Survey On Recall of Elected Transnational Radical Party Officials

Recalls, initiatives and referendums are aspects of direct democracy. Recalls do not require accusations of illegal acts – they can be used if an official is considered to be incompetent. However, when they have been used, voter turn out has been small. In Michigan in 1984, a tax increase was overturned by the use of a recall election removing some of the officials who voted for that tax increase. Recall elections, along with initiatives and referendums, are seen as part of the democratic process. The Secretary General and The Treasurer of the TRP are @ fight on a variety of issues. Now who do you recall?

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  • Bonino Boys Lombardia
  • Sondaggio Capezzone Text of a letter by Marco Pannella Marco Pannella @ Europarl

    to the members of the transnational radical party and radicali italiani, posted by matteo mecacci www.radicali.it forum:

    matteo mecacci (16 February 2003 22:39) Roma, 16 febbraio 2003

    Alle iscritte e iscritti del Partito Radicale Transnazionale e a Radicali Italiani.

    Care e cari,

    vorrei ricordare (anche a me stesso; e non è un modo di dire ma qualcosa di puntuale) la nostra situazione, densa, straboccante d'impegno, e anche di impegni:

    A) campagna per il disarmo e la democrazia in Iraq; con urgenza di rilancio e di valorizzazione degli straordinari risultati già fin qui acquisiti.

    B) azione diretta nonviolenta, con sciopero della fame di Daniele, Rita e Sergio per portare a conclusione legislativa l'impantanato problema dell'indulto; su questo è urgentissimo ristabilire il contatto con gli operatori del diritto e le vittime di un sistema penitenziario la cui riforma deve partire con il raggiungimento di questo obiettivo;

    C) dopo il successo della recente riunione a Merida, mentre è iniziato uno stressante e importantissimo periplo in America Latina, di Marco Cappato e Marco Perduca, per la rilanciata L.I.A. (Lega Internazionale Antiproibizionista) e per la P.A.A. (Parlamentari per l'Azione Antibroibizionista), nel tentativo di mobilitare forze politiche nel mondo intero per chiedere a marzo una profonda riforma delle Convenzioni Internazionali - ONU in tema di "guerra alla droga";

    D) Olivier ha dovuto precipitarsi in Cambogia dove Sam Rainsy, leader dell'omonimo partito Democratico di opposizione ha dovuto rifugiarsi nell'ambasciata Americana, dopo che come abbiamo documentato, oltre 300 militanti di quel partito sono stati assassinati nell'ultimo semestre dalle forze governative (post)polpottiste. La deputata Saumura Tioulong, numero 2 del partito, è nostra iscritta, Olivier ne ha accompagnato il rientro e in queste ore vi daremo ulteriori informazioni. SEMPRE SUL FRONTE VIETNAMITA dobbiamo provvedere d'urgenza perché si stanno arrestando e stanno "scomparendo" militanti Degar-Montangnard che avevano di già raccolto oltre 20,000 nomi e i Dati Anagrafici che dichiaravano la loro volontà di iscriversi al nostro partito. Il Vietnam ha chiesto, nelle scorse settimane, processo e condanna del PRT, per le denunce di Kok Ksor e del PRT stesso sulle persecuzioni sempre più gravi, anche in relazione delle libertà religiose, dei buddhisti, dei cristiani.

    E) Sul fronte ceceno, dopo l'assassinio di Antonio Russo e il fallito tentativo di linciaggio del PRT all'ONU, è difficilissimo tanto quanto necessario il compito di difendere letteralmente la vita oltre che l'immagine, vitalmente importante, dei nostri amici e compagni Ceceni che rischiano il massacro per interesse congiunto della politica di Putin e dei combattenti fondamentalisti.

    Potrei continuare a lungo, ma è necessario rispettare anche il vostro tempo e impegni. Ma vorrei portarvi a conoscenza di due documenti che DOCUMENTANO quanto le difficoltà di questa nostra straordinaria lotta, del silenzio che apparentemente produciamo, rimbalzino, si trasferiscano nella nostra vita interna (e, senza peccare d'intimismo, aggiungo interiore per ciascuna e ciascuno di noi). Vi accludo quindi un lettera ricevuta per conoscenza dal Segretario del PRT, Olivier Dupuis il 9 febbraio e un'altra indirizzatami oggi stesso dal Segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone.

    Ciò faccio come il più opportuno e ritengo fors'anche doveroso atto di grande fiducia in tutti noi, oltre che di comprensione piena delle difficoltà che, da posizioni e responsabilità ben diverse, devono riuscire ad affrontare e superare Olivier e Daniele, noi tutti "dirigenti", e voi tutti, senza i quali nessuno potrebbe aver solamente immaginato di veder giungere il nostro partito, la nostra area al grado di importanza oggettiva, di drammatica attualità, di felice esistenza e consistenza di radicali. Un caro saluto, ripetendo quanto mi animi e sostenga la fiducia in voi e vostra.

    Marco

    P.S. Nell'elenco delle attività in corso ne ho omessa una: Emma, che è tornata stamani a Il Cairo e che da sola comporterebbe molto spazio per evocarne i concreti ed incalzanti impegni, la mole (della qualità siam tutti facilmente giudici) di responsabilità che si assume e dalle quali ci solleva. Nei prossimi giorni probabilmente, lo constateremo direttamente e quotidianamente tutti.

    Olivier Dupuis @ Europarl

    Da Olivier Dupuis

    Per Danilo Quinto E p.c. Sergio Stanzani, Marco Pannella, Emma Bonino, Marco Cappato, Maurizio Turco, Gianfranco Dell'Alba e Benedetto Della Vedova

    Bruxelles, 9 Febbraio 2003 Caro Danilo,

    Danilo Quinto @ radicalparty.org

    Mi è molto dispiaciuto di aver dovuto costatare che sei tornato, a meno di tre mesi dal congresso, alla linea da te seguita per sei anni, quella dei "veti", dei "blocchi" o come dirsi voglia.

    Visto che non credo che un tale ritorno al passato sarebbe positivo per il partito nonché per te e per me, vorrei tentare di capire e di evidenziare dietro a questo tuo atteggiamento la realtà di una situazione complessiva che non mi sembra si stia sviluppando molto positivamente.

    Contrariamente a quanto da te affermato nella riunione di venerdì scorso, non hai "bloccato" la decisione di dare l'avvio alla collaborazione con il nostro iscritto ceceno residente in Ingucezia. Dopo la breve riunione telefonica alla quale partecipava anche Sergio e nella quale hai fatto presente alcuni timori tuoi e di Marco rispetto alla sicurezza del ragazzo, abbiamo deciso di postporre la decisione a dopo una ulteriore conversazione con Nikolaj.

    Per quanto riguarda l'altro "blocco" che hai deciso, senza neanche avvertirmi, quello dell'invio del Transfax, lo ritengo estremamente grave. Come ben ricorderai la soluzione che avevamo ritenuto per quanto riguarda la gestione dell'indirizzario (o degli ex indirizzari) era una soluzione fondata da una parte sulla convergenza dell'insieme degli indirizzari su un supporto tecnico unico e dall'altra su una doppia gestione di questo indirizzario: la parte italiana essendo gestita da Rom, quelle "non italiana" da Bruxelles sotto la mia diretta supervisione, essendo inteso, evidentemente, che per ovvi criteri di omogeneità la definizione dei codici veniva fatta di comune accordo tra "Roma" e "Bruxelles".

    Per iniziare questo lavoro per il quale paghiamo lo sconto di un enorme ritardo accumulato - di cui risentiamo drammaticamente gli effetti nella campagna Irak -avevamo concordato che Alberto sarebbe stato affiancato da una persona specialmente incaricata di provvedere alla ricerca e all'inserimento di nuovi indirizzi e indirizzari. Avevamo anche individuato in Angelica la persona che potrebbe svolgere questo ruolo.

    Ma questi due episodi sono significativi soprattutto in quanto mettono alla luce una situazione complessiva "interna" del partito che paga sempre più il prezzo di una lenta ma ormai avanzata deriva del partito, delle sue regole, del suo funzionamento. La logica del "divide et impera" è stata a tale punto sviluppata che ci sono ormai all'interno dell'area radicale almeno una decina di centri decisionali, le cui "competenze" spesso - se non sempre - si accavallano tra di loro. I soggetti economici si sono via via staccati dal partito per essere ricondotti ad alcune persone. Il progetto di "fondazione" o di "trust" come luogo di gestione complessiva in quanto partito è stato dimenticato. Tutto questo ti potrà apparire come un approccio meramente formalistico. Sono convinto del contrario. Credo che a maggior ragione in un partito come il nostro, a leadership carismatica, una tale situazione favorisce la progressiva confusione tra leadership politica e leadership di potere, con effetti negativi della seconda sulla prima.

    Questa situazione finisce anche per avere effetti sul lato "esterno" del partito, sulle sue posizioni politiche. La gestione della questione "Irak" ne fornisce un buon esempio. Pur di non affrontare la questione del tipo di campagna che volevamo tentare di condurre, sono state esasperate questioni tecniche-operative (che, evidentemente, come sempre, esistevano). Col risultato di aver sviluppato una campagna tutta "italiana" che non ha favorito - anche se non era sicuramente cosa semplice -, il successo transnazionale della stessa. A nessuno sfuge evidentemente che il prossimo scontro elettorale avrà luogo in Italia. Anche da questo punto di vista non so se questo giustifichi la poca generosità dimostrata nei confronti di Adriano Sofri in particolare che aveva, tra i primi, messo la questione Saddam - e quindi la questione democrazia - al centro della questione Irak.

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    UNA PREDICA INUTILE (E NON SONO NEANCHE EINAUDI.)

    RoboCap @ Radicali.It

    Caro Marco,

    che io non sia di buon umore è una cattiva notizia per me, e quindi non importa molto; ma quel che accade al nostro movimento importa, invece, e può essere una cattiva notizia per tutti.

    Credo di comprendere la tensione che ti muove: per un verso il timore di un generale adattamento da parte dei radicali alla "normalità liberticida" che li avvolge, e per altro verso il tentativo costante di individuare uno "scatto", un "salto" possibile. E credo di aver compreso quanto tu abbia visto in Irak libero" una carta da giocare in questa direzione.

    Il fatto è che, secondo me, giocandola come hai scelto di farlo (e, più in generale, "giocando" come stai accettando di "giocare" e che si "giochi"), stai maciullando quello che ti circonda. Nulla di grave, per carità: mi è già capitato di dirti che, sempre ammesso che ti si addica la parte dell' "elefante", non vedo intorno la "cristalleria", e quindi non c'è da stare a strapparsi le vesti e i capelli per questo genere di "cocci". Però., c'è un però che mi piacerebbe tu valutassi.

    Dopo le elezioni del 2001 (evento in occasione del quale, come a volte ti capita, hai fatto una gran partita pur avendo in mano poco più di due "scartine"), ci si è a lungo interrogati su cosa fosse opportuni fare, e se, in particolare, la "normalità liberticida" di cui dicevo rendesse possibile o no il proseguirsi dell'esistenza organizzata di radicali, specie in Italia. In tanti (io fra questi) esprimemmo dubbi, e, anche, il timore di far nascere qualcosa che avesse insieme il doppio vizio di esser "piccolo" ma comunque tale da imbrigliare, intralciare il cammino dell'unico patrimonio consistente a disposizione: e cioè "Pannella".

    Invece, anche e soprattutto su tua indicazione, ci si mosse in modo diverso: tentando un rilancio del PRT (con relativo rientro nei binari dello Statuto), e decidendo la costituzione di un soggetto politico italiano. Cosa sia accaduto e accada sul primo fronte è questione che non giudico, come anche, per diverse ragioni, quanto è avvenuto e avviene sul lato italiano. Sta di fatto che, essendo oggi la cosiddetta area radicale "ricca" (e mi limito ai soggetti "maggiori") sei o sette presidenti, cinque segretari, cinque tesorieri, una quindicina di membri di direzioni varie più annesi e connessi, tutto questo, con le relative articolazioni statutarie, è, per lo più virgola assolutamente estraneo ai piccoli e grandi momenti decisionali della nostra vita quotidiana. Non era così, fino a poco fa, forse solo per Radicali Italiani, ma gli ultimi eventi mi inducono a una visione poco ottimistica, per così dire.

    Se a questo aggiungo il tuo sostanziale avallo in tutti questi mesi (accompagnato, certo, da tue critiche, polemiche, contestazioni, ma pur sempre di avallo si è trattato, nei fatti) nei confronti dei comportamenti, diciamo così, più "audaci" in termini di vita "leale e legale" - cioè statutaria - di partito e per altro verso la tua accettazione della "regola aurea" per cui ciascuno ritiene di muoversi e mobilitarsi, qui dentro, solo sulle questioni che lo vedono direttamente e personalmente coinvolto (come ti accennavo, con l'eccezione di Maurizio, fatico a trovare negli ultimi sei mesi, un solo deputato europeo che abbia assunto una sola iniziativa alle attività italiane, e anche questa è cosa che non sembra sorprendere nessuno), se considero tutto questo -dicevo- il quadro si fa un tantino cupo

    Per mesi, specie a seguito di "Ginevra", hai provato a valorizzare tutto e tutti, spesso -ai miei occhi- descrivendo le cose non come erano, ma come avresti desiderato che fossero, per spingerle in quella direzione, componendo un "presepe radicale" armoniosamente, graziosamente e vivacemente popolato da madonne, bambinelli, pastorelli, buoi ed asini (scusa la vanità, ma ho voluto la vanità, ma ho voluto mettermici anch'io). E son sicuro che domenica sera, insieme a Massimo ti sentirò "rifare il giro", dagli Appennini alle Ande, passando per il Cairo (dove Emma sarà sicuramente "scatenata", come ci spiegherai).

    Ecco, tanto per praticare anch'io lo sport dei consigli non richiesti, mi permetto di proporti, non appena le urgenze te lo consentiranno, un attimo di sosta, di riflessione e di decisione. Serve tutto questo (i due soggetti, la pletora di presidenti, segretari, tesorieri, ecc. ecc.)? Serve tutta la zavorra (nella quale -beninteso- sono comprese anche la mia presenza e queste "lamentele")? Serve se, da una parte, quando vuoi fare "una cosa grossa" tu, devi constatare che la "mobilitazione" non c'è, mentre, dall'altra, tu stesso tendi a stare alla larga (o ad accettare che altri ne stiano) dalle iniziative che via via si mettono in piedi? Servono dei corpicini politici rachitici, ma sufficienti a starti fra le palle sia per quello che fanno sia per quello che non fanno o non sono capaci di fare?

    Mi auguro che troveremo il tempo di fare meglio queste domande, e anche di immaginare qualche risposta convincente. Ma il problema c'è, e non è -credo, spero- una questione di malumore.

    Ciao, un abbraccio Daniele