NARCOSALAS - SHOOTING ROOM - EROINA
TERAPEUTICA
di Maura Bonifazi
- In Europa SI, in Italia ancora NO: PERCHE'?
In quest'ultimo decennio, in alcune tra le principali città della
Svizzera, della Germania e della cattolicissima Spagna si sono istituite delle strutture
in cui è consentito consumare sostanze stupefacenti come l'eroina e la cocaina.
Trattasi di presidi di autosomministrazione vigilata,
un'organizzazione ufficialmente riconosciuta, in cui viene data la possibilità di
assumere sostanze stupefacenti a chi ne faccia abitualmente uso.
Con i presidi socio-sanitari di autosomministrazione vigilati, le
organizzazioni che si occupano della questione intendono perseguire un obiettivo di più
ampia portata, in particolare quello di ridurre i margini di rischio (prevenzione di
overdose e di infezioni da HIV) e di impedire che l'assunzione in luogo pubblico susciti
disagio a terzi.
I primi presidi svizzeri di autosomministrazione vigilati,
peraltro non ufficialmente riconosciuti, risalgono agli anni '80 e sono stati promossi da
organizzazioni innovative di assistenza ai consumatori di stupefacenti, con l'intento di
porre fine in Svizzera alla loro sempre più grave situazione sanitaria.
Fino agli anni '80, infatti, in molte città della Svizzera vigeva
il divieto di fornire siringhe ai tossicodipendenti. Questo atteggiamento è mutato nella
seconda metà degli anni '80, quando si è reso evidente che un'elevata percentuale di
consumatori di sostanze stupefacenti era colpito dal virus HIV. Le stesse autorità
giudiziarie avanzarono l'ipotesi di una nuova politica favorevole all'istituzione dei
primi presidi, le cosiddette "Rechstgutachten", impondendo di assicurare il
controllo medico nella struttura nonché di fornire servizi medici e sociali ai suoi
frequentatori.
Sebbene ancora manchino opportuni studi che valutino gli effetti
prodotti da queste strutture, i dati che provengono da queste città indicano che i
presidi di autosomministrazione vigilati hanno contribuito a migliorare le condizioni
medico somatiche dei consumatori di stupefacenti, grazie alle cure prestate in caso di
ferite, all'intervento di personale nell'eventualità di overdose e all'accompagnamento di
consumatori in difficoltà all'ospedale, ecc.
A Zurigo, che a metà degli anni '80 cercava di contrastare un
dilagante scenario di consumo all'aperto di sostanze stupefacenti, ci si è resi conto che
dall'istituzione dei presidi, questo scenario ha subito una notevole contrazione.
In Germania è stato soprattutto il movimento per la progressiva
liberalizzazione delle droghe a prendere l'iniziativa dei presidi; dopo di che, le
autorità giudiziarie e municipali hanno leggittimato l'esistenza di queste strutture
sulla base di considerazioni di sanità pubblica e le ha integrate nei programmi politici
delle città interessate. I primi presidi sono stati inaugurati all'inizio degli anni '90
a Francoforte e Amburgo; ora ve ne sono anche Brema e Bonn.
Come per Zurigo, alla fine degli anni '80, a Francoforte si
cercava di contrastare il consumo all'aperto di sostanze stupefacenti nel centro della
città, fenomeno che comportava non pochi inconvenienti per la cittadinanza, oltre che un
crescente deterioramento delle condizioni di salute dei consumatori. La situazione ha
portato ad un capovolgimento radicale della politica cittadina nei confronti del consumo
di sostanze stupefacenti: ai "fattori di disturbo" (ovvero l'assunzione
all'aperto ed uno spaccio dilagante) si è risposto con una più severa azione di polizia
e nel contempo, ai tossicodipendenti, si è imposto di accedere a forme di assistenza
fornite da strutture apposite; da qui si sono introdotti su vasta scala programmi di
assistenza a bassa vigilanza (ovvero la somministrazione di metadone) e l'istituzione di
quattro presidi - attivi tutt'oggi - di autosomministrazione di eroina vigilata. Tra il
1988 e il 1993 la spesa per l'assistenza ambulatoriale ai consumatori di sostanze
stupefacenti è aumentata di ben cinque volte. Sotto il profilo politico, si sono
istituite riunioni settimanali finalizzate all'elaborazione di politiche mirate, che
vedono la partecipazione di tutte le parti interessate al problema.
I primi dati forniti da una struttura di assistenza ai consumatori
di sostanze stupefacenti appaiono assai promettenti: le statistiche elaborate a
Francoforte dimostrano che il consumo di sostanze stupefacenti all'aperto si è ridotto in
misura notevole (dagli 800 soggetti del periodo 1991/92 ai 150 del 1993) e che nel 1993 la
percentuale di decessi legati al consumo di sostanze stupefacenti è scesa di quasi il 50%
rispetto al 1992 (da 127 casi a 68 casi)
anche le denuncie che venivano presentate
dalla cittadinanza alla polizia, per i "fattori di disturbo", sono diminuite in
misura significativa.
Inoltre il numero di decessi da overdose è diminuito molto più
rapidamente a Francoforte che mediamente nel resto della Germania. Contestualmente è
diminuita anche la criminalità legata all'uso di sostanze stupefacenti, non soltanto a
Francoforte ma anche a Brema e Amburgo, dove si era mirato ad un'approccio simile per la
riduzione della dannosità del fenomeno.
In Spagna, dopo mesi di intensa polemica all'interno del Partito
popolare di Aznar, il governo regionale madrileno, di destra, ha collocato il primo
presidio, detto narcosala, in uno dei punti più caldi del circuito dell'eroina,
all'esterno del degradatissimo quartiere Las Barranquillas, dove quotidianamente migliaia
di drogati arrivano per comprare la dose, per consumarla in condizioni igeniche
inesistenti.
Questo succedeva il 24 maggio 2000.
Lo scopo fondamentale del centro di assistenza è quello di
evitare sia i contagi derivati dall'uso di sirinche infettate che dalle overdosi provocate
dalla cattiva qualità dell'eroina ignettata. Per il controllo della qualità dell'eroina
sono presenti nelle sale dei volontari per chi richiede l'analisi delle sostanze che
vengono consumate.
La narcosala è nata come una struttura attiva inglobante tutti
problemi del tossicodipendente, a cui viene data una dignità pari ad un qualsiasi malato,
proprio rispettando uno dei principi delle Costituzione spagnola, in difesa della salute
pubblica. Mentre all'inizio c'era diffidenza da parte della cittadinanza locale e dei
magistrati oggi è sempre più riconosciuta e sovvenzionata la narcosala, come strumento
risultato utilissimo per la riduzione del danno, che secondo gli spagnoli, così come in
Svizzera e in Germania, è imprescindibile dal problema della tossicodipendenza.
Questo in Europa. In Italia, invece che succede?
Oggi c'è stato un convegno alla Sala del Parlamento Europeo,
organizzato dal Partito Radicale Transnazionale. La mattina sono intervenuti tra i
relatori il dottor Josè Salgado, Assessore alla sanità di Madrid, il Professor Martin
Killias, criminologo dell'Università di Losanna, Josè Forneiro, direttore dell'Agenzia
antidroga di Madrid e un assistente della dottoressa Regina Ernst, responsabile per le
politiche sulle droghe di Francoforte sul Meno, illustrandoci queste innovative
organizzazioni sanitarie create nei rispettivi paesi e che si pongono come primo obiettivo
quello della riduzione del danno nonché di cura in materia di tossicodipendenze.
Questo nella mattinata. Nel pomeriggio il tono del convegno è
notevolmente calato a seguito delle relazioni di rappresentanti politici italiani
(Manconi, Chiaromonte e Gasparri) i quali hanno dimostrato con i loro burocrati discorsi,
come in Italia ci sia un arretramento intellettuale in corso. Manconi ha addirittura perso
improvvisamente la memoria, accusando i radicali di non aver fatto pressocchè nulla per
risolvere il problema della legislazione proibizionista, restando assenti dal dibattito
pubblico e politico in questa materia.
Dovremmo rinfrescargli la memoria con altre disobbedienze civili,
con altri referendum, con altri digiuni, con altri sit-in o presidi improvvisati o altro
di quello che i radicali riescono ad inventarsi per contrastare una legge che ritengono
inaccettabile, come quella proibizionista sulle droghe? Di quante altre vittime ha ancora
bisogno questo "potere" proibizionista e incivile?
Il drogato non è visto come un malato ma come un diverso di cui
nemmeno si dovrebbe parlare, che invade le nostre carceri costantemente e che spesso muore
in solitudine e in sofferenza, con tutta la disperazione non risolta e con la sicura
sensazione di essere un emarginato, una persona socialmente esclusa, quando è quello
stesso potere, che con la sua ipocrisia e indifferenza gli offre in risposta altra
emarginazione o esclusione. "Ma di cosa si lamentano i drogati?" ha quasi detto
Gasparri, "noi che abbiamo anche offerto in alternativa alla reclusione in carcere il
reinserimento nella società previo obbligatorio periodo nelle comunità terapeutiche. E
Massimo Barra, direttore della Fondazione Villa Maraini, come risposta a questa attenzione
umanitaria di Gasparri, ha detto che il drogato, essendo prima di tutto una persona in
grado comunque di scegliere, può anche rifiutare la comunità, e Barra ha aggiunto che
per essere sicure le comunità dovrebbero agire con violenza, costringendo il
drogato-persona alla cura obbligatoria per legge. Un po come faceva Muccioli quando
legava i drogati ai letti?
Ancora una volta la politica italiana ha mostrato l'inconsistenza
intellettuale dei suoi propositi. Barra ha infine urlato "Questo potere non vuole i
drogati e non vuole nemmeno le persone che dei drogati si occupano".
Manconi ascoltava attento. Gasparri già si era dileguato. E gli
ospiti stranieri che avranno pensato di quel dib(b)attito tutto italiano?
Ancora quindi maggiore ammirazione per quei dirigenti della
neonata agenzia antidroga di Madrid e per il rigore scientifico ed intellettuale che
stanno dimostrando. Josè Altago ha detto che la struttura narcosala è una possibilità
legale per il tossico e per il suo reinserimento nella società, una possibilità che
rappresenta una via di mezzo tra la proibizione e la tolleranza. E questo strumento utile
per la riduzione del danno e di cura in materia di tossicodipendenze sta già dando i suoi
buoni frutti.
Invece in Italia si continua a fare bassa politica, noiosa,
burocrate e priva, a mio avviso, della possibilità di un vero dibattito politico.
Noi, come radicali, prendiamo l'esempio europeo e ci impegneremo a
discuterne ancora e ancora sperando di far discutere e di far riacquistare la memoria a
Manconi e a tanti altri.

il convegno è stato trasmesso da Radio radicale in realaudio/video