I "radicali", sempre "boni", quelli d'una volta; oggi, invece, invariabilmente, delle chiaviche. E ieri? Quelli che dicono questo oggi, non dicevano la stessa cosa, ieri, dei "radicali di ieri"? Gaetano Dentamaro, ispirato dal solito buon Coscarella (se casomai costui non avesse altri meriti, riconosciamogli almeno quello d'ispirare il nostro Bittertooth a dare buone prove della sua penna) risponde su
www.radicali.it nel thread
Laudatores temporis acti.... Per chi non conosce il
latinorum, buona la traduzione/interpretazione dello stesso Bittertooth: "Vecchio scarpone, quanto tempo è passato"...
Nostalgìa , (composto del greco nòstos, 'ritorno' e 'algìa', propriamente 'dolore per il ritorno') -- Desiderio ardente e doloroso di persone, cose, luoghi a cui si vorrebbe tornare, di situazioni già trascorse che si vorrebbero rivivere, e sim. .
Caro Alfonso,
vedi, vent'anni fa, giustappunto, nel mio piccolo decidevo che alla chiamata alle armi avrei risposto "Signornò", convinto com'ero, allora, che sullo "sterminio per fame, per sete, per malattia e per guerra", sarebbe stato impossibile costruire una società (un po') più giusta, (un po') più umana, nonviolenta . Che non ci sarebbe stata "sicurezza" possibile, per il nostro paese, per l'Europa e per il mondo; che la minaccia, per il nostro paese, per l'Europa e per il mondo, non veniva dalle armi sovietiche, ma dal fatto che il processo decisionale che avrebbe potuto, eventualmente, portare ad usarle, non sarebbe stato un processo democratico . Eccetera, eccetera.
Acqua ne è passata sotto i ponti. Per un cinquantamilionesimo, personalmente, credo d'aver contribuito, allora, a difendere con efficacia il mio paese, me stesso e miei cari, la mia "patria", da quelle minacce che nessuno vedeva, a cui nessuno voleva pensare, se non Pannella, Cicciomessere, Dupuis e la Bonino, i radicali. Con quell'affermazione di coscienza di cui gli altri milioni d'italiani non ebbero il diritto d'essere informati. Anche se, a ripensarci bene, forse sono stato ancora più efficace, e nella stessa direzione, in un'altra cosa: nel convincere il mio amico e fratello V., recluta come me in quegli anni, a fare il pazzo e il malato in caserma, per farsi dare "l'articolo", altrimenti -- ne eravamo entrambi consapevoli -- la leva l'avrebbe spezzato e, forse, ucciso.
Oggi, prima di onorare il pranzo pasquale (tra le altre cose, stappando un Chianti del 1956 e un Barolo del 1965; il secondo meglio del primo) ho per un istante acceso la TV, per sentire, dal TG di Rete4, l'inviata scandire le seguenti parole: "in Iraq, il fatto che gli Sciiti stiano occupando le posizioni di potere fa temere per il futuro delle famiglie cattoliche".
Perciò, per tutto questo, per il "portato" della mia storia, io non ho, oggi, "nostalgie". "Dolore per il ritorno", ma, osservava Maria Teresa Di Lascia -- guarda caso, ne parlavamo proprio vent'anni fa -- nostalgia come dolore "freddo" (algìa, dal greco, dolore, ha la stessa radice). Vent'anni fa: per "3 milioni / di vite da salvare / è questa / la pace / da conquistare", "con la fame contro la fame", con la "denutrizione", con l'impegno quotidiano nel "partito del preambolo", con il ritornello per cui il compagno Dupuis era odiato dagli antimilitaristi francesi, belgi ed europei (il suo "s'inscrire, s'inscrire, s'inscrire": iscriversi, iscriversi, iscriversi, divenuto proverbiale). Non ho "nostalgia"; ho -- per il passato -- la coscienza a posto.
E il dolore che provo oggi non è "freddo", Alfonso. E' caldo e brucia, è un'opera non finita, è di oggi e di domani. E' andare alla scuola a prendere mio figlio con la felpa di Pannella ("per la Grande Napoli, Io Voto Marco", 1995), visto che due mamme e un papà portano quella "contro l'abolizione dell'art.18". E' sventolare dal mio balcone la bandiera del Tibet (più ancora che quella USA o UK) di fronte a quelle arcobaleno. E' il dolore per le famiglie cattoliche dell'Iraq che devono temere la presa del potere da parte degli Sciiti. E' dolore per le famiglie sciite, i cui bambini saranno educati alla religione dell'odio, invece che a quella della libertà .
Certo: ancora quattro anni e, per raggiunti limiti d'età , nessuno potrà più chiamarmi alla guerra. Ma fino ad allora (dopo si vedrà , quel che c'è ancora da fare, e come farlo; se ci arrivo), fare lo scemo per non andarci non è la mia strada. Di fronte a queste "nostalgie", posso dirti solo, passati una mano sulla coscienza e l'altra sul portafoglio. 06-68.97.91, chiama, chiama subito, iscrizione o aumento quota: vedrai, è l'unico centralino di partito aperto anche a Pasqua (e a Ferragosto, a Natale e a S.Silvestro). E intanto che addenti la pastiera, dillo anche al suocero, alla cognata e a tuo fratello, alla zia e ai cugini. Se puoi, se vuoi.
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ps. Per Senatore. Cicciolina fu candidata nel 1987. "Fate l'amore non fate la guerra", diceva lei. Io la votai. Fare l'amore è bellissimo. Dio non ti punisce per questo, anzi, se ne compiace. Vai tranquillo.