi, su un piano molto pragmatico fa più male un pacchetto di Marlboro al giorno o tre spinelli, anche sotto questo profilo?

EUGENIO MULLER (Perito). Nessuno l'ha mai studiato in questi termini...

AVVOCATO CAIAZZA. Lei non è in grado di affermare questo?
Potrebbe darsi che è un pacchetto di Marlboro è molto più nocivo anche alle vie respiratorie di tre, quattro spinelli, è possibile?

EUGENIO MULLER (Perito). È possibile ma mi rifarei anche a quelle che sono le concentrazioni di queste sostanze cancerogene nel fumo della marijuana e nel fumo di sigarette.

AVVOCATO CAIAZZA. Lei non è in grado di dare una risposta certa ma dice che è possibile.

EUGENIO MULLER (Perito). È possibile sulla base dei reperti.

AVVOCATO CAIAZZA. Quindi vorrei allora che mi deste sinteticamente un vostro giudizio su questa affermazione che vi leggo testualmente, pubblicata su Lancet di circa un anno fa, Lancet è la più prestigiosa rivista scientifica mondiale da noi nominata più precisamente nella consulenza di parte depositata dal professor Starace.
"L'uso di cannabis anche a lungo termine non è dannoso per la salute."
Desidererei una vostra conclusiva osservazione e valutazione su questa affermazione pubblicata su Lancet.

ENRICO MALIZIA (Perito). È una frase che conosciamo e che riflette il pensiero di chi l'ha scritta. La rivista è prestigiosissima, io ho pubblicato qualche cosa e sono stato onorato di pubblicare qualche cosa, e così il professor Muller, Lancet per noi è una gioia pubblicare, però riflette non l'idea di Lancet ma l'idea di quello che l'ha scritto.
Ora passare a dire che non sia dannoso, che non faccia niente lei deve pensare che in greco farmacon e toxicon sono sinonimi e quindi ogni sostanza che ha un'azione farmacologica ha un'azione tossicologica.
Ho detto bene?

EUGENIO MULLER (Perito). Hai detto molto bene.
Allora, siccome siamo stati chiamati in causa, volevo concludere questo mio intervento con una citazione non tanto di Lancet ma un giudizio autorevole della Società Italiana di Farmacologia cui appartengo, è la società ufficiale che rappresenta 1.500 farmacologi italiani.
Le conclusioni cui la Società è giunta alla fine di un lungo documento molto dettagliato sono le seguenti: è prevedibile che la diffusione della cannabis porti alle seguenti conseguenze: aumento del numero di incidenti stradali, non ne abbiamo parlato ma questo è uno dei primi effetti della somministrazione acuta in un soggetto naif di cannabis, perché viene meno....

(....). Infatti è proibito guidare sotto l'effetto di cannabis, basta far rispettare la proibizione.

EUGENIO MULLER (Perito). Ora tenendo conto che abbiamo detto che tante volte questi soggetti, oltre la cannabis, si beccano anche l'alcool non è la situazione migliore.
Secondo punto: aumento dei casi di psicosi in soggetti normali ma soprattutto in pazienti mentali, è la risposta che avevo dato al professor Starace prima quando parlavo di questi casi.
Terzo: aumento di patologie a carico dell'apparato cardiocircolatorio e respiratorio nei fumatori cronici, ne abbiamo già parlato.
Altro punto, aumento dei casi di sindromi amotivazionali nei giovani con conseguenze personali, familiari e sociali.
Da ultimo l'aumento del rischio di patologie infettive tumorali, di alterazioni delle funzioni riproduttive - le donne diventano anovulatorie, gli uomini possono avere diminuzioni della libido e certamente della fertilità e disturbi nello sviluppo post natale, cioè i bambini di donne che hanno assunto la cannabis hanno delle manifestazioni comportamentali, anche se non della gravità della sindrome feto/alcolica per esempio, che è molto più grave.

FABRIZIO STARACE (Perito di parte). Senza per carità nulla togliere alla validità delle affermazioni riportate, sull'argomento come è noto, esiste grande variabilità di giudizio, fonti americane che non possono essere certo accreditate di grande disponibilità nei confronti della questione e in particolare fonti americane relative all'Istituto che si occupa degli incidenti stradali, riportano che in realtà la questione degli incidenti stradali è da attribuirsi all'uso di alcool e che l'uso singolo di marijuana non rappresenta di per se un problema.
Addirittura citavo nel dibattimento, la scorsa sessione ed è riportato agli atti, due studi condotti nel confronto tra soggetti che erano assuntori individuali soltanto di marijuana e quelli invece assuntori di alcool, nei primi addirittura si aveva un comportamento più morigerato perché veniva conservata la consapevolezza della ridotta performance neuropsicologica.
Per quanto riguarda invece la questione relativa alle conseguenze psichiatriche, di maggiore pertinenza rispetto alla mia specialità, non mi avvarrò della mia esperienza personale quanto di quella del Kaplan Esadoc che è la bibbia della psichiatria negli Stati Uniti, che riporta testualmente che non è possibile attribuire condizioni di insanità mentale all'uso diretto di derivati della cannabis quanto, com'è stato correttamente riportato precedentemente, una eventuale possibile, da valutarsi in relazione alle condizioni ambientali, slatentizzazione di sintomi già precedentemente posseduti.
Per quanto riguarda conclusivamente l'effetto sulla riduzione del sistema immunitario questo mi pare venga smentito anche dalla decisione di alcuni anni fa della Food and drug Administration, di rendere lecito l'uso del derivato sintetico della cannabis in pazienti con AIDS, non tanto perché in essi ci fosse già una riduzione del sistema immunitario, quanto perché nonostante questa riduzione si verificasse a causa della riduzione del virus, l'effetto terapeutico antiemetico della sostanza era tuttavia assai efficace nel bilanciare l'effetto invece dei farmaci antiretrovirali.

PRESIDENTE. Allora acquisiamo agli atti l'elaborato peritale.

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