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A cura di Gaetano Dentamaro e Alessandro di Soragna

Indice

Premessa

Una Poesia di Ingeborg Bachmann

Libertà di pensiero, ricerca scientifica, diritto.
L'anomalia "VITAMINA C"

La strage degli inoocenti: Vitamine vs Medicine

Biogenetica, biotecnologie.
L'anomalia "Clonazione"

Homo Abilis vs Homo Insipiens.
L'anomalia "Proibizionismo sulle droghe"

Disinnescare la Bomba Demografica.
L'anomalia "Politiche demografiche"

Comunicazione e democrazia.
L'anomalia "Internet"

Una proposta radicale per le prossime elezioni in Italia.
L'anomalia "Pacchetto Immigrazione"

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la rivoluzione tecnologica sarà anche una rivoluzione dei modelli di interrelazione personale, sociale, politica?

le considerazioni di Pannella sul forum radicali.it si attagliano pari pari a buona parte dei gruppi di discussione internet (news groups) scrivere il pezzo su comunicazione sulla scia non vogliamo che internet sia solo un guardarsi l'ombelico insomma internet a che serve ? a quali condizioni la rivoluzione tecnologica sarà anche una rivoluzione dei modelli di interrelazione personale, sociale, politica?

Come la Cina può contrastare Internet

(di James C. Luh; Int. Herald Tribune, 5 agosto 2000)

Mentre il Senato americano procrastina il voto sulla normalizzazione del commercio con la Cina, a causa dell'aiuto nucleare cinese al Pakistan, i senatori potrebbero riflettere su un altro aspetto della questione: il fatto, parecchio dubbio, che la moderna tecnologia possa costringere la Cina a liberalizzare il proprio sistema politico. La Cina sta espandendo il suo commercio con l'Occidente, spinge l'acceleratore sull'uso dei computer e di Internet, e, si pensa, un fiume inarrestabile di idee farà fiorire la riforma politica. Ha detto il Presidente Clinton, "Sarà impossibile mantenere una società politicamente ed economicamente chiusa". Sarà davvero così?

Il governo cinese non cercherà di zittire tutte le voci dissidenti sul web, ma poiché la comunicazione Internet si basa sul fatto che ogni persona o computer connesso ha un suo proprio indirizzo, unico e rintracciabile, le autorità possono trovare molti modi per localizzare gli utenti e punire le attività che non gli aggradano. Negli USA, dove la libertà politica è un diritto sacrosanto e agli individui è garantito un giusto processo sulla base della legge, c'è già un acceso dibattito riguardo allo scontro tra le libertà civili dei cittadini e le innovazioni che le aziende hanno introdotto per la protezione della loro sicurezza o dei loro profitti. Immaginate le implicazioni per uno stato autoritario.

La Cina sta già monitorando quello che passa sulla Rete e identificando la provenienza dei messaggi. chiedete a Huang Qi, se ci riuscite: è stato arrestato lo scorso 3 giugno, per aver operato un sito sulle violazioni dei diritti umani. Oppure, chiedete a Lin Hai, in carcere per aver inviato 30.000 indirizzi e-mail ad un servizio di informazioni (...).

La navigazione su Internet appare anonima, in realtà ogni utente lascia delle impronte chiare (...). Gli esperti cinesi dispongono già di tutti gli strumenti e delle tecniche necessarie per questa ricerca.

Poi ci sono le tecnologie per filtrare e bloccare i contenuti. (...)

Il governo cinese ha già bloccato l'accesso a siti come il Washington Post o Amnesty International, ma i censori hanno avuto difficoltà a seguire il rapido sviluppo della Rete (...), per questo l'approccio adottato più di recente è lo stesso gia sperimentato ad esempio da servizi come AmericaOnLine-School Service: bloccare l'accesso a tutti i servizi Internet che non siano sulla lista precompilata dei siti approvati.

Anche le tendenze economiche all'interno della Cina potrebbero finire col limitare il potere di Internet come forza di liberalizzazione. Molti analisiti ritengono che molti cinesi finiranno con il collegarsi alla rete non già attraverso personal computer, come fanno la maggior parte degli americani, ma attraverso telefoni cellulari o computer palmari, generalmente privi di tastiera: sarà facile acquistare beni e servizi, o ricevere messaggi dal governo, molto più difficile spedire un'e-mail o opinioni su un sito web. (...)

Internet non sarà libero in Cina finché altre influenze non forzeranno il paese a rimuovere la più insidiosa barriera contro il libero commercio: la messa al bando di tutte quelle idee che minano il potere del partito comunista.

"I Libertari non governano più la Rete"

(di Sebastian Mallaby; Int. Herald Tribune, 17 settembre 2000)

Nel mondo, lo scontro tra le ideologie sembra talvolta diverso dal passato. Ma nel ciberspazio, si sta facendo invece più violento. I programmatori solitari, pionieri della Rete, stanno sperimentando l'aggressione dei manager in giacca e cravatta, dei ficcanaso e di milioni di persone ordinarie, vere patate con il mouse, che guardano ad Internet come ad una nuova specie di TV. Risultato: il libertarismo che aveva dominato la ciberpolitica è sotto assalto da ogni lato.

Un decennio fa, i libertari credevano che il loro trionfo fosse inevitabile. La Rete dava potere all'individuo. Chiunque poteva disseminare le proprie opinioni senza aver bisogno di editori o distributori. Ogni umile militante poteva scaricare dalla rete pacchi di dati per dibattere ad armi pari con i burocrati dell'amministrazione. Peter Huber, il famoso ciberprofeta, proclamò l'inversione delle profezie di George Orwell: la tecnologia non avrebbe dato più potere an Grande Fratello, anzi lo avrebbe sovvertito.

E' un argomento sottilmente dominato da una visione marxista. I cambiamenti nella tecnologia della produzione finiranno inevitabilmente per determinare cambiamenti nella sovrastruttura ideologica. Le comuni digitali supereranno i confini nazionali, lo stato si ritirerà, l'architettura di Internet si evolverà in modo non gerarchico, e nessuno possiederà la Rete.

Al contrario: i programmatori produrranno e condivideranno in rete il codice secondo regole molto vicine all'adagio marxista: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Ma al giorno d'oggi niente di tutto questo sembra inevitabile. (...).

La storia della scoperta del software Carnivore, in mano all'FBI, riguarda il Grande Governo che spia in rete i suoi ignari cittadini. Tutto il rumore che si fa ap proposito di dot.com riguarda gli imprenditori che stanno trasformando Internet in un grosso centro commerciale. La fusione AOL/TimeWarner riguarda una megacibercorporation che vuole possedere i cavi sui quali passerà l'Internet futura. La causa contro Microsoft vede di fronte il Grande Governo e la Grande Industria. In tutti questi casi, il libertarismo è irrilevante.

Il caso di Napster sembra un'eccezione (...). Come ha detto il boss di Napster in un'audizione davanti al Congresso, il sito di Napster è "un ritorno all'approccio originale di Internet, la condivisione dell'informazione". (...) In un certo senso, le multinazionali della musica che fanno pagare 15 dollari per un CD hanno ragione: 20 milioni di appassionati piratano felicemente la musica grazie a Napster. E anche se il sito sarà chiuso per sentenza, ne spunteranno fuori degli altri.

Ma la vittoria del libertarismo è incompleta. Nessuno dubita che la società abbia bisogno del diritto alla proprietà intellettuale come di una spinta verso la creatività. E la stessa Napster è fortemente gelosa del proprio copyright sul software stesso.

Il problema principale del ciberspazio è che sta diventando affollato. La gente può organizzarsi attraverso le regole del consenso informale finché vive in villaggi. Ma quando si sposta verso le città, ha bisogno di poliziotti e di avvocati. Oggi che una famiglia americana su due dispone della connessione alla Rete e che l'uso di Internet si fa esponenziale nel mondo, le dimensioni della rete sono più che metropolitane. C'è folla, commercio e inevitabile conflitto.

Quando Internet era piccolo, nessuno si occupava del fatto che potesse essere usato per violare la proprietà intellettuale. Adesso che è enorme, un'esercito di legali dell'industria dell'entertainment si è messo sul piede di guerra. (...).

Naturalmente, i libertari non hanno mollato, e nel paesaggio metropolitano della Rete ci sono ancora comunità virtuali a scala di villaggio. Il movimento dell'Open Software, che sviluppa programmi cooperativamente e li distribuisce gratuitamente, pensa che nel ciberspazio, degli hackers disperati potranno trionfare sui centri di potere urbano: riusciranno a penetrare nei siti criptati delle multinazionali, a distruggere l'ordine autoritario con i virus anarchici, a confondere i programmi spia come Carnivore. Forse. Ma è certo che i Grandi Poteri sono ugualmente determinati ad impedirglielo.

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La Cina reagisce al vento freddo sulla Rete

http://www.wired.com/news/politics/0,1283,39223,00.html

La Cina ha scelto il giorno della Festa Nazionale, l'inizio di una settimana di festeggiamenti, per rendere nota al nuova legge su Internet. Secondo un provider Internet, questa legge è "una ventata fredda". "Perché hanno scelto di tornare ai tempi bui?" si è chiesto un imprenditore di Hong Kong, impegnato nella ristrutturazione finanziaria di due sue imprese internet in Cina.

La notizia non è stata una sorpresa per le grandi compagnie, che già sapaveno che il nuovo Codice di regolamentazione di Internet avrebbe limitato l'arrivo di capitali esteri e messo al bando contenuti politici in rete. Essenzialmente, gli operatori erano preparati al peggio ed quello che si è verificato. (...) "Meglio prima che dopo" ha commentato Danny Levinson, CEO (amm.del.) di Xianzai.com (...).

Il codice rende i siti web responsabili della messa bando di varie categorie di contenuti, dalla pornografia al gioco d'azzardo fino a tutte le opinioni politiche che il Partito Comunista ritiene pericolose. I siti web devono censurare e denunciare i contenuti illegali, e registrare e conservare per 60 giorni tutto quello che viene pubblicato sui loro siti, comprese le opinioni espresse nelle chat rooms, e rendere disponibili i loro archivi alle richieste della Polizia.

Inoltre per aprire siti web, le aziende devono chiedere una licenza di esercizio, e possono essere chiuse se deviano da quanto approvato o non applicano la censura sui contenuti. Ma ancora prima che la legge fosse approvata e pubblicata dalla Xinhua (Agenzia giornalistica), siti come la CNN o il Washington Post erano inaccessibili.

(...) Sono previste pene fino a 1 milione di Yen (US$125.000).

Il governo cinese ha dichiarato che lo scopo della nuova legge è impedire la diffusione di messaggi che mettono in pericolo la sicurezza nazionale, mettere al bando informazioni che "divulgano segreti di Stato", "sovvertono lo Stato" o facilitano la "distruzione dell'unità nazionale". La legge censura ogni informazione che "offenda la reputazione" della Cina, metta in questione gli sforzi di riunificazione con Taiwan, o "difenda culti o superstizioni feudali" - espressione spesso usata per perseguire i membri del Falun Gong e altri gruppi religiosi.

Mettendo a carico degli operatori l'identificazione e la denuncia di questi contenuti, la Cina ha creato un potente mezzo per tracciare i dissidenti e una giustificazione legale per la chiusura di molte imprese.(...) Analisti stimano il numero degli utenti internet a 20 milioni, numero destinato ad aumentare a 120 milioni entro i prossimi 3 anni.

(...)


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