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A cura di Gaetano Dentamaro e Alessandro di
Soragna
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 | Disinnescare la bomba
demografica.
L'anomalia "Politiche demografiche" |
" Il più efficace metodo
anticoncenzionale è il raggiungimento di uno standard minimo di vita ".
Ervin Laszlo, Quinto Rapporto al Club di Roma
Secondo le stime dell'apposito Fondo delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale può
crescere fino a 8,9 miliardi entro il 2050. E' la stima media; potremmo arrivare, nella
peggiore delle ipotesi, a 11 miliardi, nella migliore a 7,3. La differenza tra le due
stime, 3, 4 miliardi, equivale all'intera popolazione mondiale nel 1966.
Nel 1999, eravamo 6 miliardi, con un incremento annuo di 78 milioni di unità.
Il tasso di crescita è in calo: oggi è dell'1,33%. Se la previsione mediana si rivelerà
quella esatta, l'incremento annuale passerà a 64 milioni entro il 2020-2025, e scenderà
drasticamente a 33 milioni all'anno entro il 2045-2050 (fonte:UNFPA, THE STATE OF WORLD POPULATION 1999, website).

Nel "Rapporto 1999 sullo Stato della Popolazione Mondiale" si evidenzia come il
rallentamento della crescita demografica non è un caso, un fenomeno automatico né
obbligatorio. La crescita potrebbe riprendere la corsa spaventosa del passato.
È un bel problema, tutto politico, sociale, culturale, religioso. Se l'umanità si dà
come obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone, di assicurare a tutti e
a ciascuno sicurezza alimentare, sanità, ecc; se insomma non si accetta più come valida
la logica della "guerra sola igiene del mondo", dello sterminio per fame e per
malattia, allora il surplus demografico diventa un problema: ci saranno più bocche da
sfamare, più bambini e bambine che, diventando grandi, a loro volta produrranno altre
bocche ecc..
Ma il problema, stranamente, non sta lì.
Lo sviluppo è la miglior
pillola
"I paesi in via di sviluppo stanno ormai acquistando coscienza delle grandi
difficoltà causate dal loro rapido aumento della popolazione. Con il raddoppio di
quest'ultima, si triplica la loro forza lavoro, e se lo sviluppo non si metterà al passo
con l'ingresso sul mercato del lavoro di questo alto numero di giovani, le masse sempre
più numerose di disoccupati e di gente in condizioni di vita disagiate creeranno problemi
insolubili non solo per quegli stessi paesi, ma per la comunità mondiale in generale.
Si deve tuttavia aver fiducia nella capacità della gente di rispondere adeguatamente ai
problemi una volta che è arrivata a vederne l'esistenza. La maggior parte delle
popolazioni del mondo in via di sviluppo, nonostante le loro tradizioni culturali in
genere incoraggino la formazione di grandi famiglie, mostra una volontà sorprendente di
far uso dei metodi di pianificazione familiare. Chi è riuscito a districarsi dalla
schiavitù di una miseria assoluta non vuole ritornare indietro, mantenendo una famiglia
numerosa. Lo sviluppo è la miglior pillola, come va ripetendo chi perora la causa dei
paesi in via di sviluppo. Ma la pillola deve venir integrata dall'istruzione e dalla
creazione di programmi illuminati per la pianificazione familiare.
E' degno di nota il fatto che la fecondità tende ad abbassarsi quando il reddito medio
pro-capite di una popolazione raggiunge l'equivalente di circa 1000 dollari all'anno
(1978), cifra che tuttavia non presenta alcuna caratteristica magica: nei paesi con un
sistema previdenziale altamente sviluppato (per lo più i paesi socialisti) il tasso di
fecondità scende assai prima del raggiungimento di questo livello di reddito. La garanzia
di uno standard minimo di vita sembra essere la migliore pillola del mondo, tuttavia
un'approccio equilibrato al problema demografico deve includere l'istruzione e
l'occupazione oltre alla sicurezza del cibo e della casa. Gli elementi fondamentali sono:
un modello appropriato di sviluppo, la garanzia di un livello minimo di esistenza e almeno
la minima forma indispensabile di istruzione. Da questi elementi di base può conseguire
un progresso nell'occupazione, associato a un progresso della condizione sanitaria e al
raggiungimento di livelli più elevati di qualificazione professionale. Una popolazione
meglio nutrita, più istruita, e con una miglior situazione occupazionale fruisce di un
maggior senso di sicurezza e desidera famiglie di dimensioni più ridotte: se si
metteranno a disposizione sistemi per il controllo delle nascite, nasceranno meno
bambini" (Ervin Laszlo, Quinto Rapporto al Club di Roma, 1977, p.176).
E adesso, le cattive notizie:
"L'aiuto internazionale allo sviluppo è crollato da circa 61 miliardi di dollari nel
1992 a 48 miliardi di dollari nel 1997. I programmi di assistenza demografica assorbono
più fondi che nel passato (dall' 1,3% al 3,1%) ma si tratta di una fetta più grossa di
una torta più piccola, comunque largamente inferiore. (...) Per il futuro, la sicurezza
alimentare sarà un fattore critico. Per esempio, nutrire adeguatamente una popolazione di
8,9 miliardi richiederebbe quasi il doppio delle calorie consumate oggi. L'accesso alle
risorse idriche sarebbe parimenti problematico.
Sin dal 1987, quando si raggiunsero i 5 miliardi, è divenuto evidente che modelli di
consumo sbilanciati e spreconi, insieme con l'aumento della popolazione, hanno
profondamente influenzato il clima globale. Nel 1992, la Conferenza delle Nazioni Unite su
Ambiente e Sviluppo ha riconosciuto che fattori demografici, livelli di reddito,
tecnologie produttive e modelli di consumo sono tutti fattori che influenzano le
prospettive ambientali. Il riscaldamento graduale dell'atmosfera della Terra è un fatto:
resta ancora da capire quali ne saranno gli effetti. Cambiamenti su larga scala del clima
globale sono possibili in tempi anche molto rapidi, se le tendenze negative cominciano a
rinforzarsi reciprocamente". (fonte:UNFPA,
THE STATE OF WORLD POPULATION 1999, website).
Un'insufficiente comprensione
del problema
Tralasciamo in questa sede di approfondire la questione se gli aiuti ai paesi in via di
sviluppo, così come sono attualmente concepiti e realizzati, siano un bene o piuttosto un
male.
Ci sembra però che la diminuzione degli aiuti stessi sia un chiaro sintomo
dell'insufficiente comprensione del problema da parte del cittadino e dei suoi
rappresentanti. Ecco un'altra "anomalia". Che richiederà un cambiamento della
visione del mondo. Che sarà una "rivoluzione di paradigma"...
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