Pannella: Quattro mesi a Regina Coeli?

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Rita Bernardini (13 novembre 2002 10:14) su www.radicali.it riproduce il testo dell'intervista a Marco Pannella, di Antonello Caporale, pubblicata da La Repubblica il 13 novembre 2002. E a proposito di "sbadataggine" (?), Caporale si produce in numeri niente male: 1) (...) "manifesta attività di consumo e smercio di droga". Pannella punito per "CONSUMO e smercio di droga"? 2) (...)"Lei teme che nemmeno il carcere dia clamore alla battaglia per la LIBERALIZZAZIONE delle droghe?" E si risiamo con la liberalizzazione... 3) (...) Qui Caporale fa parlare Pannella: "A fronte dello stesso reato: vendita o cessione a qualunque titolo di droga, i Tribunali rispondono con tredici provvedimenti differenti». Possibile che Pannella, riferendosi ai processi scaturiti dalle sue disobbedienze civili, parli di "VENDITA", quando ha, abbiamo, sempre fatto cessioni gratuite? Di seguito il testo dell'intervista.

REPUBBLICA 13/11/2002 Intervista di Antonello Caporale a Marco Pannella, Pagina 9 POLITICA E GIUSTIZIA Provvedimento contro il leader radicale dopo che è passata in giudicato una condanna per droga Pannella all´estero in libertà vigilata, "Se torno voglio andare in prigione" obblighi Per andare a Milano o in qualunque altra città, prima devo dirlo al giudice formalitÀ Sto a Bruxelles e dovrei provvedere io a farmi notificare l´atto del magistrato ANTONELLO CAPORALE ROMA - Tanto tuonò che piovve. Tanto ha fatto e ha detto Marco Pannella che alla fine un giudice si è degnato di prendere in considerazione la sua continuata, manifesta attività di consumo e smercio di droga, infliggendogli una condanna a quattro mesi di reclusione. Adesso è a Bruxelles. Ma se mette piede a Roma gli notificano un provvedimento di libertà vigilata. Se lo rifiuta va dritto in carcere. «Solo quattro mesi, bada, quando mi spettavano sei anni a rigore di codice penale». Comunque è sempre qualcosa. «Il giudice ha mitigato la pena considerando il valore sociale dell´atto di disubbidienza. Una motivazione da medaglia d´oro!» Il giudice è stato di manica larga perché, pur di non vederla in cella, le ha convertito il carcere in libertà vigilata. Otto mesi col vigile. «Mi si chiede di fare un sacco di cose sceme». La prima cosa. «Se devo andare a Milano o in qualunque altra città devo prima comunicarlo al giudice di sorveglianza: guarda giudice che sto partendo. Ho dei limiti al transito». Magari gli lascia il telefonino. «Oppure devo portare con me in tasca sempre, dico sempre, il provvedimento, il testo della lettera con cui mi confiscano un pezzetto di libertà». Se perde la lettera? «In teoria sarebbero guai. Poi ci sono altre cosine che dovrei osservare». Dove si trova adesso? «A Bruxelles». E´ latitante! «Non c´è nessun poliziotto ad attendermi a Fiumicino. Il provvedimento per essere eseguito mi deve essere notificato». E se lo faccia notificare. «Se non mi trovano, non notificano. E se non notificano...». Non sarebbe meglio il carcere? «Certo, il carcere è meglio». Si saprà finalmente perché va dentro. «E´ questo il mio scoramento. Perché io conosco benissimo il sistema dei media. Il circo di giornali e tv ci sotterra e non ricorda che da decenni mi batto perché questa legge venga dichiarata incostituzionale. Su di me pesano processi e condanne. Nelle ultime settimane, solo nelle ultime settimane, quattro sono andati a sentenza: in un caso assolto, in un altro condannato. A fronte dello stesso reato: vendita o cessione a qualunque titolo di droga, i Tribunali rispondono con tredici provvedimenti differenti». Chi l´assolve, chi la condanna, chi non la processa nemmeno, chi la fa sorvegliare dal giudice. «E tutto passa sotto silenzio. Il vostro colpevolissimo silenzio». Se Pannella va in carcere il rumore sarà così intenso che anche i sordi tenderanno l´orecchio. «Ci andrò perché delle due l´una: o mi arrestano o liberano tutti quelli che stanno dentro». Alla fine saranno costretti ad arrestarla. «So come andrà a finire». Sarà sommerso di fotografi e cameramen appena varcherà il portone di Rebibbia. «E dal secondo giorno tutto sarà come prima. Marco Pannella è già stato in carcere nel ´75 per aver fumato lo spinello. Tre settimane mi feci e chiesi la libertà provvisoria solo quando Pertini e Fanfani si impegnarono formalmente a depenalizzare quella stupida norma». Adesso è diverso? «Il carcere per Pannella non è come il carcere per Craxi. Io proposi a Bettino di andarci di corsa in cella: se vai cambia tutto, tra sette mesi ci sono le elezioni europee... un modo per tirarti fuori lo troveremo. Se invece scegli l´esilio sei fottuto. Così gli dissi. E infatti ho avuto ragione io. Lui avrebbe avuto vicino le televisioni, che io non avrò mai». Lei teme che nemmeno il carcere dia clamore alla battaglia per la liberalizzazione delle droghe? «Ne sono certo. Ma chi, all´infuori di radio radicale, ne parla? Questo provvedimento è di settimane fa e lei mi intervista oggi. Siete sbadati, e lo siete su tutto quello che facciamo. Le iniziative a Mosca per i Ceceni, a Seul, il congresso a Tirana... Per avere i cinque minuti da Maurizio Costanzo a Buona Domenica dovetti bere il piscio e garantirgli che avrebbe telefonato Ciampi e che io, forse, avrei sospeso lo sciopero della sete bevendo un bicchiere d´acqua. Praticamente mi sono comprato quello spazio: a quelle condizioni sono stato ospitato». Quando rientra in Italia? «Non lo so, sto a Bruxelles dove la nostra organizzazione è infinitamente meglio attrezzata che a Roma». Se torna... «So già, e devo decidere». Forse le ritoccherebbe Regina Coeli. «Ci ho abitato per quasi un mese». Come si stava? «Magnificamente. Mi avevano messo nell´ala della mala romana, di quella del Testaccio. "A´ Marcoooo", un chiasso terribile. Rispondevo: "A raga´, che casino. Qui se deve dormì».


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