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A cura di Gaetano Dentamaro e Alessandro di Soragna Indice
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Buongiorno a tutti. Scriviamo queste righe dal fronte di una guerra che non viene più dichiarata, ma proseguita... Di questa guerra siamo soldati, non più che un fante e un caporale; non possiamo non esserlo, anche se ne faremmo volentieri a meno. Non possiamo arrenderci: anzi, vogliamo andare all'attacco, estendere il perimetro della nostra difesa, della sopravvivenza nostra, dei nostri fratelli, sorelle, figli e nipoti, della specie homo sapiens - se è concessa l'espressione (a Roma si direbbe: "Sapiens? Ma de che?"). Drôle de guerre! Semplice dire per cosa combattiamo, difficile sapere contro chi o contro cosa si combatte... o forse no: combattiamo contro l'astuzia dell'Homo Abilis che approfitta dell'ignoranza della Homo Insipiens... Per risolvere i problemi mondiali, "occorre un governo mondiale, che vagli tutte le idee con spirito libero e democratico". Correva l'anno 1968: il "Rapporto" commissionato dall'Accademia Sovietica delle Scienze all'illustre fisico Andrej Sacharov giungeva a questa semplice conclusione. Naturalmente il governo sovietico si regolò di conseguenza... "Se gli uomini e le donne, se le genti sapranno, se saranno informate, noi non dubitiamo che il futuro possa essere diverso da quello che incombe e sembra segnato per ciascuno di noi; ma solo in questo caso". Siamo nel 1981 e 54 Premi Nobel (sarebbero poi, negli anni, divenuti 108 e più, la quasi totalità dei Premi Nobel viventi) si appellavano con queste parole "ai poteri che ci hanno voluto così onorare, con il riconoscimento del quale siamo stati insigniti" affinché si scongiurasse l'Olocausto per fame, per sete, per guerra, per malattia, lo sterminio di milioni di persone, anno dopo anno. Fino a quando dovremo sopportare che i "rapporti globali" degli scienziati diventino muffa negli archivi delle Organizzazioni internazionali? Fino a quando sopporteremo questa situazione, che Marco Pannella ha definito "il divorzio tra scienza e potere"? Sacharov, e i suoi colleghi di oggi e di ieri, certo dispongono di conoscenze e informazioni incomparabili con quelle di cui dispone il cittadino medio. Ma oggi l'informazione non è alla portata di tutti? Non viviamo immersi nel mondo dell'informazione? Dov'è la vita che abbiamo perso vivendo?
Molte, apparentemente troppe, cose debbono cambiare perché questa guerra possa essere
vinta. I filosofi della scienza direbbero che è necessaria una "rivoluzione di
paradigma": l'umanità deve operare una trasformazione radicale della sua visione e
comprensione del mondo in cui vive. Questo è accaduto quando ci si è resi conto che la
terra non era piatta e non era al centro dell'Universo. E' accaduto di nuovo con
l'affermarsi delle teorie evoluzioniste darwiniane. Quando una "visione del
mondo" impone di accettare troppe "eccezioni", si evolve fino al punto in
cui è necessario rifondarla completamente: ecco la "rivoluzione".
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